Cagliostro. Il maestro sconosciuto
- Autore: Pier Carpi
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
Si intitola Cagliostro, il maestro sconosciuto il libro di Pier Carpi, pubblicato dalle Edizioni mediterranee (Roma, 1997). L’intento è specificato dallo stesso autore:
desidero presentare Cagliostro qual è, nella sua realtà non soltanto storica, ma anche leggendaria e soprattutto popolare. […] La storia che racconto, dunque, è la storia di un mito, ben radicato nella realtà, ma quasi senza dimensioni.
Per la ricostruzione dei fatti e dei personaggi, minuziosamente presentati, Pier Carpi si avvale del Compendio di mons. Barberi. Egli non è un mero espositore, quando lo ritiene opportuno con toni ironici e sempre garbati ne rileva le incongruenze. Le critiche appaiono vigorose e precise e sono così coinvolgenti che verrebbe la voglia di riportarle. Non gli sfuggono le favole malvage architettate dagli inquisitori e a esse contrappone i suoi punti di vista che sono di denuncia, nonché le sue belle favole che sono visioni e sogni riferiti alla rigenerazione dell’uomo. Pier Carpi ha il gusto della narrazione, che l’accosta agli scrittori del realismo magico, e si muove tra il saggio e il racconto dialogato, avendo compreso che la storia del cagliottrismo è il romanzo di un “nomade” che ha attraversato l’Europa per riorganizzare la Massoneria con il suo rito egiziano.
Cagliostro è l’uomo dei prodigi; è colui che afferma di non essere Balsamo; è il guaritore che cura anche con i toccamenti e rifiuta il denaro come compenso. Anche se la generosità gli causò molti danni e nemici, è rimasto il donatore di se stesso come il pellicano che squarcia il suo petto per nutrire i suoi piccoli. La scrittura di Pier Carpi che fa luce su due vite parallele, diverse tra loro. Egli afferma:
Il collegamento tra il lazzarone palermitano Giuseppe Balsamo e il conte di Cagliostro è opera del libellista Morande – che Mirabeau definì “il più immondo verme che strisci sulla terra – e fu strumentalmente attuato in Inghilterra in occasione del secondo soggiorno di Cagliostro.
Le qualità del mago e del profeta si scorgono nel seguente episodio divenuto popolare e riportato nel capitolo 5, intitolato “Giuseppe Balsamo e il conte di Cagliostro”. Ecco una sintesi: Maria Antonietta, in viaggio dall’Austria per raggiungere il delfino a Parigi, chiese ospitalità a nobili decaduti che abitavano in un castello, dove Cagliostro aveva fissato la sua residenza. I padroni di casa, appresa la notizia, rimasero imbarazzati: la loro povertà non consentiva un’adeguata accoglienza. Per tranquillizzarli, il suo intervento prodigioso fu quello di tramutare in argento il loro vasellame. Tutto questo fa capire il clima di mistero e di meraviglioso in cui il Gran Cofto si trovò ad agire. A Maria Antonietta, che volle conoscere il suo futuro, predisse la morte: la sua testa sarebbe rotolata sul selciato.
Il conte è presentato misurato nell’abbigliamento e nel cibo, nonché lettore del futuro con bambine, chiamate colombe dall’animo candido, che per il suo tramite scrutano l’acqua d’una caraffa in cui appaiono visioni. Cagliostro, sottolinea Pier Carpi, era stato il coniatore del motto Liberté-Egalité-Fraternité e il firmatario della “tavola dei tre maestri” che aveva lo scopo di salvaguardare i valori dell’iniziazione, dell’esoterismo e della conoscenza. Fu redatta a Parigi assieme a due maestri del valore del conte di San Germain e del filosofo occulto, Louis-Claude de Saint-Martin:
si erano incontrati nel laboratorio alchemico del “maestro sconosciuto”. Sui significati di questo testo si discute da molti anni e le sue interpretazioni sono diverse. Si tratta comunque di un documento che porta a un ritorno della Tradizione da parte dei massimi possessori della “conoscenza” sul “piano sottile”.
Pier Carpi lo trascrive; leggendolo, potrebbe dirsi un manifesto esoterico “che si pone sulla scia della Tavola di smeraldo di Hermes Trimegistus”. Vi si parla di luce e di libertà nell’ambito della costruzione del Tempio:
Il Tempio è stato distrutto, perché immortale. Non aveva tetto, oggi non ha pareti. Ed è lo stesso della tavola del sole.
Per tutto questo Cagliostro doveva essere colpito dall’Inquisizione; con la condanna a morte era la Massoneria a essere colpita e le idee liberali che da essa nascevano:
Una condanna per lui, ma diretta anche contro la massoneria, della quale veniva eletto come uno degli alfieri, e diretta anche contro le nuove idee rivoluzionarie che venivano dalla Francia.
Belle le pagine in cui l’amicizia con il cardinale Rohan dà luogo a conversazioni sull’alchimia; Cagliostro, da esperto, così ne chiariva la vera essenza:
L’alchimista, con gli strumenti dell’arte, dice di voler trasformare il piombo in oro. Ma in realtà segue una disciplina iniziatica per trasformare l’uomo profano nell’uomo iniziato e, attraverso la morte mistica, giunge alla ristrutturazione dell’uomo primitivo o, più propriamente edenico.
Il discorso cade sulla Massoneria e Pier Carpi ne offre alcune conoscenze, evidenziando la sua nascita storica datata 1717 con la formazione della Gran Loggia d’Inghilterra. Egli, da biografo, segue Cagliostro nei suoi soggiorni; racconta gli episodi più significativi della sua vicenda fra successi e denigrazioni, fra amici e nemici; fra le ammirazioni e le calunnie; fra la solidarietà e le diffamazioni. Con la sua competenza narrativa che ha il gusto del racconto popolare, il conte è reso protagonista di un percorso ricco di colpi di scena. Dal profilo che traccia di Giuseppe Balsamo, cui è dettagliatamente è dedicato il capitolo 7, affiora il disegnatore palermitano dotato di grande fantasia e della capacità divinatoria:
Le sue evocazioni improvvisate, certe suggestioni praticate ci fanno pensare a molta forza personale, a un certo fascino arricchito da facoltà ipnotiche e forse da qualche sprazzo di preveggenza.
Risulta chiaro, sostiene Carpi, che possedendo queste minime facoltà, poteva in modo fraudolento spacciarsi per il conte Cagliostro. Demistifica le enfatizzazioni su alcune sue qualità negative elaborate appositamente dall’Inquisizione per infangare la personalità di Cagliostro e mostra una falsità degna di nota riguardante Althoas che Cagliostro aveva scelto come suo maestro. Costui viene “spacciato per un volgare imbroglione” ed Emanuele Pinto De Fonseca, Gran Maestro dell’Ordine di Malta, “come un credulone addetto all’apprendistato stregonesco, in fatto di alchimia”. Le riflessioni di Pier Carpi mettono in ridicolo le malevoli invenzioni dell’Inquisizione:
Come se un qualunque avventuriero potesse avere contatti diretti con il capo di un ordine severo come quello dei Cavalieri di Malta, potesse avere credito come ne ebbe Cagliostro, amicizia, l’accesso ai segreti dell’Ordine e alla sua tradizione, la conoscenza dei legami tra i Cavalieri di Malta, la tradizione ermetica, i segreti dei Templari: cosucce da rivelare al primo avventuriero di passaggio e che potevano costare, visti i tempi, al Gran Maestro e all’Ordine, lo scioglimento e la scomunica da parte della Chiesa, in prigionia e buon ultimo il rogo.
Fu tanta la stima per Cagliostro che De Fonseca gli diede lettere di credito per i viaggi del conte. Lorenza è complice dei raggiri del marito, Giuseppe Balsamo, che vuole fare soldi con l’inganno. Sono “disavventure da taverna” gli episodi in cui recitano la parte dei truffatori con soggetti da abbindolare:
Arrivando a Barcellona, di ritorno da San Giacomo di Compostella, soggiornarono in quella città per quattro mesi. E qui Balsamo contrae amicizia, servendosi delle grazie e delle compiacenze di Lorenza, con un facoltoso nobile spagnolo, che li prende sotto la sua protezione. Mentre la moglie si prostituisce, Balsamo riprende il suo lavoro di disegnatore, a conferma della sua stupidità di disonesto.
Siamo a Londra nel 1771. Pier Carpi riporta la testimonianza di un ufficiale francese che ha conosciuto Giuseppe Balsamo:
Non possedeva uno scudo di suo, si ubriacava, picchiava la moglie e aveva i modi e l’arroganza di un losco individuo.
A un certo punto il nostro studioso, preso dai dubbi, si chiede:
Cosa può esserci di vero nelle cronache di Giuseppe Balsamo che abbiamo elencato? Ben poco, l’abbiamo visto, punto per punto: il ridicolo e l’incredibile affiancati a goffi tentativi di attribuire a questo personaggio alcune delle caratteristiche che poi furono del conte di Cagliostro. E come se ne esce dalle cronache che tentano di dipingerlo come un mostro, il Giuseppe Balsamo palermitano? Come un povero infelice le cui colpe non sono mai state dimostrate, per il quale le prove si sciolgono non appena si fanno anche minimamente necessarie.
Pier Carpi indubbiamente accetta l’idea dell’esistenza di Balsamo, ma nutre molte perplessità sull’immagine del tutto negativa costruita “dai memorialisti e dai cronisti fantasiosi e interessati”. Con la persuasione della costruzione di un falso personaggio da parte dell’Inquisizione, Giuseppe Balsamo è molto diverso da quello che i suoi nemici vorrebbero dipingere; è un povero diavolo perseguitato dalla sfortuna, imbrogliato di continuo, accusato ingiustamente, raggirato in mille modi. Dalle parole che Pier Carpi gli fa dire, il “personaggio” diventa “persona” con la sua dignità che gli fa giocare il ruolo del vincente, non accettando il cambio delle parti:
"Voi non riuscirete a uccidere Cagliostro", disse, "è osceno che io sia diventato lui, ma è mostruoso che lui diventi me. Io ho fatto questo per fame, io ho fatto questo per sete… ma di cosa avete fame, voi? Di cosa avete sete, voi? Dio vi maledica”. Furono le sue ultime parole, prima di essere pugnalato in Castel Sant’Angelo.
Al capitolo 9, “La via iniziatica”, si legge un bel racconto che si snoda in un suggestivo scenario onirico intarsiato di suggestioni, di segreti, di sorprese e di vicende storiche, tra le quali quella dei Templari. Si tratta di un percorso costellato di simboli in cui le visioni che appaiono e scompaiono vengono vissute “nel volto freddo e impenetrabile della Sfinge”. Il viaggio esoterico finisce quando Cagliostro si ricongiunge con il suo io femminile: quello di Serafina:
Camminarono con la decisione di chi conosce la propria meta. E da quel giorno non si fermarono più.
Una sintesi degli argomenti trattati da Pier carpi si trova nel seguente brano:
Quali erano i veri poteri magici di Cagliostro? Abbiamo visto in lui il guaritore, che agiva con la propria forza. Abbiamo letto il rituale della massoneria egiziana, attraverso il quale si prepara la colomba per evocare visioni, per parlare con gli angeli. Abbiamo visto il profeta e poi il consolatore, il rigeneratore di se stesso e infine il maestro che detta la disciplina iniziatica per i propri seguaci. Quando Cagliostro fu condannato a morte all’Inquisizione, condanna che venne poi commutata nel carcere a vita, tutti gli oggetti, i libri, i manoscritti in suo possesso vennero posti in piazza della Minerva a Roma e dati alle fiamme, come era nell’uso del Santo Uffizio. Ma, come abbiamo già detto, si salvò il testo del rituale della massoneria egizia, perché ve ne erano delle copie, presso i discepoli iniziati da Cagliostro, rese valide da suo sigillo.
Pier Carpi, parlando della rigenerazione fisica e dell’immortalità psichica (ringiovanire nel corpo e nello spirito, e superare le barriere umane) è consapevole del fatto che le prescrizioni da seguire lasciano perplessità:
è il dubbio che viene a chiunque sia abituato a non accettare tutto ciò che non appartiene all’inspiegabile, tutto ciò che esce dalle immediate vie del raziocinio.
La ragione non è la sola via della conoscenza; va riconosciuto tutto ciò che affonda le radici nell’eterno mistero dell’uomo e va considerata l’autorevolezza di chi è portatore di procedure “altre”. Pier Carpi fa ora l’apologia di Cagliostro:
un uomo meraviglioso che ha dimostrato mille volte di possedere i segreti della vita, della morte, della rigenerazione, attuando guarigioni giudicate miracolose, disponendo di filtri e di elisir che ridonavano forza, vigore e salute [...] un uomo che ha letto nell’avvenire e l’ha annunciato; un uomo che era riuscito a penetrare se stesso, a conoscersi, quindi a conoscere l’umanità e a risolvere alcuni dei suoi problemi.
Pregevole l’ultima parte del libro dedicata a una documentazione abbastanza interessante e introdotta da una sorta di introduzione in cui Pier Carpi parla dell’attualità del Gran Cofto e della sua imprendibilità:
Il personaggio Cagliostro è sempre al centro dell’attenzione. […] Ci sono voluti decenni di impegno critico e di revisione […] per distinguere Balsamo da Cagliostro, per dare a quest’ultimo almeno una parte della sua verità. Per questo ho pubblicato un libro, scritto centinaia di articoli, diretto un film internazionale, che ancora circola con successo. Ma per quanto si studi, si cerchi, si voglia sapere, Cagliostro “sfugge”, nella sua intima essenza. Ciò che disse, cioè che la verità su di lui non sarebbe mai stata scritta perché nessuno la conosce, deve essere una ben precisa verità. […] Con l’epoca di Cagliostro, l’Inquisizione era rimasta ferma ai tempi della violenza, mentre la società e persino il potere si erano evoluti e mitigati nelle loro violenze. Con Cagliostro, quindi, l’ultima condanna. Poi la fine di una istituzione che da molto tempo non aveva più ragione di essere.
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