Domani 16 giugno, a Trieste come a Dublino, sarà di nuovo Bloomsday, la festa di James Joyce. Incontri, letture, spettacoli, appuntamenti animeranno l’edizione alle porte, dedicata a Nestore, il secondo capitolo dell’Ulisse.
L’entusiasmo dei lettori contemporanei è del tutto simile all’emozione di un ammiratore specialissimo dello scrittore irlandese: Francis Scott Fitzgerald (nel 2026 ricorreranno i 130 anni dalla sua nascita), nel 1928, non fa mistero della sua passione per le vicende di Leopold Bloom e Molly. Joyce, il suo idolo letterario, si trova a Parigi. Lui però è troppo timido per organizzare un incontro. Ma la capitale francese degli anni ’20 è un luogo dove i sogni diventano realtà. A realizzare quello di Fitzgerald ci pensa allora Sylvia Beach, libraia fondatrice del mito parigino di Shakespeare & Co ed editrice. E in questo caso tramite per un incontro eccezionale. Galeotta, è il caso di dirlo, fu la cena.
L’incontro tra Scott Fitzgerald e James Joyce
È il 1928 (luglio o, stando a una più recente ricostruzione, il 27 giugno dello stesso anno) e l’episodio, per il rilievo delle personalità coinvolte e per l’eccezionalità delle circostanze, è testimoniato dal materiale conservato negli archivi della Princeton University.
Joyce è in piena promozione del suo Ulisse, finalmente edito da Sylvia Beach. Fitzgerald si definisce il suo più devoto ammiratore. Immaginiamo l’emozione quando riceve un biglietto, un promemoria che recita più o meno così:
Caro Scott Fitzgerald, non dimentichi che lei e la Signora Fitzgerald siete attesi a cena con noi il prossimo mercoledì alle 20, (per incontrare i signori Joyce) e contiamo sulla Vostra presenza.
C’è anche l’indirizzo di Miss Beach, che da buona padrona di casa cura ogni dettaglio:
Con Adrienne abitiamo al 18 di Rue D’Odeon al quarto piano, niente ascensore.
Quattro piani di scale a piedi non potrebbero fermare Fitzgerald che risponde a breve giro di posta:
Cara Miss Beach, naturalmente verremo con il più grande piacere possibile.
Lui e Zelda non mancheranno. Stando alle testimonianze, lo scrittore sarebbe sopraffatto dall’incontro. E anche un po’ alticcio. Tanto da inchinarsi al cospetto di Joyce e chiedergli:
Come ci si sente, signore, ad essere un grande genio? Sono così emozionato nel vederla, signore, che potrei piangere.
Abbastanza da soddisfare l’ego di chiunque. Eppure l’autore del Grande Gatsby è sincero nella sua ammirazione. Tanto che immortala di suo pugno la serata in una vignetta nella prima pagina di un’edizione dell’epoca del suo libro più famoso e la regala a Sylvia.
Lei e Adrienne sono raffigurate in veste di sirene ai due lati del tavolo, mentre Fitzgerald disegna sé stesso in ginocchio di fronte a Saint Joyce, di cui intravediamo solo occhiali e baffetti, sormontati da un’aureola. Con onestà intellettuale sul tavolo ci sono parecchie bottiglie a testimoniare il clima conviviale. Peccato non possedere memoria della conversazione: di cosa avranno parlato? Di letteratura, ovviamente.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Sono così emozionato che potrei piangere”: quando Scott Fitzgerald incontrò James Joyce
Naviga per parole chiave
Cultura James Joyce Francis Scott Fitzgerald Curiosità per amanti dei libri News Libri Storia della letteratura
Lascia il tuo commento