L’uccisione di una bestiola da parte di un animale, destinato a morire per il veleno che gli viene iniettato, diventa allegoria di un presente dove serenità e armonia sono illusorie.
È questo il tema di Stanotte, una poesia di Franco Fortini pubblicata nel 1985. Dapprima fu edita con il titolo L’animale, che nel 1994 passò a indicare la prima sezione di sette testi della raccolta Composita solvantur in cui è stata inserita.
“Stanotte”: testo della poesia di Franco Fortini
Stanotte un qualche animale
ha ucciso una bestiola, sottocasa. Sulle piastrelle
che illumina un bel sole
ha lasciato uno sgorbio sanguinoso
un mucchietto di visceri viola
e del fiele la vescica tutta d’oro.
Chissà dove ora si gode, dove dorme, dove sogna
di mordere e fulmineo eliminare
dal ventre della vittima le parti
fetide, amare.
Vedo il mare, è celeste, lietissime le vele.
E non è vero.
Il piccolo animale sanguinario
ha morso nel veleno
e ora cieco di luce
stride e combatte e implora dagli spini pietà.
“Stanotte”: parafrasi e struttura della poesia
Questa notte un animale ha ucciso una bestiola davanti a casa mia. Sul pavimento illuminato dal sole ha lasciato un segno pieno di sangue, un mucchietto di interiora viola e la vescica contenente il fiele giallo della vittima. Chissà dove ora si gode il pasto, dove dorme, dove sogna di afferrare la nuova preda e strappargli dal ventre gli organi interni maleodoranti. Vedo il mare azzurro, le vele sembrano serene ma non è vero. Il piccolo animale feroce ha morso il veleno ed ora reso cieco dall’agonia urla, si dibatte, chiede pietà dalle spine.
Schema metrico libero: sedici versi irregolari con quattro endecasillabi situati nei punti chiave di ferocia e sofferenza: uccisione (v. 2), scoperta dei brandelli della vittima (v. 7), pensiero della prossima uccisione (v. 11), immagine biblica della vittima agonizzante la cui morte “tra spini” sembra una punizione (si ricordi il X agosto di Pascoli).
“Stanotte”: analisi della poesia
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Dietro l’immediatezza descrittiva si cela un’allegoria del presente all’insegna di un pessimismo radicale che segna la raccolta Composita solvantur, pubblicata nel 1994, nello stesso anno della morte dell’autore.
La poesia è costruita sul contrasto. Da un lato c’è la morte di due animali che, uccidendosi a vicenda nella lotta per la sopravvivenza, rendono impossibile distinguere la vittima dal carnefice. Dall’altro c’è la bellezza oleografica di un paesaggio marino solcato dalle vele che si rivela illusorio. Sulla scia di un allegorismo antichissimo, dietro gli animali ci sono gli uomini che, uccidendo, non estirpano il male, ma ne diventano complici. In chiusura è l’animale ad essere antropomorfizzato nel e dal dolore.
Composita solvantur: significato del titolo della raccolta poetica
“Si dissolvano le cose che stanno insieme” è l’ultimo verso dell’epigrafe sulla tomba a Cambridge di sir Francis Bacon (1561-1626), il filosofo empirista che diede un contributo decisivo alla nascita del metodo scientifico. La raccolta pone al centro il motivo della dissoluzione, di un processo trasformativo della vita umana, animale, vegetale. E si attesta su un pessimismo radicale che fa capo all’esperienza della morte, alle sorti del mondo, alla possibilità di cambiamento che però non esclude l’impegno politico, da consegnare in eredità alle nuove generazioni. Quelle che nel componimento La gronda sono rappresentate da una rondine che, senza esserne travolta – seppur involontariamente – dà il colpo risolutivo per far crollare un vecchio edificio in cui non è difficile ravvisare un sistema intero.
L’attenzione alla gioventù, alla scuola, alla formazione è una costante del riflessione fortiniana sorretta anche dalla sua attività di insegnante. Il titolo consente un’ultima osservazione sui modi verbali particolarmente cari all’autore. Qui “solvantur” è un congiuntivo esortativo latino: tutte le raccolte di Franco Fortini sono costellate da imperativi e infiniti prescrittivi, i modi verbali scelti da chi mira a modificare lo status quo con un ordine, un invito, un consiglio. La sua è una scelta stilistica precisa posta a cavallo tra una volontà formativa etico-politica e l’attesa di un effetto concreto, un gesto o un’azione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Stanotte”, una poesia di Franco Fortini dal finale inaspettato
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