- Autore: Fabio Davì
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2023
È un fenomeno odioso, ma non basta limitarsi a ripetere “No al bullismo”. Se adulti, occorre dare corso a questa affermazione. Quando vittime, si dovrebbero denunciare necessariamente tutti gli episodi, perché quelli ignorati non entrano nei numeri ufficiali, già impressionanti. Secondo i dati Censis, in Italia un minore su cinque subisce almeno una volta al mese atti di prevaricazione da persecutori, coetanei o appena più grandi. Fabio Davì ha sentito il dovere personale e professionale d’invitare tutti a riflettere, dedicando al problema un libro molto articolato, Tutti i volti del bullismo (Edizioni Mondo Nuovo, Pescara, collana Nuova Babele, giugno 2023, 184 pagine). Un testo socialmente militante che vuole aiutare chi è bullizzato, ma anche chi bullizza: “uno strumento per capire”, pieno di considerazioni tecnico-legali-psicologiche, di esempi e di significati, anche sotto gli aspetti della prevenzione, del controllo e della psicoeducazione.
Il bullismo non deve restare circoscritto a chi lo subisce. Dovrebbe figurare costantemente in prima pagina, senza durare il tempo effimero delle notizie di cronaca, superate presto da fatti recenti, di altra natura, di nuova urgenza. Possiamo convenire con Fabio, che chiede di sostituire il termine bullismo con quello più stringente e attuale di “violenza esercitata in modo fisico o psicofisico”. Siciliano quarantunenne di Partinico (Palermo), è assistente nelle scuole, all’autonomia e alla comunicazione per disabili. Laureato in Belle Arti nell’Accademia palermitana, ha pubblicato il primo romanzo nel 2015, un fantasy. Il bullismo compare già nel secondo, Storie come tante… con gli occhi di chi soffre (Edizioni Mondo Nuovo, 2020).
Sta di fatto che per i più, le violenze dei bulli sono soltanto casi di cronaca generici, episodi ascoltati distrattamente e subito dimenticati, eventi tra i tanti di cui altri sono protagonisti e che ci si limita a registrare, di cui si prende atto con minore o maggiore attenzione, sensibilità, partecipazione. Per le vittime, invece, è qualcosa di simile a un inferno in terra, purtroppo. Fabrizio, quattordicenne goffo, occhialuto, studioso, è attratto da tutto ciò che è cultura ed è diventato per questo bersaglio di un sedicenne ripetente, leader di una vera gang di classe, del primo geometri. A Giovanna, fin dalla media era stata appiccicata la cantilena “Giovanna tutta panna, rotonda come una palla, dolce come un bignè, io non la mangio e neppure te”. Marco esce dagli standard, perché é un adulto, un professore, supplente in un liceo scientifico; nel ricevere finalmente l’incarico sospirato, non immaginava di finire nel mirino di un quartetto terribile, che trascina tutti gli altri della 3H. Contro Karim Thabit ci si mettono anche in cinque e non c’è nemmeno da spiegare quanto di drammatico si debba subire se di colore diverso, religione e cultura altre. Daniel affida a un diario le sue pene di diverso, come se essere gay fosse una colpa. Giorgia, al terzo anno delle superiori, si sente più che mai inadeguata; nonostante i maglioni larghi e l’abbigliamento informe adottati per nascondere le forme abbondanti e il peso in eccesso, le persecutrici non perdono occasione di farle scontare le pene più insopportabili per la sua diversità. Per Andrea, che non è adolescente e non è uno sbarbatello, il carnefice è il compagno di cella in carcere e non ci vuole fantasia per figurarsi l’esasperazione all’eccesso del bullismo esercitato in uno spazio ristretto, senza la minima possibilità di fuga per il bersaglio.
Davì interroga la legge, su come tutelare le vittime di bullismo e cyberbullismo, che è una variante in grande crescita nei social. Per fare chiarezza sui fenomeni, si rivolge alla psicologia e alla psicopedagogia. Ricorre a consulenti: l’avvocato e docente Antonio Passannanti e Piera e Mariangela Corriero, psicoterapeute Gestalt (psicologia della forma).
Nella prefazione, l’ispettore della Polizia di Stato Luigi Lombardo, segretario del Sindacato agenti SIAP, fa luce tra l’altro sulla legge 71/2017 (Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo). In precedenza, per perseguire chi agiva con dolo, si dovevano isolare i singoli reati: percosse, lesioni, minacce, atti persecutori, fino alla rapina, all’estorsione e al ben più grave istigazione al suicidio. Ora, uno dei provvedimenti a difesa di atti di bullismo è il divieto al bullo di avvicinare la persona offesa, disposto dal Questore. Si è però fatto ricorso alle nuove norme anche per porre l’accento sulla necessità di attivare la prevenzione in tutti quei luoghi (la scuola per prima) in cui si formano gruppi tra i quali il fenomeno può svilupparsi, aggregazioni, concentrazioni di giovani. Sono previsti referenti del bullismo negli istituti scolastici, attenti a promuovere progetti e incontri con esperti di vari settori. Altra novità è che gli accusati potrebbero rispondere della violenza, sebbene minorenni. Anche sotto i 14 anni, non direttamente, perché comunque non imputabili, ma attraverso i genitori chiamati a risarcire il danneggiato.
Il fenomeno è in continua espansione e la legge va costantemente aggiornata. È intervenuta perciò la recente nuova 70/2024, che cerca di contrastare il cyberbullismo per garantire il diritto a navigare in rete in modo sicuro e libero.
Se nel libro hanno detto la loro le Forze dell’Ordine, il legale, le psico-operatrici sul campo, il convitato di pietra resta la scuola, teatro del fenomeno, palestra delle discriminazioni, terreno delle violenze. Dovrebbe svolgere un ruolo importante, ma non riesce a farlo con l’incisività indispensabile, per spegnere le fiamme di un inferno che può spingere a gesti estremi non pochi e poche, invisibili nel loro isolamento, nel dolore senza speranza, nell’autocolpevolizzazione, ai quali non riescono a sottrarsi. Un vero silenzio degli innocenti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tutti i volti del bullismo
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