Asia centrale. La riscoperta dell’Heartland. Le opportunità per l’Italia e l’Unione Europea
- Autore: Andrea Coppola (a cura di)
- Genere: Politica ed economia
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Halford Mackinder descrive l’Asia Centrale come “uno dei cardini attorno a cui ruota il destino del mondo” e il titolo di questo libro, Asia centrale. La riscoperta dell’Heartland. Le opportunità per l’Italia e l’Unione Europea (a cura di Andrea Coppola, Armando editore, 2025), si rifà agli insegnamenti del padre della geopolitica moderna proprio per ribadire l’importanza strategica del concetto di Heartland e alla sua “riscoperta” a livello globale in questi ultimi anni.
Un’area alla quale l’Italia è storicamente legata, in quanto anch’essa terra di confine (nel nostro caso tra l’Europa e l’Africa) e perché abbiamo importanti legati politici ed economici con i paesi, gli “stan”, che ne fanno parte: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.
Regione nel cuore dell’Eurasia, caratterizzata da significative trasformazioni, l’Asia Centrale è dotata di un potenziale in grado di stravolgere le dinamiche regionali e globali. È alla luce di questa consapevolezza che la SIOI - la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale - ha orientato una scrupolosa attività di analisi e ricerca verso questa regione, individuando in quest’area un crocevia di straordinario interesse e una regione destinata a svolgere un ruolo importante nel futuro del multilateralismo internazionale, ruolo dimostrato dal numero crescente di stati interessati a interagire con l’Asia Centrale. Un’area che vuole cooperare con il BRICS+ - nel gennaio 2025, Kazakistan e Uzbekistan sono diventati partner di questa organizzazione -, ma non solo; ad esempio, con l’Italia che nel 2019 è stata pioniere in Europa con il format 5+1. Assistiamo a un crescente interesse nei confronti della regione al quale corrisponde un sempre maggiore desiderio dell’Asia Centrale di aprirsi al dialogo e alla cooperazione, sia interregionale che internazionale.
L’espansione dell’interessamento del minilateralismo verso gli “stan” – che vede impegnati diversi Stati europei, l’Unione Europea, la Russia, la Cina, gli Stati Uniti, l’India, il Giappone e i paesi del Golfo – si può spiegare non solo in funzione del ruolo della regione come area strategica o come ponte tra Oriente e Occidente, ma anche e soprattutto in funzione della sua crescita in termini economici. Infatti, i dati della Banca Mondiale riportano per il 2025 una crescita intorno al 5% della regione centroasiatica – contro una media mondiale al 2,3% – individuando stime simili per il 2026. Tale prosperità economica attira inevitabilmente le attenzioni di attori terzi, incoraggiando un avvicinamento alla regione che avviene secondo modalità eterogenee in base ai diversi obiettivi. Un quadro roseo che, tuttavia, presenta delle incognite legate al rischio di un potenziale ritorno a schemi neocolonialisti, uno scenario che graverebbe sulle spalle delle comunità locali, troppo spesso escluse in simili circostanze dai processi decisionali riguardanti terre e i diritti su di esse. E proprio per limitare tale rischio, i cinque paesi centroasiatici hanno scelto una strategia basata sul multivettorialismo.
All’interno dell’opera è descritto in modo particolareggiato come le medie e grandi potenze si confrontano nella regione. In particolare, se da una parte Russia e Cina si caratterizzano per una cooperazione competitiva su tutti i fronti, dall’altra Italia e UE si configurano per flessibilità e rispetto. Una Unione progressivamente più credibile e presente nella regione che, sulle orme italiane, ha svolto il primo vertice UE-Asia Centrale a Samarcanda nell’aprile del 2025. A completare il quadro ci sono poi potenze emergenti, come Iran e Turchia, che, tutt’altro che sorprendentemente, sono arrivate a confermare l’interesse che hanno storicamente avuto nella regione.
In particolare, il posizionamento dell’Italia rispetto all’Asia Centrale si snoda in tre settori in cui il nostro Paese vanta una rinomata esperienza: quello economico, quello culturale e quello diplomatico. L’Italia funge da ponte tra UE e Asia Centrale attraverso dialogo, comprensione e numerose iniziative, dimostrando un interesse sincero per la cooperazione interregionale. Ad esempio, in ambito archeologico, l’Italia opera in collaborazione con il Turkmenistan da più di trent’anni nell’Italian-Turkmen Archaeological Mission e, più recentemente, nel progetto TAP (Togolok Archaeological Project), portando alla luce circa duemila siti archeologici dall’età di Bronzo al periodo islamico. Un contributo italiano che si estende al settore dell’antiterrorismo e all’agro-industriale, da quello energetico a quello commerciale, fino a includere la sostenibilità ambientale, da cui deriva il progetto con Kazakistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Uzbekistan per la riqualificazione ambientale del Lago D’Aral, un tempo mare, e la connettività dei trasporti.
Asia centrale. La riscoperta dell’Heartland è un libro che permette al lettore di conoscere le caratteristiche politiche, economiche e geopolitiche della regione centroasiatica, che qualificano oggi l’Asia Centrale come zona di estremo interesse per l’Italia e per l’Europa.
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Asia centrale. La riscoperta dell’Heartland. Le opportunità per l’Italia e l’Unione Europea


Lascia il tuo commento