I ricordi di un giovane ufficiale di complemento dell’Esercito, sconfitto a Rodi dai Tedeschi, inviato a Lero dai Britannici, finito prigioniero del Reich anche su quell’isola del Mediterraneo orientale. Giuseppe Corrado Teatini, umbro di Passignano sul Trasimeno, classe 1922, è l’autore di un volume, Diario dell’Egeo Rodi-Lero agosto-novembre 1943, in ristampa anastatica per i tipi Mursia (marzo 2025, 260 pagine), nella collana “Testimonianze tra cronaca e storia 1940-1945 seconda guerra mondiale”, dopo le edizioni del 1990 e 2016, a mia notizia.
Un testo basato sui ricordi, annotati con diligenza e prodigiosa lucidità mnemonica e arricchito da una sezione centrale di 32 pagine di rare fotografie in bianconero, più cartine e schizzi in appendice, compresi documenti custoditi dall’Ufficio storico della Marina Militare riprodotti in appendice. Sono quegli atti a definire il quadro storico di riferimento, perché il testo di Teatini è prodigo di fatti minuti, di punti di vista e di osservazione non generali, ma parziali e particolari, per quanto comunque interessanti.
Sono pagine di una Seconda Guerra Mondiale italiana nel Mediterraneo poco conosciuta, nota per sommi capi a pochi appassionati della materia, a parte gli storici e gli studiosi. Teatini, studente d’ingegneria e ufficiale di complemento in artiglieria nei Balcani e poi nell’Egeo, decorato di Croce al valor militare, è stato testimone di una vera tragedia militare nel Dodecanneso, ignorata, trascurata, indistinta nel generico tracollo delle Forze Armate regie dopo l’armistizio con gli Alleati criminalmente gestito dal re e da Badoglio, riparati a Brindisi. Subì la prigionia in campi di concentramento tedeschi tra Polonia e Germania. Venne liberato solo nel settembre del 1945.
Dall’8 settembre 1943, le isole egee a sovranità italiana dalla guerra del 1911 contro la Turchia, Rodi e Lero, furono teatro di eventi drammatici. La prima, sede del comando italiano, vide una resistenza incerta alle iniziative germaniche. 34mila nostri militari, al comando dell’ammiraglio Inigo Campioni, vennero colti impreparati. Il generale tedesco Kleemann pretese la libera circolazione delle sue truppe sull’isola e il controllo degli aeroporti. Dopo un contrasto scollegato e incerto, un accordo sancì la resa delle forze italiane. Lero era presidiata solo da 8mila tra avieri, marinai e fanti della Divisione Regina, ma la resistenza qui fu più determinata, sostenuta anche da un contingente britannico. Indebolita da un lungo bombardamento aereo tedesco il 26 settembre, seguito da sbarchi il 12 novembre, si concluse con la vittoria nazista il 16 novembre, ma viene ricordata come un esempio di valore e determinazione, nonostante la sconfitta. Il comandante della piazzaforte, ammiraglio Luigi Mascherpa, venne condannato a morte da un tribunale fascista dopo un processo sommario e fucilato, insieme a Campioni. Riposano entrambi sotto la grande croce centrale del Sacrario ai caduti oltremare di Bari.
Tanti i passaggi del diario di Teatini che meriterebbero una citazione, sarebbe riduttivo scegliere uno o l’altro, è interessante piuttosto segnalare i due contributi preliminari, a titolo di prefazioni-presentazioni.
Il primo è a firma del comandante del Gruppo contraereo Centro a Lero, capitano d’artiglieria Augusto Gorisi, che sosteneva di avere accettato di presentare questo libro, pieno “di nobili sentimenti ed elevate virtù militari”, non solo su richiesta di uno dei suoi più coraggiosi ufficiali del 1943, ma per ricordare il sacrificio di marinai, soldati e avieri al comando dell’amm. Mascherpa, contro il feroce assalto nazista.
Quando il sottotenente Corrado Teatini si presentò al mio comando insieme al tenente Augusto Bertoni, ambedue accorsi da Alessandria d’Egitto i primi di novembre di quel tragico anno, non potei fare a meno di esclamare: ’Benedetti figlioli, che cosa siete venuti a fare?’
Privi di rinforzi, di armi, munizioni e copertura aerea, negata dagli USA - per “incredibile riottosità a nuove strategie necessitate” dagli eventi del 25 luglio e ancor più dell’8 settembre -, gli Italiani vennero inesorabilmente sopraffatti e con loro i soldati inglesi, intervenuti in appoggio con buone brigate di fanteria.
Affermo con orgoglio che la medaglia d’argento conferitami sul campo è la decorazione al valor militare meritata da tutti i miei uomini, ufficiali, sottufficiali e comuni, perché a Monte Meraviglia, come presso le altre, gloriose batterie, tutti combattemmo oltre ogni possibilità una delle più dure battaglie dell’ultimo conflitto, la prima della nuova Italia.
Il secondo è la prefazione dello stesso autore, dopo quasi mezzo secolo dagli avvenimenti, redatta in un nuovo soggiorno (turistico) con la moglie a Platanos, ai piedi di Monte Meraviglia. Nell’occasione, un greco sulla cinquantina aveva offerto una consumazione in un bar, spinto dal “troppo grosso debito di gratitudine verso gli italiani”.
A dire del nostalgico ellenico, erano stati tempi d’oro quelli passati sotto l’Italia. C’era lavoro per tutti nelle officine dell’Arsenale e del porto. Paghe buone, si stava bene. Nell’apprendere che “l’italiano” era già stato sull’isola, quando il sole era oscurato dagli Stukas, a due passi, su Monte Meraviglia, aveva fatto cenno ai passanti e i più attempati si erano avvicinati per stringere la mano a Teatini con calore, affermando d’essere stati ragazzi, all’epoca. Uno di loro ogni domenica si recava in batteria, la 127esima, dove riceveva una gavetta di rancio. Sostenevano che i tedeschi hanno pagato cara la vittoria, più di cinquecento aerei persi. Troppi, un’esagerazione? Ancora le reti restavano impigliate nei relitti. Per un ex “occupante”, è stata la più grande ricompensa constatare quanto erano stimati e rimpianti dagli anziani di quella popolazione greca.
- Autore: Giuseppe Corrado Teatini
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788842569060
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Diario dall’Egeo. Rodi-Lero. Agosto-novembre 1943
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