- Autore: Giampiero Frasca
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Edizioni Lindau
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788867082407
Easy Rider è un oggetto cinematografico strano e confluente - discusso/indiscusso, politico/a-politico -; collocato all’abbrivio del biker movie, il road movie e il documentario anti-sistema. Diretto e interpretato da Dennis Hopper nel 1969, è epitome di un’America che brucia dentro e fuori dai confini. Brucia del napalm dispensato con deprecabile dovizia a latitudini vietnamite, brucia di un Grande Sogno al crepuscolo. Illividito dalla coscienza sporca di una nazione che dietro il paravento delle opportunità per tutti, nasconde le cancrene di un disagio sociale stratificato. Contestualizza con efficacia Giampiero Frasca alle pagine 8 e 9 del suo saggio Dennis Hopper. Easy Rider (Lindau, 2014, terza edizione 2026):
Easy Reader utilizza il viaggio non come momento di ricerca dell’essenza americana (Wyatt e Billy non cercano niente, come Kerouac si muovono e basta) ma come incontro con le sue varie mentalità, differenti culture, elevate contraddizioni, dandone un’immagine certamente non completa ma sintomatica del pensiero del periodo. Non è un momento semplice e tranquillo per gli Stati Uniti, poco tempo prima, nel suo libro The Other America, Michael Harrington con documenti alla mano provava che quasi 50 milioni di persone pativano la fame all’interno di un sistema che ostentava e propagandava il suo benessere, l’omicidio di Kennedy nel 1963 e quello di Malcom X due anni dopo erano il segnale evidente di una stortura insista nelle stesse istituzioni e l’inequivocabile fine di un idealismo a cui la guerra nel Vietnam dava il colpo di grazia.
Easy Rider è dunque coagulo evidente di questo clima: il viaggio in moto da Los Angeles alla Louisiana di Wyatt e Billy - cowboy senza pistole, a bordo di una strana moto, invece che a cavallo - agevola sottotraccia un’alternativa ontologica a quella vigente in USA e nel resto del mondo americanizzato. Errabondi in cerca di nulla che non siano ebbrezza e libertà, Wyatt e Billy sono espressione ideale della tardo cultura hippie, due cellule impazzite della società dei consumi, fricchettoni difformi dagli status quo; per il loro modo vestire, andarsene in giro, concepire la vita, mal visti dalla gente comune malgrado non cerchino guai, tutt’altro: Wyatt e Billy intendono soltanto andare per la loro strada senza creare danni a nessuno. Proprio l’alterità ontologica, emblematizzata dai reiterati incontri che si susseguono nel film, rileva lo iato intercorrente fra due differenti accezioni dello stare al mondo: da un lato l’accettazione pedissequa dello stato delle cose; dall’altro il rifiuto della coattazione, coincidente con la difesa di scelte e libertà individuali. In quest’ultimo caso, nella consapevolezza dei prezzi - sociali, esistenziali - da pagare (il sottotitolo italiano del film recita, non a caso, “Libertà e paura”). Sulla scorta dei suoi significati (a)politici, Easy Rider si impone dunque come espressione del dissenso sessantottino, manifesto libertario, antitesi agli stigmi e ai doveri imposti dalla società medio-borghese.
Ancora Giampiero Frasca, a pagina 13 del suo saggio:
Curiosità, voci, dicerie, riferimenti che nel corso degli anni non hanno fatto altro che accrescere il mito di un film, che, al di là del suo effettivo valore, ha indubbiamente segnato un’epoca, rimanendo indelebilmente impresso nel costume non solo degli Stati Uniti ma di una porzione cospicua dell’intero globo. Perché all’interno di una certa ontologia leggendaria, ci sono film che contano assai di più del loro reale valore. Easy Rider è uno di questi. Eppure era nato da un semplice viaggio, iniziato a Los Angeles lucidando un paio di choppers e conclusosi oltre i vili spari intolleranti redneks, trascendendo la pura orizzontalità del percorso per ascendere direttamente alla cultura e alla mente di un’intera società.
Per la gioventù ribelle degli anni Settanta, il messaggio insito alla parabola amarognola del film di Hopper assurge a diktat (non imposto) per passaparola; raccomandabile anche agli sguardi e alle menti meno contaminate dal vigente pensiero uniforme.
In altre parole: per quanto imperfetto, Easy Rider si impone anche oggi come portatore potenziale di un’utopia (hippy) che proprio in quanto consapevole di fallimento, si carica di valenze disalienanti e salvifiche. Nel senso meno dottrinale e ampio che vi riesce di immaginare. Il saggio monografico di Giampiero Frasca, giunto alla sua terza edizione, non lascia nulla di intentato, e per strada. La sua analisi diegetica smonta e ricompatta il film sequenza per sequenza, contenuti sottesi e palesi, teoria e prassi, storia e contro-storia, di una pellicola, pur nelle imperfezioni, imprescindibile.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Dennis Hopper. Easy Rider
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