A una falena vista in inverno, titolo originale To a Moth Seen in Winter, è una lirica di Robert Frost che appartiene alla raccolta West-Running Brook, pubblicata nel 1928. Si tratta di uno dei componimenti più noti del grande scrittore americano, dove compaiono alcune delle tematiche peculiari della sua poetica.
La piccola e fragile falena, protagonista di questi versi asciutti e apparentemente semplici che in realtà si aprono ad una profonda riflessione esistenziale, assume un’evidente connotazione simbolica e diventa metafora della resistenza e dell’attaccamento alla vita nonostante l’ineluttabilità della morte.
“A una falena vista in inverno”: testo della poesia
Calda di tasca ecco la mia mano,
tra legno e legno un trespolo di posa,
creatura argentobruna l’occhio lustro,
le ali non ripiegate pronte al volo.
(Chi saresti, mi chiedo, con quei tratti
se avessi da amicarmi falene come ho fiori?).
Ora dimmi ti prego chi ti ha illuso
a compiere l’impresa dell’eterno
cercando qualche amore nell’inverno?
Stai ferma, ascolta, io son sicuro che
per una così lieve il volo è duro:
troppo spendi di te per sostenerti.
Non troverai l’amore né lui te.
E quel che piango in te è un che di umano,
la vecchia intempestività incurabile,
di tutti i mali unica radice.
Ma hai ragione. Va’. La mia pietà non serve.
Va’ a bagnarti le ali, va’ a spegnerti.
Tu più saggia e più semplice di me
sai che la mano ch’io tendo d’impulso
sull’abisso di quasi ogni cosa
arriva appena a te, non tocca il tuo destino.
Non tocco la tua vita, e non la salvo:
mi tocca un altro po’ salvar la mia.
“A una falena vista in inverno”: testo in inglese della poesia
Here’s first a gloveless hand warm from my pocket,
A perch and resting place ’twixt wood and wood,
Bright-black-eyed silvery creature, brushed with brown,
The wings not folded in repose, but spread.
(Who would you be, I wonder, by those marks
If I had moths to friend as I have flowers?)
And now pray tell what lured you with false hope
To make the venture of eternity
And seek the love of kind in winter time?
But stay and hear me out. I surely think
You make a labor of flight for one so airy,
Spending yourself too much in self-support.
Nor will you find love either nor love you.
And what I pity in you is something human,
The old incurable untimeliness,
Only begetter of all ills that are.
But go. You are right. My pity cannot help.
Go till you wet your pinions and are quenched.
You must be made more simply wise than I
To know the hand I stretch impulsively
Across the gulf of well nigh everything
May reach to you, but cannot touch your fate.
I cannot touch your life, much less can save,
Who am tasked to save my own a little while.
“A una falena vista in inverno”: la fragilità e la tenacia della vita
La vita è un bene fragile e destinato a perire, ma trova una forza insospettabile nelle situazioni avverse: è questo, in breve, il senso di A una falena vista in inverno, celebre poesia di Robert Frost sulla vulnerabilità dell’esistenza e sulla sua inaspettata resilienza nei momenti di difficoltà.
In pieno inverno l’autore si imbatte in una falena, un insetto appartenente alla stessa famiglia delle farfalle, e ne è incuriosito al punto tale da instaurare con lei una sorta di dialogo che si traduce in una profonda riflessione filosofica sul tema della sopravvivenza. Immersa com’è nel pungente freddo invernale, la "creatura argentobruna" con "l’occhio lustro" mostra tutta la sua debolezza ed evoca nella mente di Frost immagini di solitudine e morte.
L’attenta osservazione dell’insetto porta il poeta a notare il forte contrasto che sussiste fra la sua piccolezza e la rigidità del freddo che, inevitabilmente, finirà per ucciderlo. A causa di una "vecchia intempestività incurabile", infatti, la falena si trova ad agire nel momento sbagliato e tale circostanza le sarà fatale; con l’espressione "Va’ a bagnarti le ali, va’ a spegnerti", Frost esprime tutta la sua pietà per il minuscolo animale, ma anche l’accettazione di un destino che è lo stesso per tutti e che in nessun modo è possibile evitare.
Risulta chiaro come la falena vista in inverno non sia soltanto un evento naturale, bensì la metafora della lotta che la vita stessa ingaggia contro le avversità: l’insetto soccomberà, certo, ma al momento resiste al gelo che lo sferza e all’estremo rigore dell’ambiente che lo circonda con tutte le forze che ha. Ciò accade perché la vita è tenacemente attaccata a se stessa e, di fronte al pericolo, dà fondo a risorse che sembrerebbero impensabili. Ad ogni modo, la sorte non muta e la falena vola incontro alla propria fine esattamente come fa ogni altro essere del pianeta.
Il modesto animaletto che cerca disperatamente di resistere all’inverno è, dunque, la potente immagine poetica e metaforica che Frost utilizza per rappresentare la fugacità dell’esistenza, perché la sua battaglia, già persa in partenza, contro lo scorrere del tempo e la morte è comune a tutte le creature.
Il senso di disperazione, di solitudine e quasi di alienazione che pervade i versi di A una falena vista in inverno è accentuato dalla visione cupa del paesaggio e della natura; quest’ultima, quando non malevola, è tuttavia indifferente al grido di dolore che proviene da uomini e animali.
Le tematiche che si riscontrano in A una falena vista in inverno sono quelle tipiche della poetica di Frost, ancora una volta trattate con lo stile descrittivo e semplice che gli è congeniale e a riprova del fatto che spesso la poesia nasce dalle piccole cose del quotidiano; qui tutto ha origine dall’incontro casuale con un insetto che assurge a simbolo dell’imperscrutabilità del mistero della vita e della morte.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “A una falena vista in inverno”: la poesia di Robert Frost sulla fragilità della vita
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