Giornalista e comunicatore, Luca Casadei è nato e cresciuto in Romagna con qualche parentesi qua e là per l’Italia. Curioso per natura e professione, nella scrittura riesce a coniugare ambiti diversi e stimolanti, quali il vino, il cibo, i viaggi e il turismo. Amante da sempre del genere thriller e giallo, organizza cene con delitto e quando scrive immancabile è il suo punto di vista ironico sulle cose che ci circondano.
Dopo il successo de Il caso Matias Ora (Bookabook, 2022), premiato in numerosi concorsi letterari nazionali, Casadei torna in libreria con il sequel Una seconda possibilità (Bookabook, 2026), ambientato sempre nella sua amata Romagna - tra Cesena, Cesenatico e Faenza -, ma con un’espansione del raggio d’azione verso diverse città italiane ed europee.
La storia parte dal punto in cui si era conclusa l’indagine precedente e coinvolge alcuni personaggi che erano stati al centro di essa, anche se la trama è del tutto indipendente. Come nel libro precedente, tra colpi di scena e salti del tempo, un intreccio dal ritmo incalzante porta il lettore a cambiare continuamente prospettiva fino all’ultima pagina, facendolo dubitare di tutto ciò che scopre a poco a poco.
La vita di Alessandro Dalmo va in frantumi quando la sua ex compagna, Sara Antonioli, scompare nel nulla spazzando via quindici anni di certezze. La polizia archivia il caso, ma Alessandro si rifiuta di accettare la versione ufficiale e il ritrovamento di una lettera nascosta lo spinge a intraprendere un’indagine solitaria e disperata. Scavando nel passato, fino ai tempi della loro vita universitaria, Alessandro scoprirà che la donna con cui sognava di invecchiare era una sconosciuta, e che la loro intera esistenza era un palcoscenico fatto di segreti, bugie e identità fittizie.
In questa intervista molto interessante scopriamo da vicino i retroscena che governano il mondo intimo e letterario dell’autore.
L’intervista a Luca Casadei
- Come e quando è nato il seme di questa storia, “sequel” del primo romanzo Il caso Matias Ora?
L’idea di un sequel, con trama indipendente, de Il caso Matias Ora è nata nelle ultime fasi della prima stesura di quel romanzo. Mentre tiravo le fila per fornire le risposte alle domande che avevano mosso le azioni dei vari personaggi, mi sono domandato se qualcuno di loro potesse aver nascosto qualcosa. Così ho disseminato all’interno del romanzo alcuni indizi, difficilmente individuabili, che emergono invece con chiarezza in Una seconda possibilità, portando il lettore a osservare il tutto da un altro punto di vista.
- Cosa trovi stimolante nel tratteggio dei personaggi, ogni volta che costruisci una trama? Nello specifico, quali chiaroscuri legati alla personalità di questi ultimi trovi degni di essere analizzati, concentrandoci su “Una seconda possibilità”? Rivelaci, se esiste, un personaggio che hai amato maggiormente nel tratteggiarlo e uno per il quale hai riscontrato forse più difficoltà.
Rispondo citandoti una frase attribuita a Gabriel García Márquez e ripresa da Paolo Genovese nell’incipit del film Perfetti sconosciuti: “Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta”. Molto spesso siamo in grado di osservare solo le azioni delle persone, qualche volta possiamo raccoglierne le confidenze, più raramente riusciamo a scoprirne i segreti e le motivazioni profonde. Le persone sono il mistero più grande in cui siamo immersi. Per questo il personaggio che ho amato ma anche quello che mi ha richiesto maggiore impegno è Angelo Pancaldi, un agente speciale capace di decifrare le persone, scoprire quando mentono e orientarne le scelte. Per due anni ho studiato corsi di mentalismo e cold reading e ho seguito lezioni di riconoscimento delle microespressioni e del paraverbale, mettendo alla prova ciò che ho imparato. Solo quando mi sono sentito sufficientemente sicuro, ho iniziato a scrivere.
Mentre mi domandavo se era stata Sara ad avermi ignorato o Natalya a scegliere.
- Quale rapporto hai con gli scenari che fanno da sfondo, quando ti avvicini al tratteggio di differenti luoghi e ambienti paesaggistici? Su quali aspetti, dettagli e sfumature cerchi di focalizzare l’attenzione?
Per i luoghi che conosco personalmente tendo spesso a individuare e restituire quelle sfumature capaci di renderne immediatamente l’atmosfera. Non ricorro quasi mai a descrizioni super dettagliate, credo nel potere evocativo della scrittura attraverso poche immagini ben selezionate. Quando devo muovermi in luoghi in cui non sono mai stato, devo prima entrarci, fisicamente o digitalmente, per studiarli in profondità. La resa nel tratteggio è poi legata fortemente al ritmo narrativo, in un thriller il giusto equilibrio tra accelerazioni e dilatazioni è fondamentale.
- Trama complessa e ben congegnata anche in questo secondo romanzo, ricca di risvolti inattesi e colpi di scena. Attraverso il loro ricorso, come strumento espressivo, quale messaggio, o più di uno, vorresti comunicare al lettore?
I colpi di scena che compaiono in Una seconda possibilità sono principalmente legati al contrasto tra ciò che appare e ciò che muove realmente i protagonisti. Di fronte a un evento a prima vista semplice o, al contrario, inizialmente incomprensibile così come al comportamento di un singolo personaggio, ci sono sempre più possibilità di lettura. Più che un messaggio o un insegnamento, è una constatazione che deriva dall’osservazione del mondo in cui viviamo, vicino e lontano.
«Tutto questo apparentemente non ha senso, eppure deve averlo.»
«Ce l’ha» si limitò a dire al termine del mio racconto.
«Allora ti prego di spiegarmelo, perché io brancolo nel buio. E mi sto chiedendo se ho appena raccontato tutta questa storia alla persona giusta.»
- Senza voler rivelare troppo, ma parlando di servizi segreti, ti sei avvalso di fonti documentaristiche per poter approfondire il tema, come forza motrice della storia narrata?
Sì, sono temi che mi appassionano da molto e sui quali mi tengo abbastanza aggiornato da anni, ma questa volta li ho approfonditi attraverso uno studio rigoroso. Ho letto diversi libri di colleghi giornalisti esperti in materia, studiato inchieste pubblicate in Italia e all’estero e guardato serie tv selezionate, e ho anche contattato direttamente alcuni analisti. Sono temi che, per ovvi motivi, vengono trattati di rado e abbastanza superficialmente dai media. Iniziando a indagare ho scoperto storie interessantissime e maturato una visione nuova su alcuni temi.
- Come scrittore, ti senti in qualche modo diverso, più consapevole e/o maturo, sia nella forma stilistica sia nell’approccio verso la costruzione di una trama?
Sì, su entrambi i fronti. Per quanto riguarda lo stile, si tratta di un percorso costante, che si nutre di letture, scrittura e crescita personale. Sul fronte della costruzione della trama, mentre per Il caso Matias Ora per imboccare la direzione migliore avevo proceduto ponendomi varie domande ogni volta che arrivavo a un bivio narrativo, questa volta ho lavorato molto fin dall’inizio sull’architettura della storia.
- Cosa ti intriga maggiormente dell’introspezione psicologica in generale? Riscontri parallelismi e/o sfumature differenti nei rapporti sociali, nei legami fra le persone, pensando alla nostra epoca se messa in confronto con un passato nemmeno tanto lontano?
Come dicevo prima, le persone sono il più grande mistero in cui siamo immersi. L’introspezione psicologica è di conseguenza un percorso fondamentale di conoscenza di sé e degli altri. Forse viviamo nell’epoca più rivoluzionaria mai esistita dal punto di vista tecnologico e questo ha forti ripercussioni nel rapporto tra le persone. Da un lato, abbiamo inventato soluzioni che ci permettono di fare una miriade di cose dieci, cento o mille volte più velocemente rispetto a pochi anni fa, dall’altro abbiamo messo una moltitudine di filtri tra le persone e chiamiamo “connessioni” legami che sono molto più deboli che in passato. Eppure ciò che è dentro le persone, in profondità, non cambia: il rischio di cortocircuiti è notevole.
Lo tirai fuori e lo aprii alla lettera h. Una busta rosa mi scivolò tra le mani. Sul retro lessi il mio indirizzo scritto a mano, riconobbi subito la grafia.
- Una tua peculiarità davvero interessante è senza dubbio il saper “vedere” le parole dentro altre parole. Ovvero, è come se instaurassi con loro una sorta di “gioco” formale e psico-conoscitivo, quando per esempio le anagrammi o ne prendi solo alcuni “dettagli” per svelare altro. Ti riesce facile scomporle e ricomporle, come fossero piccoli tasselli intercambiabili destinati a combaciare per arrivare a un nuovo senso, a una nuova verità? Quanto trovi stimolante e funzionale questo processo mentale riservato alle parole, per trovare nuovi significati?
È vero, giocare con le parole mi ha sempre divertito e stimolato molto, d’altra parte sono le “armi” più potenti che abbiamo. La Settimana enigmistica di papà quando ero bambino, il liceo, gli studi di comunicazione all’università… C’è sicuramente un filo rosso che ho continuato ad alimentare nel tempo. Le radici stesse delle parole hanno molto da raccontarci: il contesto in cui sono nate, le riflessioni che portano dentro, le connessioni tra mondi diversi. Possiamo comporle, scomporle e giocarci, hanno sempre qualcosa da insegnare.
- Quali progetti o idee hai maturato per storie future? Nell’ottica cinematografica, opteresti per un film o una serie tv?
A breve inizierò a lavorare su un nuovo romanzo: sto valutando due opzioni al riguardo, per ora preferisco non aggiungere altro. Prima, però, uscirà un manuale dal titolo Cena con delitto, in cui racconto com’è nata storicamente quest’esperienza, quali varianti esistono e come si costruisce questo gioco, dando spunti e suggerimenti a partire dalla mia esperienza personale lunga quindici anni. Il libro conterrà anche alcune trame pronte all’uso per chi vuole divertirsi con gli amici o in famiglia. Tornando ai romanzi, in ottica cinematografica, nonostante il fascino del grande schermo, opterei per una serie tv, maggiormente in sintonia con il ritmo e i numerosi colpi di scena dei miei thriller.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Luca Casadei, in libreria con “Una seconda possibilità”
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