A settembre 2025 David Herbert Lawrence compirebbe 140 anni: pochi sono quelli vissuti, considerata la sua scomparsa prematura, molti dei quali trascorsi nella nostra penisola. Il più italiano degli inglesi sceglie il Bel Paese per il suo esilio letterario: la Liguria, la Sardegna, Firenze e poi l’amata Taormina, dove soggiorna dal 1920 al 1922. Con la compagna Frieda cerca un clima caldo per la sua salute malferma. Trova tranquillità e ispirazione. In Sicilia, forse il luogo più amato, avviene l’incontro letterario con un altro scrittore.
Di Giovanni Verga dirà:
L’unico italiano che susciti il mio interesse.
Spinto dall’ammirazione, Lawrence diventa traduttore e sponsor della diffusione in Inghilterra dei romanzi del padre del verismo.
La villa in contrada Fontana Vecchia e gli scritti italiani
A Taormina, lui e Frieda evitano i grandi alberghi e le location affollate da connazionali e intellettuali. Scelgono una villa in contrada Fontana Vecchia. La casa è ancora là in tutto il suo fascino con giardini e stanze d’epoca perfettamente conservati e ancora dedicati all’ospitalità.
Oggi come allora vale la dichiarazione d’amore dello scrittore:
Mi piace questo luogo più di qualunque altro.
E ancora:
A Taormina, il mare è una grande presenza, cui ritorni, come a una madre.
La residenza ha belle camere, una cucina comoda, il grande giardino esposto a est, la pace e il silenzio. Una bellezza che commuove, tanto da ispirare il poeta venuto da lontano: Lawrence scrive molto. Nascono qui La ragazza perduta (Elliot edizioni, 2014, tradotto da Carlo Izzo) e le cronache del viaggio in Sardegna intitolate Mare e Sardegna (Ilisso edizioni, 2012), come il racconto Sun (Sole, edito nella raccolta Sotto il sole d’Italia da Elliot, 2014). E poi ci sono le letture e le traduzioni.
Recensione del libro
Sotto il sole d’Italia
di David Herbert Lawrence
Il fascino di Verga e le traduzioni in inglese
Ai contemporanei preferisce scrittori locali. Quello con Giovanni Verga è un incontro solo virtuale, visto che il padre del verismo è vissuto dal 1840 al 1922. Lawrence se ne innamora. Arriva perfino a regalare i suoi libri, inviandoli in Inghilterra. In una lettera racconta.
Una volta che si entra nel suo stile che, almeno per me, è abbastanza difficile, è molto interessante… Ve ne manderò qualche libro, se vi fa piacere.
Ed è una vera e propria promozione, editoriale e letteraria. Dell’italiano ammira la capacità di descrivere “con un’accuratezza fuori dal comune la gente di Sicilia”. “La prosa ricca, dinamica, colorita”. E il fascino magico che esercita su di lui.
Così ne raccomanda la lettura come farebbe qualunque blogger odierno. Ma intuisce che non basta. La lingua, che è la forza espressiva di Verga, rappresenta una barriera difficile da superare per chi non ha padronanza dell’italiano. Così a un certo punto, tra l’estate e l’autunno siciliani, decide che bisogna fare di più. Lui che ha già scritto L’amante di Lady Chatterley, si fa traduttore. Ed è la persona giusta.
Il suo gusto letterario, la conoscenza dell’italiano ne fanno il candidato perfetto per cogliere sfumature e trasmettere fedelmente l’originale. Arriva anche ad apprendere il dialetto locale, per assicurarsi una comprensione completa. Prima è il Mastro Don Gesualdo, la cui prima edizione britannica è del 1925. Poi le Novelle Rusticane, reintitolate Little Novels of Sicily. In una sintonia inaspettata eppure assoluta di cui solo i grandi intellettuali sono capaci, dà prova di generosità e altruismo.
Studi successivi decretano l’alta qualità del suo lavoro, e secondo la critica le sue traduzioni restano le migliori esistenti. Merito di Taormina, del silenzio della villa e del mare a sud d’Europa, dove, dice lui:
Ci si rende conto, in qualche modo, di come le nostre origini non fossero europee, ma della Grecia asiatica - con una sfumatura di fenicio.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: D.H. Lawrence traduttore di Giovanni Verga
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