- Autore: Laura Guidugli
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2023
- ISBN: 9788860682864
C’è un’idea potente, e antica, che attraversa come un fiume carsico l’opera di Laura Guidugli Abbraccia dove sei (Pequod, 2023): l’idea che l’assenza non sia un vuoto passivo, ma una forza tellurica, un principio attivo che scava, modella e, infine, definisce. La raccolta – che sfugge a facili classificazioni, muovendosi con agilità tra il poema in prosa, il racconto e il monologo teatrale – prende le mosse da un verso che funge da vero e proprio sigillo etico ed estetico: “Il poeta è un fingitore” di Fernando Pessoa. Guidugli accoglie questa lezione e la radicalizza, mostrando come la finzione letteraria non sia un abbellimento della sofferenza, ma l’unico spazio possibile in cui la sofferenza possa essere nominata, smontata e, forse, redenta.
Il libro si struttura come un dittico laico e insieme profondamente mitico. Si apre e si chiude con due voci femminili provenienti dal fondo del tempo classico: Euridice ed Eco. Non è un caso. Guidugli non si limita a riscrivere i miti, li scava dall’interno, ne recupera la materia sotterranea, quella che i secoli di interpretazione hanno coperto di retorica. La sua Euridice non è la silente preda dello sguardo maschile, l’oggetto del desiderio per cui il divino cantore Orfeo scende agli inferi. È, al contrario, una donna spossessata della propria storia, stanca di essere un “finale perfetto” nelle mani altrui. Dice:
Io sono Euridice, e al mio solo nome tu pensi di sapere già tutto di me, lo so.
Il colpo di genio di Guidugli è ribaltare il mito nel suo momento culminante: non è la disobbedienza di Orfeo a condannare Euridice, ma un atto di volontà femminile, lucido e disperato. Lei lo chiama, lo supplica di voltarsi, e quando lui non lo fa, spezza l’incantesimo con una menzogna d’amore: “Non ti amo più”. È un gesto di sovranità assoluta, che trasforma la tragedia in un atto di liberazione. L’amore, ci suggerisce Guidugli, non è solo unione, ma anche la forza di interrompere l’unione per salvare l’essenza dell’altro – in questo caso, la voce di Orfeo, la sua “parte migliore”. Questa Euridice è una figura modernissima, che anticipa i conflitti, i silenzi e le parole non dette che popoleranno le pagine successive.
Il mito di Eco, che chiude la raccolta, ne è lo specchio complementare. Eco non è più solo la ninfa condannata a ripetere, ma una studiosa della voce, una “raffinata cultrice” del suono che ha imparato a “nutrirsi della vita d’altri” per costruire se stessa. La sua grotta nell’Elicona non è una prigione, ma un laboratorio di ascolto e trasformazione. “Le parole siano la tua forza”, le augura la madre, e questa benedizione si rivela un’arma contro la “sventura della bellezza”. Eco diventa così l’emblema dello scrivere stesso: un’arte che nasce dalla mancanza (di carezze, di amore fisico, di bellezza agita) e che trasforma la privazione in potenza. “Quello che mi è mancato mi ha definito”, dice. In questo, Eco è la cifra segreta di tutto il libro, il modello di una scrittura che non celebra la pienezza, ma esplora le crepe, le fratture, gli “insonni rammendi” dell’esistenza.
Tra questi due poli mitici – l’azione liberatrice di Euridice e la persistenza metamorfica di Eco – si apre la geografia contemporanea del dolore, un “calderone onnivoro” di voci e destini che Guidugli orchestra con una sicurezza narrativa sorprendente per un’opera prima. I personaggi sono catturati in momenti di crisi, spesso apparentemente minori: una vacanza al mare, un pranzo di compleanno, un appuntamento dal parrucchiere. Ma è proprio nella piega del quotidiano che l’autrice innesta le sue cesure più profonde.
Prendiamo il secondo racconto, Quizàs quizàs quizás. Sulla spiaggia, mentre una canzone latina fa da colonna sonora, Sara accarezza la schiena di Pietro, che le confessa con agghiacciante naturalezza la sua relazione con Eva, la commessa di un negozio-boutique. La scena è un capolavoro di tensione sottratta: la carezza meccanica di Sara, che diventa un dialogo muto, l’auto-anestesia del tradimento ascoltato come se fosse una storia che non la riguarda. Guidugli disseziona l’economia del tradimento non come evento, ma come processo di erosione, in cui ogni parola detta (o taciuta) sbrecca il cuore. E poi c’è Eva, con il suo Inferno Bianco, una vetrina che replica il mondo virtuale, simbolo perfetto di una femminilità costruita come merce, desiderabile eppure già svuotata.
Ma il cuore pulsante, e dolorosissimo, della raccolta è il racconto E poi?, che ruota attorno alla figura di Nina, una giovane donna perfetta – bella, brava, leggera – che percepisce nella psicosi. Guidugli evita ogni pietismo e ogni facile psicologismo. La malattia mentale è raccontata dall’esterno, attraverso gli occhi del padre e della matrigna (la narratrice), che diventano una famiglia nell’emergenza. Le voci si intrecciano in un contrappunto asciutto e lacerante: la disperazione del padre (“daresti la vita per la sua felicità”), l’impotenza della matrigna che osserva e registra tutto, e infine l’assenza di parola di Nina, che si esprime solo attraverso atti improvvisi (scendere dall’auto in corsa, indossare il vestito rosso della matrigna). La descrizione del protocollo terapeutico – la terapia elettroconvulsivante, che “una volta lo chiamavano elettroshock” – è un passaggio di una freddezza clinica che lascia senza fiato. E quando Nina, dopo l’ottava applicazione, si risveglia dicendo “Ditemi che è successo”, non c’è catarsi, ma solo il sospiro di una tregua. Il finale, il suo trentesimo compleanno, è un’assenza di epifania, il segno che la guarigione non è un ritorno, ma una coesistenza con il proprio abisso.
La prosa di Guidugli è di una lucidità chirurgica, capace di alternare registri altissimi (il monologo di Euridice è un vero e proprio poemetto in prosa) a un realismo secco e quotidiano, che ricorda la migliore narrativa europea contemporanea (si pensi a certi racconti di Alice Munro o alla pulizia di Claire Keegan). La sua lingua è sensuale e precisa: parla di “gomitoli di parole”, di “occhi bolliti nella perenne veglia dell’Ade”, di un “bacio pazzesco” che disvela un intero matrimonio di finzioni. Ha un orecchio infallibile per i dialoghi, quelli che “solo apparentemente navigano lontano da ciò che arde nel cuore”.
Che cos’è che lega due persone? Il corpo? La consuetudine? Il ricordo? O piuttosto, come suggerisce la splendida storia La sua nuova vita (dove una donna, dopo un intervento alla tiroide, scopre che il marito convive con un’altra da un anno), l’amore è un abbraccio che si consuma nel luogo in cui si è, anche quando quel luogo è la distanza, il tradimento, la fine.
Il titolo, Abbraccia dove sei, è un imperativo che suona come un koan, un paradosso spirituale. Non dice “abbraccia chi ami”, ma “dove sei”. È un’etica dello spaesamento, una chiamata a radicarsi proprio nella caducità, nella polvere del quotidiano, nel “fango” e nella “tenebra”. È la lezione che il marito della donna con Alzheimer impara, quando smette di combattere la malattia come un nemico e accetta di diventare lui stesso la “memoria a breve termine” di lei. È la stessa lezione che sussurra la voce di Eco dalla sua grotta: l’assenza non scompare, ma si fa voce, si fa scrittura, si fa abbraccio di pietra e parola.
Laura Guidugli, con questo libro, non si limita a raccontare storie di perdita e abbandono. Compie un’operazione più alta: tesse una fenomenologia dell’assenza, mostrandone i volti molteplici e contraddittori – da quella che distrugge (la psicosi di Nina) a quella che libera (lo sguardo di Euridice), da quella che logora (il tradimento) a quella che santifica (la malattia del coniuge). Abbraccia dove sei è un’opera potente, matura e commovente, che segna l’ingresso nel panorama letterario italiano di una voce capace di interrogare i miti antichi e le ferite contemporanee con la stessa, inesorabile, profondità. Un libro che non si dimentica, perché ci parla di quello che siamo quando smettiamo di essere amati: un’eco, forse, o una voce che impara finalmente a dire il proprio nome.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Abbraccia dove sei
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