- Autore: Jacopo Iannuzzi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Jacopo Iannuzzi, scrittore trentino classe ’93 vincitore della XXXVI edizione del Premio Italo Calvino con White People Rape Dogs (Einaudi, 2024), è tornato in libreria con il suo nuovo romanzo Siro, edito a marzo 2026 nel catalogo di Mercurio Books.
Quando ti manca un amico ti mancano tutti. In due si è testimoni. Da soli si è soltanto un’idea, introspezione e nient’altro. E a quel punto non basta un inchino, un addio, per dirsi tristi abbastanza. A quel punto bisogna morire.
C’è un prima e un dopo, nella vita di Siro, un evento spartiacque che gli divide in due l’esistenza come una ferita che non sa rimarginarsi. E c’è una guerra, devastatrice, che ha ridotto la terra e, più in particolare, la città in un campo di lamiere, sul quale scorrazzano pattuglie e fuggiaschi, una popolazione inzombita costantemente alla ricerca di qualcosa. Nell’orrore e nella desolazione di questo conflitto totale, probabilmente l’ultimo che il genere umano conoscerà, quello che ne decreterà la scomparsa, Siro soffre e perde la bussola dopo la scomparsa di Bordel, l’amico speculare e complementare di una vita.
Jacopo Iannuzzi compone sprazzi di descrizioni alternando il mondo di prima a quello di dopo. Siro e Bordel crescono in un contesto rurale, abituati a condividere i giochi e le osservazioni del mondo sempre in due. Il loro è un destino giovane, alla ricerca di senso e significato e soprattutto dell’azione, del movimento. Così, dopo il primo passo che li spinge, sempre in binomio, a raggiungere la città per iscriversi all’università, è con foga cieca che si arruolano nell’esercito, rispondendo a una propaganda abietta. Cos’è che cercano nella guerra? Un senso alla vita, il sublime, “una storia a cui posso[no] partecipare”.
“Bisogna accettare che le cose possono accadere o non accadere” disse il bandito, una sera che rimasero da soli e li prese in simpatia. “Ma se accadono lo fanno entrando in contatto nella loro parte più esterna, l’avanguardia che offrono all’esterno come difesa. Non c’è via di mezzo: o sulla fortezza scrutando l’orizzonte tremulo, o nel tuo caldo letto di città a morire di inedia.”
Non si hanno troppe coordinate dell’orizzonte distopico nel quale il romanzo è immerso; è come se Iannuzzi ci facesse penetrare dentro l’orrore della guerra e della distruzione universali, scevri da specificità. Un’immersione ancora più acuita dalla prima persona del singolare con la quale Siro descrive la landa nella quale si muove, priva di punti di riferimento; d’altronde il romanzo si apre proprio col risveglio del protagonista da una detonazione, in una confusione così totale da non sapere nemmeno il proprio nome, da toccarsi il corpo come a doverlo recuperare, dopo averlo perduto. La sua è così una ricerca di Bordel, perduto – così si percepirà a un certo punto – durante un attacco massiccio alla sua postazione, e raggiungerlo diventerà l’unico scopo del peregrinare di Siro.
Risalgo in cerca di un luogo da cui osservare l’orizzonte, in cerca di ciò che solo gli eventi possono permettere: un domani in cui durare. […] Non ho più paura che la terra si divida e mi inghiotta, vivo già pieno di paura nel fondo di una crepa, guardando il cielo ingiallire lassù. […] La nostalgia è una rinuncia al terrorismo del caso. Un sentiero di revoche, a ritroso nelle probabilità, pieno di dubbi e rimorsi.
Ma io lo so che non c’è nostalgia nel percorso che conduce a sé stessi, che non si può avere nostalgia del destino.
Per questo non piango, per questo tutto invece piange per me.
Fra decine di incontri anonimi e desolanti, con un susseguirsi di immagini potenti – il sangue che si fa ora lame ora piume direttamente nelle vene, una serie smisurata di risvegli che mostra un mondo sempre diverso e sempre opprimente -, lo stile di Jacopo Iannuzzi ci conduce così, in un romanzo breve ma intensissimo, dentro la testa del protagonista, liberata a causa dell’orrore e dell’insignificanza del contesto distopico di librarsi a riflessioni sparse, oscillanti fra il senso e l’assenza di quest’ultimo. E con lui andremo alla ricerca del suo compagno, lettori e lettrici anche noi in cammino verso una trebisonda che si fa sempre più sfuggente, un’uscita da un labirinto asfissiante che forse di uscite non ne ha.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Siro
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