Angeli del fango agli Uffizi di Firenze nel 1966 - Pubblico dominio da Wikimedia
Sessant’anni fa, il 4 novembre del 1966, un’alluvione di proporzioni spaventose sommerse Firenze, provocando 35 morti e danni economici e culturali di proporzioni tali da mobilitare l’opinione pubblica mondiale per soccorrere la capitale della cultura mondiale ferita.
Il libro in uscita, dal titolo L’alluvione di Firenze. 3-4 novembre 1966, pubblicato da Tab edizioni, è curato con approccio pluridisciplinare da cinque autori (Serena Giacomin, Paolo Mattera, Francesco Niccolini, Gianni Silei, Anna Zuccaro), che analizzano da storici, climatologi, drammaturghi, esperti di comunicazione quel disastro che, poco dopo la tragedia della diga del Vajont, mise in crisi quel boom economico che l’Italia stava vivendo e che mise in luce la mancanza di programmazione delle emergenze, la scarsa attenzione ai temi del clima e del dissesto idrogeologico che produssero quei disastri, forse prevedibili.
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Gli angeli del fango e i libri salvati: una lezione pratica di educazione civica
Un articolo a firma di Elisabetta Berti sul Venerdì di Repubblica ricorda l’alluvione di sessanta anni fa e il fatto più eclatante: l’accorrere a Firenze di migliaia di ragazzi da tutto il mondo, che con sacrificio personale si mobilitarono per salvare i libri devastati dal fango. Furono detti “Gli angeli del fango” dal giornalista Giovanni Grazzini e le immagini in bianco e nero dei ragazzi chini sulle pagine dei preziosi codici divennero l’immagine de “la meglio gioventù”.
Come testimone di quelle giornate voglio ricordare la mia esperienza: frequentavo il
Primo liceo classico al Liceo Classico Goffredo Mameli di Roma. Intere classi, tra cui la mia, per giorni furono accompagnate all’Eur, alla sede dell’Archivio Centrale dello Stato, dove giungevano gli scatoloni provenienti dall’archivio di Firenze. Noi venivamo forniti di guanti, mascherine e grembiuli di plastica, e con attenzione e pazienza venivamo istruiti a mettere un foglio di carta per separare una pagina dall’altra, perché si asciugassero e fosse poi possibile ai restauratori provare a recuperare quei libri preziosi. Lavoro impegnativo e faticoso che si protrasse per giorni. Dopo un primo momento di euforia perché si saltavano le ore di lezione, capimmo tutti l’importanza di quello che stavamo provando a fare, con un pochino di retorica, salvare i libri, ma anche con la consapevolezza che noi sedicenni potevamo essere utili. Una consapevolezza che fu premiata: per anni ho conservato il
Diploma firmato dall’allora ministro Taviani, ma anche una lezione di quella che era chiamata “educazione civica”, materia sconosciuta e noiosa, che in quelle giornate divenne laboratorio di manualità, socialità, attenzione al bene comune. Il documentario di Franco Zeffirelli “Per Firenze” con la voce di Richard Burton, dopo 60 anni ancora mi risuona.
“Florence belongs to all of us”
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Alluvione di Firenze 1966: quando gli angeli del fango accorsero per salvare i libri
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