- Autore: Antonio Zucaro
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
La folla è inconsapevole, la storia non insegna. Ilio festeggiava la notte che il Cavallo di Ulisse apparve a ridosso delle mura della città sotto assedio. Tantissime lune più in là anche i tedeschi dell’est brindavano a una notte ingannatrice: era il 9 novembre 1989 e intanto che il muro cadeva, cadeva con lui l’estremo argine anti-capitalista. La folla ragiona d’impulso, ignora le cause prime e sorvola sulle controindicazioni: è finita che attraverso le protesi attraenti di media e pubblicità, un liberismo sfrenato ha assopito la coscienza di moltitudini. Certo non era il caso di Troia, permane comunque la strategia odisseica fondata sulla menzogna. Aggiornata ai tempi della regimentazione planetaria: negli spot sorrisi e denti bianchi da Xanax patinato, e in antitesi ogni giorno destinato alla propria emergenza. Un ubi maior minor cessat senza soluzione di continuità: con che coraggio lagnarsi del precariato cui soggiace i due terzi (se non più) della popolazione mondiale, se tutt’intorno si declinano guerre, catastrofi, epidemie, vecchi e nuovi cattivi da fronteggiare? Nel silenzio assordante dei pensieri ammaestrati da réclame e vuoto opinionismo di social e televisioni, la fine del mondo si avvicina a falcate sempre più stringenti. Se è vero che “il giorno della fine non ci servirà l’inglese” (parafrasi, F. Battiato), è vero altrettanto che nessuna delle induzioni all’accumulo merceologico ci servirà granché. Anzi per niente. Malgrado le emergenze climatiche (per lo più ignorate), i virus (millantati), le guerre (fomentate), la fine del mondo avverrà in un crescendo esponenziale di afasia; coincidente con la fine della coscienza critica. Ammorbata da stereotipie di media e di governi, retoricismi, finte risate di sit-com (risus abunda, più che mai, in ore stultorum), implausibili talk show, format porno-soft e altri di approfondimento necrofilo, studiati apposta per distogliere la folla spettatrice dal nocciolo dei problemi e da noi stessi.
E se parimenti al sacrosanto marxismo - nella sua preveggenza politico-economica ha tutt’altro che fallito - potesse tornarci utile anche il buddhismo? Ed è questa la coniugazione teorica agevolata da Buddha, Marx e l’Apocalisse lenta (Antonio Zucaro, Bordeaux, 2026), intensa quanto inedita escursione nel cul de sac dell’attualità socio-politica con possibile via di fuga.
I miei convincimenti protendono per un’apocalisse ormai ineluttabile, ma non respingo a priori soluzioni intellettuali per possibili scappatoie. Per intenderci meglio, mi ritrovo senza remore nella fine del mondo annunciata da passaggi come questo del saggio di Zucaro:
I quattro cavalli dell’Apocalisse vengono avanti con fenomeni diversi e a velocità diverse, ma è chiaro che il cavaliere è uno solo, il grande capitale finanziario nelle sue varie conformazioni, spinto in avanti dalla tendenza ad accrescere il proprio valore. Oggi l’avanzamento dell’intero fronte viene ulteriormente accelerato dall’affermazione dell’indirizzo negazionista e sviluppista. L’umanità avrà bisogno di molta fortuna.
Ma d’altro cento non coltivo preconcetti verso chi (come Zucaro), avendo individuato la deriva, prova a opporvisi da anti-eroe: svariate declinazioni muscolari, quelle bastanti alla forza del pensiero.
La terza nobile verità indica il modo di liberarsi dal dolore, per superare la sofferenza a livello individuale e la crisi a livello generale, mettendo in evidenza la necessità di liberarsi dalla ‘sete’, l’eccesso di desiderio e di affermazione di sé, la brama, l’avidità appassionata.
Insomma, ci barcameniamo più male che bene in un tempo di “policrisi – ambientale, economica, politica, culturale” e qualsiasi argine consapevole all’estinzione, potrebbe far brodo: soprattutto se prima di introdurre miraggi di speranza attraverso ritorni a consapevolezza e sviluppo interiori di massa, l’analisi (come nel caso di Zucaro) indugia sulle severe crisi del nostro tempo, messaggere di un’apocalisse dilazionata che rende obbligatoria una drastica mutazione di rotta. Politica. Culturale. Ontologica. Da qui il reticolo suggestivo che incontra-congiunge-coniuga Marx e Buddha: critica marxiana dell’economia politica e metodo buddhista delle Quattro Nobili Verità applicate a storia e prassi collettive. L’approdo teorico di Zucaro è rivoluzionario e affatto peregrino. Ciò rende questo saggio un lavoro tanto coraggioso quanto fondamentale. La condanna decisa del capitalismo – come perversione sistemica alimentante una bramosia di possesso generatrice di diseguaglianze, alienazione, devastazione del pianeta – e d’altro canto una religione sottratta ai fondamentalismi e restituita alla propria basilarità. La religione come opportunità di riacquisizione critica e universale.
L’analisi è lucida e approfondita sotto ogni suo aspetto. Un saggio-àncora che non sottace l’estrema decadenza attuale ma senza arrendersi. Ostinato anzi a introdurre approdi assiologici-teleologici forieri di possibile mutamento.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Buddha, Marx e l’Apocalisse lenta
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