Sacro fuoco
- Autore: Emmanuel Venet
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Prehistorica Editore
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788831234450
Se fosse esistita davvero e non se la fosse inventata di sana pianta Emmanuel Venet fra le pagine del suo Sacro fuoco (Prehistorica editore, 2026), Pontorgueil farebbe bella mostra su tutte le guide turistiche Michelin della Francia, occupando almeno due pagine ricche di foto, orari di apertura al pubblico e inserti storico-artistici a pie di pagina. Non che la cittadina abbia chissà quale forza attrattiva per viverci, anzi sguazza in una situazione assai comune alle realtà di provincia e poco allettante, così riassunta verso la fine del romanzo:
un tasso di disoccupazione del quindici per cento, un reddito medio per nucleo familiare di appena milleseicento euro al mese, una popolazione sempre più vecchia e un bilancio comunale in crisi.
Il fatto è che, al cuore del suo ipotetico centro storico, svetta una cattedrale da manuale di storia dell’arte. Il capitolo 3, degno di una digressione in pieno stile Victor Hugo, ce la descrive fin nei minimi particolari, fra leggende del terzo secolo dopo Cristo e reliquie lussuosamente conservate, transetti e facciate, capriate, biblia pauperum sul portone, parti dell’organo, trifori, campanili, finestre ogivali e torri. Sempre seguendo il gioco dell’ipotetica sua esistenza, Pontorgueil avrebbe anche occupato per settimane i servizi del telegiornale e i social; un 15 aprile infatti, nove anni esatti prima dell’incendio di Notre Dame, quel capolavoro inimitabile dell’architettura religiosa è stato completamente raso al suolo da un incendio, e le fiamme l’hanno definitivamente cancellato dalla faccia della terra.
È attorno a questo rogo, al quale non si fatica ad appioppare l’aggettivo doloso, che ruota tutto il romanzo, arrivato in Italia nella felicissima traduzione di Alice Laverda. Pontorgueil non è di certo una grande metropoli, ma contiene in sé tutti gli immancabili tipi umani per tracciare uno spaccato fatto di incapacità e pettegolezzi, xenofobia e malaffare da provincia, tradimenti, passioni, ribellioni adolescenziali, crisi familiari e il vano blablabla politico da elezioni municipali. Emmanuel Venet (di cui si consiglia caldamente anche la lettura del suo precedente romanzo, Fila dritto, gira in tondo, sempre per Prehistorica editore) ci mostra con grande capacità stilistica tutta la rete di rapporti fra i cittadini, sui quali svetta preponderante la figura del parroco. Così si legge nell’incipit:
Il primo incendio che padre Philippe Lardent si ritrovò ad affrontare gli divampò nelle mutande domenica 26 giugno 1988, in occasione del battesimo di Grégoire Mourron: Marie-Ange, la madre del neonato, quel giorno indossava un abitino estivo verde mela dalla scollatura profonda, e risplendeva come una madonna. La lieve pancia da giovane puerpera e il petto opulento esprimevano tutta la gioia di presentare in pubblico, al braccio del marito, il frutto dei loro ardori sessuali. Soggiogato, Lardent sentì nascere un principio di erezione che gli valse delle associazioni d’idee salaci al momento di invitare i fedeli a rinunciare a Satana, alle sue opere e alle sue seduzioni.
Alla relazione insieme fedifraga e opposta ai dettami della Chiesa si incasellano, col susseguirsi dei capitoli, altri innumerevoli destini dei concittadini, fra nomi parlanti (se al sacerdote calza a pennello il cognome Lardent, non è da meno quello di Lubrique per il “viscido imprenditore”, come sottolinea Luca Bevilacqua nella postfazione) e malattie genetiche del tutto inventate; ma lo spaccato è quantomai veritiero e fa sorgere i brusii delle conoscenze e degli scontri della vita di provincia. Poi, immancabile nella realtà così come nella finzione, anche l’orrore degli istinti più bassi delle comunità: ne deve fare i conti Muki, un extracomunitario dal passato indicibilmente difficile che mostra come il passo da “diverso” a “capro espiatorio” sia meno lungo di quanto si pensi e sul capo del quale, ovviamente, cadono accuse e decisioni del tribunale.
Emmanuel Venet non costruisce una mera indagine attorno a un cataclisma del patrimonio artistico, ma va oltre e sembra quasi poter continuare all’infinito, con la materia che impasta nelle sue pagine. Sacro fuoco inizia ben prima del rogo della cattedrale e va lontano nel futuro; d’altronde, con le macerie e le ceneri qualcosa si deve pur fare. Così gli anni passano, gli ardori (fiamme ovunque, in questo romanzo) si riaccendono ma ugualmente si consumano e spengono, l’adolescenza passa il testimone ai dubbi della maturità e pure della bellissima cattedrale si inizia sempre di più a parlare al passato, pur col problema di come chiudere il caso e di cosa fare di quella carie nel pieno cuore del centro cittadino. L’unica cosa a non spegnersi, purtroppo, è la superficiale bestialità umana, come quella di un’intera giunta comunale che rischia di approvare il progetto di costruzione, in quella terra letteralmente bruciata, di un bellissimo… centro commerciale.
Nel suo indispensabile Dysphoria mundi (Fandando, 2022), Paul B. Preciado fa dell’incendio di Notre Dame un punto di partenza non solo della sua riflessione, ma anche un cardine assai simbolico della mutazione (auspicabile? irreversibile?) del mondo, con la premessa di una tabula rasa. Adesso, nella chiesa più importante della Francia i turisti e fedeli sono tornati ad accedere, previe lunghissime file lungo tutto il sagrato. La cattedrale di Sacro fuoco non sarà rimessa a nuovo, ma il suo incendio, nelle frasi di Venet, pare invece fare da preludio a una corsa verso il nuovo, tanto sterile quanto ripetitiva; non resta, allora, che immergersi nelle sue pagine per ammirare il brulichio sempre affascinante degli esseri umani, quando si incontrano e scontrano fra di loro.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Sacro fuoco
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