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Recensioni di libri

“Il gatto di piazza Wagner” di Diego Lanza

L'Orma editore, 2019 - Un libro di ricordi quello che ci lascia Diego Lanza, un testo che ci permette di conoscere meglio la Milano del dopo guerra, la vita culturale del periodo, lasciandoci uno spaccato che giunge fino agli anni Sessanta del '900.

Chiara Ridolfi 29 agosto 2019

Preparatevi ad entrare nei ricordi di Diego Lanza, passando in punta di piedi tra una maestra delle scuole elementari, uno zio d’America e un’infanzia passata tra i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il gatto di piazza Wagner si apre con un’affermazione che ci mostra come lo studioso con questo libro abbia deciso di lasciarci una piccola parte di sé, permettendo che i suoi diventassero anche i nostri ricordi.

Di chi sono i ricordi? So di ricordare cose che non ho mai visto, che non avrei mai potuto vedere [...] eppure anche questi ricordi mi appartengono.

I ricordi dell’autore passano così a noi lettori, permettendoci di conoscere storie, momenti e passaggi di un passato non troppo lontano nel tempo, ma ad anni luce di distanza per consuetudini.
Il gatto di piazza Wagner è una vera e propria raccolta di attimi e momenti, una serie di ricordi che l’autore sembra mettere su carta per non perderli nella nebbia della memoria. L’infanzia di Diego Lanza è costellata di spostamenti in case di amici e parenti, con un padre che cerca di proteggere il figlio dalla guerra e che tenta di non far pesare al piccolo la mancanza della madre, venuta a mancare prematuramente. Delicato e molto intimo il ricordo che il bambino stampa nelle memoria di sua madre, l’ultima volta che la riesce a vedere prima della morte.

I ricordi dell’autore si susseguono, diventando pian piano più nitidi, più dettagliati e chiari con la crescita del piccolo Diego. La guerra finisce, l’Italia cerca di raccogliere i pezzi e di ricominciare dove ci si era fermati, così Diego può riprendere gli studi, vivendo prima con una vecchia amica della madre e successivamente tornando definitivamente nella casa paterna. Il padre dell’autore cerca di farsi strada come giornalista (Giuseppe Lanza è stato un affermato scrittore e drammaturgo italiano) e nel periodo della sua adolescenza Diego entra così in contatto con tanti personaggi che animano il panorama culturale in quel preciso periodo storico.
Leggendo questo libro conosciamo la Milano del Fascismo, vediamo i cambiamenti e le modifiche che la città conosce dalla fine della guerra fino agli anni Sessanta, scopriamo un luogo che diventa sempre più cosmopolita e multiculturale. Lanza ci racconta il fermento culturale del periodo, il cambiamento che investe il capoluogo e la sua crescita urbanistica, tutto sempre attraverso i suoi occhi e soprattutto i suoi ricordi di adolescente. Leggendo Il gatto di piazza Wagner abbiamo modo di conoscere il passato come se a raccontarcelo fosse un parente più anziano, che ha vissuto in prima persona gli avvenimenti e ci accoglie sul sue ginocchia per farci comprendere meglio il nostro presente.

Personalmente conoscevo Diego Lanza per la sua produzione scientifica e questo piccolo libro, pubblicato postumo da L’Ombra editore nel 2019, è stata una bellissima scoperta.

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