Il 5 maggio di duecentocinque anni fa moriva, nell’Isola di Sant’Elena (territorio d’oltremare britannico), l’Imperatore dei francesi Napoleone Bonaparte, nato ad Ajaccio il 15 agosto 1769.
Ricordare storicamente, militarmente, politicamente l’imperatore dei francesi si preferisce lasciarlo ad altri ben più competenti di chi scrive, anche perché per illustrare una figura di un gigante come fu egli stesso non sarebbe sufficiente un articolo. Ho pensato di ricordarlo attraverso l’ode Il cinque maggio di Alessandro Manzoni (1785-1873).
“Il cinque maggio”: testo dell’ode
Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,
La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.
L’epica storia umana di una vicenda immensa
Il cinque maggio è la storia umana di una vicenda immensa, che il genio di Alessandro Manzoni, grande patriota, contrae in pochissime strofe: una marcia epica, ma anche soprattutto sacra dinanzi alla volontà di Dio.
Il momento più alto si raggiunge nei versi conclusivi, dove Napoleone viene redento non dalla sua gloria militare, ma dalla sua fragilità di uomo che, al cospetto della morte, ritrova l’umiltà e si inchina alla Croce. Se l’Ulisse di Dante ci mostra il naufragio della ragione umana orgogliosa, il Napoleone di Manzoni ci mostra invece l’elevazione dell’anima attraverso l’umiltà cristiana. E ciò ai versi finali (103-108):
Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.
Scrive limpidamente, tra l’altro, lo storico della letteratura italiana Francesco Flora (1891-1962):
Veloce, intensa, infinita come un cielo sereno, ma ove un vento che diresti anima del mondo, sembra ravvicinare nel suo corso le stelle, la parola manzoniana conta sulla potenza ideativa più che sul suono: e costruisce con un senso di eterno.
(“Storia della Letteratura Italiana”, Arnoldo Mondadori Editore, XI Edizione, 1959, Volume IV, “Alessandro Manzoni”, pagg. 222-224)
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Fu vera gloria? Il ritratto di Napoleone a 205 anni dalla morte nell’ode di Alessandro Manzoni
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