Esce oggi, in occasione della Giornata della Memoria 2026, un piccolo libro, una saggina di Donzelli editore dal titolo Il pane e il cucchiaio. La storia detta due volte di Giuseppe Di Porto di Alessandro Portelli e Micaela Procaccia.
Su Rai Storia una bella intervista al professor Alessandro Portelli, a lungo docente di letteratura angloamericana alla Sapienza di Roma, e “inventore” della storia orale, un metodo storiografico che, messo in atto nella sua opera più nota, L’ordine e già stato eseguito (Donzelli 1999), gli è valsa una grande notorietà.
Nell’interessante intervista curata da Giovanni Paolo Fontana, Portelli racconta di essere andato a casa di Giuseppe Di Porto, deportato ad Auschwitz nello stesso lager di Primo Levi; tra i racconti che aveva fatto nell’intervista fatta per la Shoah Foundation molti anni fa, mancava l’episodio che racconta allo sconosciuto Alessandro Portelli che poi lo riporta nel libro. In un luogo in cui per un pezzo di pane si poteva uccidere, la fame che attanagliava i prigionieri porta un compagno prigioniero a chiedere a Di Porto uno scambio: se gli avesse procurato un cucchiaio, l’oggetto prezioso che consentiva ai prigionieri di mantenere un minimo di dignità e non divenire semplici animali, gli avrebbe ceduto la sua razione di pane. Di Porto trova per terra un cucchiaio, lo ripulisce e lo consegna al compagno, ma, al momento di ricevere il pezzo di pane pattuito, con un gesto improvviso lo rifiuta: vuole conservare una parvenza di umanità, se questo è possibile nel luogo della disumanità assoluta.
Averlo raccontato dopo tanti anni colpisce Portelli che verifica quanto la “storia orale” mantenga una sua peculiarità che contribuisce alla costruzione della memoria in modo incisivo e unico.
In un momento storico in cui la ritualità della Giornata della Memoria rischia di essere fraintesa o messa in discussione, questa “storia minore”, mai raccontata prima, ci riporta dentro la più grande tragedia del ’900 e ci costringe a ragionare su quanto di doloroso stia accadendo oggi, quanto parole come genocidio, antisemitismo, strage, debbano essere pronunciate con molta cautela.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il significato di un cucchiaio ad Auschwitz: il racconto inedito di Giuseppe Di Porto in un libro
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