Gli antropologi
- Autore: Ayşegül Savaş
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Feltrinelli
- Anno di pubblicazione: 2025
Gli antropologi di Ayşegül Savaş (Feltrinelli Gramma, 2025, trad. di Gioia Guerzoni ) è un romanzo che lavora per sottrazione, affidandosi a una lingua misurata e a una struttura apparentemente semplice per indagare una delle condizioni più emblematiche della contemporaneità: lo sradicamento come stato permanente, non come eccezione.
Protagonista una giovane coppia biculturale che vive in un paese “terzo”, che non appartiene a nessuno dei due e al quale nessuno dei due appartiene. Non c’è una collocazione geografica precisa, cosa che rende il genius loci a-spaziale e simbolico: un non-luogo dalle caratteristiche universali dove l’assenza di radici proprie si trasforma in stile di vita, costringendo i protagonisti a guardare il mondo — e se stessi — con distacco, quasi con un occhio clinico, con la curiosità di uno studioso della diversità umana. I due giovani, come due antropologi per caso, si fanno osservatori più che partecipanti della propria vita, incapaci di un’adesione piena alla realtà che li circonda. La loro esistenza è un continuo esercizio di interpretazione, mai di immersione.
Il loro legame appare fondato sull’incontro fra due anime che condividono una frattura originaria: lo sradicamento, che diviene Ombra in termini junghiani — fatta di spaesamento, nostalgia e senso di inadeguatezza. La relazione nasce dal riconoscimento reciproco di questa ferita. Si scelgono perché inconsciamente si rispecchiano, perché ciascuno vede nell’altro la prova vivente di non essere solo nella propria dislocazione.
Il loro è un rapporto in apparenza poco profondo: mancano grandi slanci emotivi, conflitti esplosivi, progetti comuni. Eppure restano insieme e diventano l’uno per l’altro un’ancora di salvezza necessaria. In un mondo in cui tutto è provvisorio — il lavoro, la lingua, le relazioni sociali — la coppia funziona come un fragile ma tenace punto di riferimento. Non colma il vuoto, ma lo rende abitabile. Insieme creano uno spazio originale in cui la comunicazione si basa su una lingua – e un linguaggio – unico, tutto loro, lontano dalle rispettive radici, che forma un terreno comune su cui si muovono i loro sentimenti. È qui che la coppia costruisce una nuova modalità di stare insieme e di amarsi, navigando su acque senza orizzonti e prive di porti sicuri.
Il rapporto con le rispettive tradizioni è segnato dalla stessa ambivalenza. Le culture di origine non sono rifugi consolatori, bensì presenze intermittenti, che riaffiorano sotto forma di gesti, ricordi, valori familiari. Non vengono mai idealizzate: sono cariche di affetto ma anche di aspettative, di norme implicite, di un’idea di continuità che i protagonisti non riescono più a incarnare pienamente. La distanza geografica si traduce in una distanza simbolica: le tradizioni diventano materiali da osservare, analizzare, talvolta custodire, raramente da vivere senza mediazione. In questo quadro, le famiglie di origine rappresentano un sistema di valori che continua a esercitare una pressione silenziosa. Non c’è uno scontro generazionale esplicito, quanto piuttosto una dissonanza: i protagonisti non rifiutano ciò da cui provengono, ma non riescono nemmeno a trasmetterlo, a farlo evolvere. È una fedeltà sospesa, talvolta un tradimento.
Figura centrale e luminosa è quella della nonna, capostipite e riferimento affettivo, che incarna la cura come pratica quotidiana e come principio simbolico delle radici. La nonna osserva, interpreta e accudisce secondo una griglia di valori saldi di una tradizione che risulta impossibile abbracciare una volta che le radici si sono tanto allungate da non trasmettere più un sentimento di sicurezza, ma solo un dolore nostalgico. La nonna è la memoria storica familiare di un mondo in cui l’identità è qualcosa di omogeneo, definito e riconoscibile.
Gli antropologi è dunque un romanzo sulla fragilità dei legami nell’epoca globale, ma anche sulla loro necessità. Ayşegül Savaş racconta una generazione che ha imparato a guardarsi vivere, ma non sempre a vivere davvero. E lo fa con una scrittura sobria, trattenuta, che rispecchia perfettamente l’oggetto della sua indagine: l’osservazione dell’essere umano.
Gli antropologi
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