- Autore: Mauro Maggiorani (a cura di)
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Edo aveva vent’anni da poco e amava la fotografia, sviluppava e stampava da solo, cosa rara allora. Walter era più grande, del 1920, un amico gli aveva passato una macchina fotografica vinta in una gara ciclistica, perché non sapeva che farsene, ma non immaginava di generare con quel dono una passione e una professione. Due ragazzini giusti, nel posto giusto, in un giorno irripetibile: dalla raccolta per la prima volta dei loro click, è nato un album eccezionale di immagini speciali. Un libro di grande formato, 24x28 cm, Bologna liberata. Il 21 aprile negli scatti di Edo Ansaloni e Walter Breveglieri, pubblicato a ottant’anni anni esatti da quella giornata, dalle Edizioni felsinee Minerva (aprile 2025, 192 pagine), illustrato fittamente con grandi riproduzioni fotografiche in bianco e nero, anche a tutta pagina, qualcuna in doppia pagina. A cura di Mauro Maggiorani, propone saggi di Gorgio Vecchietti e Luciano Nadalini. La prefazione è di Anna Cocchi, presidente dell’Anpi provinciale.
Quella mattina, i bolognesi si erano svegliati e non avevano più trovato “l’invasor”. Dopo il cedimento della Linea Gotica, i Tedeschi si erano ritirati per passare in fretta il Po e dalla via Emilia arrivavano motociclette, jeep, camion, poi blindati e carri con soldati abbigliati con le uniformi alleate, sempre più sorridenti, rassicurati dall’assenza di nemici e dall’accoglienza. La popolazione maschile e femminile di ogni età era in strada, impazzita di gioia, affollando soprattutto Piazza Maggiore e via Ugo Bassi, tra le due Torri e via San Felice. Oltre ai militari americani e ai polacchi (che ore prima avevano battuto la retroguardia germanica a San Lazzaro di Savena), i piumetti inconfondibili da bersagliere sugli elmetti a scodella britannici attestavano l’identità italiana di non pochi dei liberatori, aggiungendo esaltazione patriottica all’eccitazione dei liberati. Dalle trincee del Senio, del Santerno e dell’Appennino, avevano raggiunto la città anche gli italiani dei Gruppi di Combattimento dell’esercito del Sud. Organizzati ed equipaggiati dagli Alleati, indossavano uniformi inglesi e imbracciavano armi dell’Ottava armata britannica, in cui erano inquadrati. Con quei Tommies solo nell’aspetto esteriore, ma che parlavano tutti i dialetti tricolori, c’erano anche i partigiani della Maiella e delle Brigate della Resistenza aggregate, dagli angloamericani e impegnate sulle posizioni alleate della Gotica.
Due giovani fotografi dilettanti, apparecchi tutt’altro che professionali, tanta confusione intorno, la loro stessa gioia condivisa con tutti i presenti, in più l’unicità del momento: non sorprende la qualità approssimativa, a volte scadente, delle immagini e delle inquadrature, ma sono documenti storici preziosi nella loro unicità, non scatti da concorso fotografico.
Dall’abitazione in cui era sfollato in via Marsala, Edo raggiunse porta Mazzini e poi andò in centro. La voglia di documentare e di raccontare l’avevano già spinto a salire sui tetti, a fotografare i bombardieri americani che sorvolavano Bologna, per sganciare i loro ordigni. Poco dopo l’alba del 21 aprile 1945, entrava in città il 2° Corpo d’Armata polacco, avanguardia dell’esercito britannico. Il giovane Ansaloni si mosse tra la folla, scattando le prime foto. Era molto emozionato, la mano tremava, le prime immagini della Liberazione di Bologna vennero “leggermente sfocate e mosse”. Contemporaneamente, l’amico Walter attendeva l’arrivo dei soldati alleati in piazza Maggiore (in cui i due si riuniranno). Quando vi arrivarono i primi partigiani su auto e camion, Breveglieri cercava i patrioti della 36a brigata Garibaldi, che aveva fotografato nell’estate 1943 sull’Appennino imolese. Il fotoreporter Luciano Nadalini precisa che Walter usava una piccola macchina fotografica prodotta dalla Ducati. Riprendeva la popolazione schierata lungo via Rizzoli, in piazza Maggiore e via Lame, “raccontando per immagini l’accoglienza festosa” riservata dai cittadini ai liberatori di Bologna. Nell’autunno del 1945, sarà l’unico fotografo ad accompagnare alcuni partigiani a Monte Sole e a fotografare il recupero delle vittime della strage di Marzabotto, commessa a fine settembre 1944 dalle Waffen SS del maggiore Reder.
Sempre Nadalini, attivo a Bologna, fotografo per l’Unità poi impegnato in reportage anche di guerra in diversi luoghi del mondo, sottolinea che le foto in questo album a volte sono mosse, sfocate, non esteticamente perfette, ma come quelle sgranate di Robert Capa sul D-Day confermano che le immagini di cronaca non devono sottostare ai canoni della bellezza, ma raccontare la storia, “diventando anch’esse opere d’arte”, per la loro eccezionalità.
Nel dopoguerra, Ansaloni (1925-2020) ha continuato come foto-cronista. Laureato in agraria nel 1949, andò all’estero ad apprendere nuove tecniche di produzione, conservazione e confezionamento di frutta e ortaggi. L’era autostradale lo vede studiare negli Usa impianti e manutenzione dei giardini. Enrico Mattei gli affida le aree verdi delle stazioni di servizio e l’Agip autorizza l’apertura di Autogarden, negozi divulgativi di giardinaggio, con distributori automatici di frutta.
Breveglieri (1921-2000), già fotografo ufficiale de il Resto del Carlino, ha creato l’agenzia Fotowall, seguendo dalla moto molte edizioni di Giro e Tour. Nel 1965 è diventato cineoperatore del rotocalco televisivo TV7. Con oltre 200mila negativi, ha documentato per cinquant’anni la cronaca quotidiana, gli umori, le passioni e i fatti salienti della cronaca locale e nazionale.
Mauro Maggiorani (1963), storico, scrittore, giornalista, è specializzato in storia del Novecento e della Resistenza.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Bologna liberata. Il 21 aprile negli scatti di Edo Ansaloni e Walter Breveglieri
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