E non scappare mai di Annalisa Cuzzocrea, pubblicato da Rizzoli nel 2025, è il libro vincitore della settima edizione del Premio letterario nazionale “I Fiori Blu” di Foggia, che prende il nome dal romanzo I fiori blu di Raymond Queneau. In un’edizione che ha visto premiati anche Francesco Carofiglio per la Giuria dei Lettori e Lettrici con Tutto il mio folle amore e Tomaso Montanari per la Giuria Studentesca con Libera Università, l’opera di Cuzzocrea ha ottenuto il riconoscimento della Giuria Tecnica presieduta da Paolo Mieli. La cerimonia conclusiva dell’edizione 2026, svoltasi l’8 ottobre presso il Teatro Umberto Giordano di Foggia e condotta da Licia Colò sotto la direzione artistica di Alessandra Benvenuto, ha celebrato il libro che ripercorre con straordinaria intensità la vita della giornalista e intellettuale Miriam Mafai, a cento anni dalla nascita.
Chi era Miriam Mafai, dalla politica al giornalismo: il percorso di una donna irrequieta nel libro di Annalisa Cuzzocrea
Poche persone – sportivi, politici, intellettuali, artisti – restano nei ricordi di massa, nella cultura pop e godono di un’immediata risonanza quotidiana. I più tendono a svanire, anche se hanno avuto un ruolo importante nella Storia.
Quella di Miriam Mafai è una vita che sarebbe impossibile racchiudere in un solo libro o in un film. La sua eredità rimane fondamentale, il giornalismo d’inchiesta, il ruolo avuto nella fondazione di "la Repubblica" accanto a Eugenio Scalfari e altri, le sue riflessioni sul femminismo e sul ruolo sociale della donna sono fondamentali per capire l’evoluzione dei diritti di cui godiamo oggi, la politica vissuta in prima persona e il racconto della sinistra italiana e dei suoi cambiamenti.
Forse la frase giusta e sintetica per raccontare questa donna l’ha trovata proprio la giornalista Annalisa Cuzzocrea nelle prime pagine di E non scappare mai. Miriam Mafai, i segreti e le lotte nella tempesta della storia:
"Desiderava la bufera, come una poesia di Achmatova, come i biglietti d’amore in tribuna stampa a Montecitorio, come le lotte per i diritti delle donne fatte dentro e contro il partito, come un articolo dirompente o un reportage scandaloso. Come il Novecento che ha attraversato correndo, senza mai farsi travolgere dalla nostalgia."
Cuzzocrea parte con la narrazione dall’immediato dopoguerra, la famiglia di Miriam Mafai, i genitori artisti, le due sorelle, i primi passi all’interno del Partito Comunista, i due matrimoni, i figli, la fede e l’ateismo. L’irrequietezza di una donna che cerca la vita, la lotta, la giustizia, e che non ha paura di mettersi contro tutti. Arrivano gli anni ’60, "Vie nuove", "L’Unità", il Partito, la vita a Parigi come corrispondente, i reportage da altre parti del mondo e l’amore ricambiato con Gian Carlo Pajetta. Negli anni ’70 inizia a distaccarsi dall’"ortodossia comunista" per abbracciare una visione più riformista della politica e della società; diventa direttrice di "Noi donne", lavora come inviata per "Paese Sera" e infine arriva la fondazione di "la Repubblica". Sono gli anni segnati dal rapimento e dall’assassinio di Moro.
Con la morte di Berlinguer si aprono gli anni ’80 e, con essi, le sue riflessioni e i ripensamenti sui difficili cambiamenti dell’epoca da affrontare. Nel 1990 muore Pajetta, lasciando un vuoto profondo nella vita di Miriam. L’anno successivo il Partito si divide e cambia nome; lei viene eletta in Parlamento proprio mentre si afferma Berlusconi, e non mancherà certo di scriverne. In questo momento, però, la Mafai non si riconosce più nel ruolo istituzionale tra i banchi parlamentari e decide di dimettersi. Per lei la politica si sposta: trova molto più utile farla dalle pagine di un giornale o dalla TV che dai palazzi del potere. Questa scelta conferma la sua capacità di adeguarsi ai cambiamenti e accettarli a modo suo, restando ferma sulle proprie idee. Gli anni 2000 portano la malattia, affrontata con forza, fino alla morte nel 2012.
Non una biografia, ma il romanzo intimo di una vita
Annalisa Cuzzocrea nei ringraziamenti finali, che avrebbero dovuto fare da prefazione, scrive:
"Questa non è la biografia di Miriam, è il romanzo della sua vita".
Una narrazione del privato, dei pensieri più intimi di Miriam Mafai. Il racconto viene accompagnato da lettere ed estratti di diari che la giornalista ha ricevuto, racchiusi in una scatola blu, da Sara, la figlia di Miriam. Le due giornaliste si conoscevano molto bene; tra loro era nato un forte legame umano e una reciproca stima. Entrambe erano sempre alla ricerca del "perché" dietro a un fatto, del dettaglio, guidate dal bisogno di scavare sempre a fondo per capire e raccontare un evento o un periodo storico. Si conobbero quando Cuzzocrea lavorava per Repubblica TV, in occasione di un’intervista alla Mafai per uno speciale a trent’anni dal sequestro Moro. Miriam era stata una delle croniste in prima linea nel raccontare il tragico ritrovamento del corpo del politico nel bagagliaio della Renault 4 in via Caetani.
Nel romanzo troviamo anche il racconto di alcuni eventi della vita privata di Cuzzocrea, con riflessioni sul mestiere di giornalista e sulle scelte complesse che si è trovata a compiere.
Un libro scritto con passione e che appassiona chi lo legge, grazie a una scrittura scorrevole che sa legare sapientemente il narrato alle lettere scritte e ricevute da Miriam, ai biglietti, agli estratti dai diari, fino ai momenti di vita e alle riflessioni personali dell’autrice. Dal romanzo di Annalisa Cuzzocrea esce un ritratto inedito della "donna d’acciaio" che il pubblico percepiva: emerge un lato più intimo, privato, di una persona vulnerabile che dubita, soffre e ama intensamente. Il contrasto tra immagine pubblica e privata è forte. Vediamo una Miriam che sa guardare oltre, che non ha paura di cambiare idea e che trova in Parigi la sua città ideale, ma scopriamo anche la Miriam madre a tratti assente e nonna affettuosa. Da non dimenticare, inoltre, il legame particolare e profondo con la sorella Simona.
Perché leggere “E non scappare mai” di Annalisa Cuzzocrea
In E non scappare mai, Annalisa Cuzzocrea ci racconta un aspetto inedito di Miriam Mafai con semplicità ed eleganza, attraverso una scrittura fluida che spesso cuce insieme le parole scritte dalla stessa Miriam. All’inizio gli sbalzi temporali spiazzano un po’, ma una volta entrati nella logica della narrazione, e non in quella della classica biografia, tutto scorre perfettamente. Le pagine più belle e toccanti si concentrano nella seconda parte, dagli anni Settanta in poi. Anche l’autrice ci dona qualcosa del suo privato, parlando delle difficoltà dell’essere lavoratrice e madre, delle scelte mai semplici, dei sacrifici e dell’importanza di non dimenticare mai il punto da cui si è partiti.
Recensione del libro
E non scappare mai
di Annalisa Cuzzocrea
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “E non scappare mai”: il ritratto inedito della giornalista d’inchiesta Miriam Mafai che ha conquistato il Premio I Fiori Blu
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