Tra le tracce della tipologia C2 proposte durante la prima prova della Maturità 2026 particolare attenzione è stata riservata ad un brano tratto da Alzarsi all’alba dello scrittore Mario Calabresi. La scelta si inserisce in una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni: proporre i testi di natura contemporanea capaci di dialogare direttamente con l’esperienza degli studenti e con la realtà attuale privilegiando una scrittura di taglio riflessivo e narrativo. Scopriamo nel dettaglio l’autore, l’opera e il brano proposto.
Chi è Mario Calabresi
Mario Calabresi, nato a Milano nel 1970, è un grande giornalista e scrittore italiano. Il padre, il commissario di polizia Luigi Calabresi, fu assassinato nel 1972 a Milano nel clima degli Anni di piombo, una fase segnata da forze funzioni politica e terrorismo interno. Così, sin dai primi anni di vita Mario è legato a una delle porzioni di storia più triste del nostro paese, che lo segnerà profondamente come uomo e scrittore.
Dopo gli studi liceali si iscrive inizialmente presso la facoltà di Giurisprudenza per poi decidere di studiare storia presso l’Università Statale di Milano, senza tuttavia conseguire la laurea. In seguito, intraprende il percorso di formazione giornalistica presso l’Istituto Carlo De Martino iniziando così la sua carriera professionale nel giornalismo nel 1997. Inizialmente lavora all’ANSA come cronista parlamentare e poi per Repubblica nella redazione politica.
L’incarico di maggiore importanza lo ottiene presso La Stampa, dove segue da inviato eventi internazionali di grandi rilievo, tra cui l’attentato dell’11 settembre 2001 e le elezioni presidenziali statunitensi del 2008.
Accanto all’attività giornalistica Calabresi si dedica anche alla scrittura narrativa. Tra i suoi libri segnaliamo Spingendo la notte più in là, un libro dedicato al tema del terrorismo e alle sue vittime.
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Alzarsi all’alba: il libro di Mario Calabresi alla Maturità 2026
Nel 2025 pubblica Alzarsi all’alba, da cui è stato scelto un brano come traccia per l’esame di Stato 2026. In realtà, si tratta di una raccolta di biografie e storie di venti personaggi reali, tra celebrità e persone comuni, che, nonostante le evidenti diversità, sono accomunate dal dover affrontare quelle difficoltà che possono sopraggiungere nel percorso di vita di ognuno.
Il filo conduttore dell’intera opera è l’idea che ogni esperienza sia segnata dalla fatica, che non viene interpretata in maniera negativa da Calabresi, ma come la capacità di reagire alle prove personali superando gli ostacoli.
Solamente affrontando la fatica, il dolore e le proprie paure è possibile cambiare davvero, non solo per noi stessi, ma soprattutto per l’amore verso gli altri.
Sono venti storie che propongono esempi di resilienza, crescita e trasformazione in un ottica di reale ottimismo, dando un messaggio di speranza per i giorni odierni. In questo senso, i fallimenti, i timori e le angosce inevitabili nei percorsi di vita di ognuno non devono essere motivo di scoraggiamento, anzi: costituiscono i presupposti migliori per la crescita personale.
Il brano di Calabresi per la Maturità 2026
Il brano proposto per la tipologia C2 dell’esame di Stato del 2026 offre una riflessione molto attuale sul significato di fatica nella società contemporanea, mettendo in evidenza il cambiamento profondo nella sua percezione culturale e sociale.
Con lei (si riferisce alla nonna) ho parlato molto di come il Novecento fosse stato il secolo della liberazione da fatiche antiche e terribili… Restava però un’idea diversa della fatica, intesa come dedizione, costanza, pazienza, tenacia. La convinzione che non ci sono scorciatoie e che, se ci sono, sono un inganno. Poi, negli anni, ho visto la fatica passare di moda. I genitori augurarsi che i figli ne fossero liberati o vaccinati, come qualcosa da evitare, da rifuggire ogni volta che fosse possibile. Ho visto la parola «fatica» assumere un significato solo negativo e scomparire dal vocabolario quotidiano. Tanto da chiedermi se ci sia mai stato davvero un tempo in cui era interpretata in modo positivo […]
Si è fatta strada l’idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare fatica. Non è mai stato chiaro come fosse possibile, ma l’illusione ha preso piede ed è stata abbondantemente coltivata.
Nonostante questa utopia, molta gente che non può permettersi di affrancarsi continua a viverla, la fatica. Ad alzarsi all’alba, a fare lavori ripetitivi e sfinenti, a non avere orari, a prendersi cura di un pezzo di mondo senza sosta.
Silenziosamente, pensando di stare dalla parte sbagliata della storia. Non solo affaticati, ma anche incompresi.
Se nel Novecento (ma anche prima, se si pensa al detto “Il lavoro nobilita l’uomo”), la fatica era spesso associata a valori positivi come dedizione, costanza e crescita nel proprio percorso di vita, oggi viene interpretata quasi esclusivamente in modo negativo, come qualcosa che bisogna evitare. A questo proposito, si inserisce in questo cambio di rotta il dibattito, oggi sempre più sentito e centrale, tra il "vivere per lavorare" e il "lavorare per vivere", con un forte ripensamento delle priorità e del peso del lavoro nella vita quotidiana. Calabresi, infatti, si sofferma su come questa trasformazione valoriale abbia alimentato progressivamente l’idea del successo senza sforzo e soprattutto immediato. Chiaramente questa convinzione è fuorviante: la realtà concreta è ben diversa. Infatti, il percorso di vita di moltissime persone è segnato da difficoltà, che necessitano di essere superate con fatica e impegno.
L’idea di Calabresi trova un esempio assai immediato se si pensa all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che ormai ha modificato il modo di studiare e di lavorare, diventando per molti un supporto essenziale. La problematicità di questo avanzamento tecnologico sta nel fatto che risultati e obiettivi vengono perseguiti non solo nel minor tempo possibile, ma anche risparmiando quella fatica che normalmente dovrebbe essere impiegata. In accordo con Calabresi, infatti, Gianni Rodari aveva previsto la pericolosità del raggiungimento degli obiettivi con il minimo sforzo.
Inoltre, tutto questo annulla la bellezza e le specificità del percorso personale di ognuno, reso unico e prezioso anche dagli ostacoli e dalle difficoltà che lo hanno segnato. In questo modo il rischio è proprio quello di perdere il senso del proprio viaggio, rinunciando alla crescita personale.
Recensione del libro
Alzarsi all’alba
di Mario Calabresi
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Esame di Maturità 2026: Mario Calabresi tra le tracce della prima prova di italiano
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