Tra i temi e argomenti che più spesso compaiono nelle liste delle più recenti tototracce della prima prova dell’esame di maturità, troviamo sicuramente i limiti e rischi nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ormai sfruttata anche dalle persone comuni in svariati campi della vita quotidiana, compresi il mondo del lavoro e della scuola.
Per gli studenti che volessero approfondire l’argomento a partire da riferimenti letterari, suggeriamo uno spunto di riflessione con la lettura e analisi del racconto La macchina per fare i compiti di Gianni Rodari, una delle fiabe più attuali e lungimiranti nel descrivere gli svantaggi e i potenziali pericoli del progresso tecnologico e, in particolare, di strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale.
Il racconto, pubblicato inizialmente sulla rivista per ragazzi Il Pioniere nel 1967, appare semplice e chiaro, ma si rivela straordinariamente profetico. Al suo interno, Rodari precorre di decenni le problematiche e i dilemmi etici legati all’avvento dell’intelligenza artificiale, mettendo in guardia contro il pericolo più grande: quello di spegnere il proprio cervello e perdere la capacità di un pensiero critico.
La macchina per fare i compiti: testo del racconto
Un giorno bussa alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo, vi dico, alto poco più di due fiammiferi.
Ha in spalla una borsa più grande di lui.
- Ho qui delle macchine da vendere, - dice.
- Fate vedere - dice il babbo.
- Ecco, questa è una macchina per fare i compiti. Si schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia. La macchina fa tutto da sola in un minuto.
- Compramela, babbo! - dico io.
- Va bene, quanto volete?
- Non voglio denari - dice l’omino.
- Ma non lavorerete mica per pigliare caldo!
- No, ma in cambio della macchina non voglio denari. Voglio il cervello del vostro bambino
- Ma siete matto? - esclama il babbo.
- State a sentire, signore – dice l’omino, sorridendo. - Se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello?
- Comprami la macchina. Babbo! Imploro.
- Che cosa ne faccio del cervello?
Il babbo mi guarda un poco e poi dice:
- Va bene, prendete il suo cervello.
L’omino mi prende il cervello e se lo mette in una borsetta. Com’ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi metto a volare per la stanza e rischio di volare giù dalla finestra.
- Bisognerà tenerlo in gabbia, adesso - spiega l’ometto.
- Ma perché? - domandò il babbo.
- Non ha più cervello, ecco perché. Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame!
Il babbo mi rinchiude in una gabbia, come un canarino.
La gabbia è piccola, stretta, non mi posso muovere.
Le stecche mi stringono, mi stringono tanto che… alla fine mi sveglio spaventato. Meno male che è stato solo un sogno!
Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti.
La macchina per fare i compiti: contesto e analisi del racconto
Negli anni tra il 1949 e il 1969 il pedagogista e scrittore premiato Gianni Rodari pubblica una serie di fiabe per bambini, uscite inizialmente su alcune riviste come La domenica dei piccoli, Il Pioniere e il Corriere dei Piccoli. Nel 1987 vengono riunite, per opera del gruppo editoriale Editori Riuniti, in un’unica raccolta intitolata Fiabe lunghe un sorriso. La raccolta ottiene un grandissimo successo non solo tra gli educatori ma anche tra i piccoli lettori, tanto da essere riportata alle stampe, in un secondo momento, da Einaudi Ragazzi, che inserisce l’opera in un’edizione curata, elegante e dotata di una nuova vivacità grazie alle illustrazioni della celebre disegnatrice parigina Sophie Fatus.
I racconti sono caratterizzati dalla presenza di personaggi bizzarri e surreali, che contribuiscono a conferire quella classica sfumatura comica e burlesca tipica del mondo visionario di Rodari. L’atmosfera delle sue fiabe, infatti, è intrisa di un certo surrealismo che tende a superare di molto i classici schemi del genere fiabesco-novellistico, riuscendo sempre perfettamente a narrare la contemporaneità, che, molto spesso, viene criticata dal brillante pedagogista italiano.
Nel racconto La macchina per fare i compiti appare evidente la geniale l’intuizione di Rodari: bisogna prestare ben attenzione quando la tecnologia entra a far parte della dimensione dell’istruzione e dell’apprendimento. Letta nei giorni moderni, la fiaba sembra scagliarsi proprio contro l’intelligenza artificiale, che sta gradualmente divenendo l’alleato più fidato tra gli studenti di tutte le età. Chiaramente si tratta di un processo parzialmente naturale, che, tuttavia, non dev’essere sottovalutato: già alla fine degli anni Sessanta, Rodari è ben consapevole dei rischi che può comportare il pedissequo utilizzo degli ausili tecnologici nello studio. La sua visione, che trapela in maniera diretta e leggera grazie alla vena comica tipica dell’autore, è lungimirante: l’abuso della tecnologia, e oggi dell’intelligenza artificiale, può portare ad una notevole svogliatezza nell’utilizzo del proprio cervello e delle proprie capacità intellettive, in particolar modo tra i più giovani. Il ragionamento di Rodari, però, compie un passo successivo e ben più profondo, introducendo un discorso legato alla libertà personale e di pensiero, che sono resi possibili solamente grazie alla cura e allo sviluppo del pensiero umano, svincolato da macchine ausiliari che potrebbero sostituirlo.
Nonostante la sua semplicità e la sua leggerezza, questo racconto appare come una guida preziosa per riuscire a muoversi con consapevolezza nella complessità odierna, in cui non necessariamente si deve ripudiare il progresso, bensì è necessario imparare a camminare al passo con esso senza essere dipendenti o assuefatti dalla tecnologia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La macchina per fare i compiti”: la lezione avvertimento di Gianni Rodari che aveva previsto l’intelligenza artificiale
E c’è di più. Il concetto della gabbia espresso da Rodari è ancora più potente: senza cervello, senza la possibilità di ragionare e di capire, senza l’autonomia della conoscenza, si rimane schiavi e imprigionati.
Racconto gradevolissimo, inquietante e rassicurante insieme.