Antisemita. Una parola in ostaggio
- Autore: Valentina Pisanty
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Bompiani
- Anno di pubblicazione: 2025
Valentina Pisanty, col libro dal titolo Antisemita. Una parola in ostaggio (Bompiani, 2025), cerca di sbrogliare una matassa che va avanti da secoli. L’odio verso gli ebrei arriva da lontano; ma sul giorno della Memoria 2026, il ventisette gennaio, sarà l’odio a prevalere, motivo di crudeltà da parte del governo israeliano verso la striscia di Gaza, dove vive una parte di palestinesi, dopo che Hamas, il braccio armato e terrorista di matrice islamica, sganciò bombe su Israele il 7 ottobre del 2023, oppure ci sarà una tregua?
I due popoli non si sono mai capiti; da parte della Palestina, lo stato ebraico non dovrebbe esistere perché sono terre prese in ostaggio da Israele, quando per sfuggire al genocidio nazista gli ebrei cominciarono ad arrivare nel paese e sempre di più alla fine del conflitto. Prima della Seconda Guerra Mondiale, quelle terre erano un protettorato inglese che non seppe gestire l’arrivo in massa degli ebrei che vivevano in Europa e in Russia. Per i palestinesi fu un tentativo per tagliarli fuori, soprattutto dopo che gli ebrei istituirono lo Stato di Israele nel 1948. Ma il motivo di un odio così radicato arrivò con la guerra detta dei sei giorni, nel 1967, in cui alcuni paesi islamici combatterono contro gli ebrei che vinsero, perché più organizzati militarmente.
L’Europa si sfilò dal conflitto, che non doveva proprio esserci dopo il "genocidio nazista", e Pisanty scrive che ai giorni nostri la cancelliera della Germania Angela Merkel ha detto che loro sono per una sicurezza vigile sullo stato di Israele. La Germania in tutti questi anni ha sempre sentito nel genocidio nazista una responsabilità di tutti i tedeschi, che ancora metabolizzano quegli anni di puro orrore.
Ma gli ebrei portano su di sé un retaggio d’odio secolare, soprattutto se si vuole difendere il paese; le caratteristiche precipue israelitiche sono l’intelligenza molto alta in una scala di valori e un pallino per gli affari e di maneggiare soldi come pochi altri. Due pregi che sono diventati una croce, perché sembra quasi che il mondo europeo e quello statunitense siano in soggezione verso gli ebrei.
La studiosa fa un lavoro certosino per spiegare la differenza tra l’antisionismo e l’antisemitismo, concetti ben definiti dalla Pisanty, che diventa estremamente utile nel cammino verso la data del giorno della Memoria, ma in breve sono concetti molto diversi. L’antisionismo dovrebbe essere una forza contro il sionismo che vuole legittimare in toto l’intero stato ebraico e cacciare i palestinesi, ma l’antisionismo si sta legando a idee teologiche che danno dell’ebraismo un’accezione negativa. I libri su questo conflitto sono sempre di più e molte volte, quando si scrive troppo sull’odio dei palestinesi sugli ebrei, si creano confusioni o veri e propri azzardi di un singolo autore. Bisognerà trovare il modo per semplificare le due parti che si combattono, in primis se è legittimo scrivere e dire che lo stato di Israele sta conducendo a passi svelti quello che abbiamo letto, ovvero se è legittimo dire genocidio palestinese.
Antisemita: Una parola in ostaggio
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La questione è complessa. E’ corretto non equivocare sui due termini che hanno significato del tutto diversi. L’ antisionismo nell’ accezione corrente vuol dire criticare la politica dello stato di Israele nel corso degli anni da parte ovviamente dei palestinesi e non. Cosa lecita come per qualsiasi altro stato. Banale dire che l’ antisemitismo è ciò che è successo nel corso dei secoli e durante la 2 guerra mondiale. Ci sono poi frange di palestinesi estremisti come Hamas che mal tollerano lo stato ebraico così come anche all’ interno di esso, come ha detto Netanyau. Quanto al fatto che nella striscia di Gaza sia stato genocidio, occorre chiarire bene che cosa sia ovvero il deliberato proposito studiato scientificamente di eliminare completamente un popolo per svariati motivi. A ognuno la propria interpretazione