Richard II: The Entry of Richard and Bolingbroke into London, [Act V, Scene 2]. (James Northcote, 1793)
Il Riccardo II, che William Shakespeare compone intorno al 1595, è un dramma storico in cinque atti che, attraverso la parabola discendente del protagonista, raccontata lasciando spazio soprattutto alla sua complessa introspezione psicologica, affronta serie e difficili tematiche sul potere e il senso della vita.
La deposizione di Riccardo, ultimo dei Plantageneti, ad opera del cugino Enrico Bolingbroke segna il tormentoso passaggio dal concetto di regalità per gratia dei, ovvero per diritto divino, tipico del Medioevo, a una visione politica decisamente più moderna/rinascimentale, che prende in considerazione prima di tutto il volere del popolo.
Vediamo la trama dell’opera e analizziamo la complicata personalità di Riccardo, considerato il personaggio shakespeariano che più di ogni altro anticipa Amleto.
“Riccardo II”: la trama
Il Riccardo II si articola in cinque atti: ecco la trama di ciascuno.
Atto I. La tragedia prende avvio dalla contesa che viene a crearsi fra Enrico Bolingbroke, cugino del re, e Thomas Mowbray, che il primo accusa di tradimento e dell’assassinio del Duca di Gloucester. In un primo momento Riccardo II tenta di farli rappacificare, ma non riuscendoci indice un duello che poi ferma all’ultimo momento. Per punire la condotta dei due contendenti, li manda entrambi in esilio, Mowbray a vita, Bolingbroke per dieci anni (poi ridotti a sei). Quando muore Giovanni Gaunt, padre di Bolingbroke, con un atto di indubbia prepotenza il sovrano confisca tutte le ricchezze e le terre dei Lancaster per poter finanziare la sua guerra in Irlanda.
Atto II. Mentre il re è impegnato nella campagna in Irlanda, nei suoi confronti cresce il malcontento: da una parte il popolo non sopporta la sua cattiva gestione, dall’altra i nobili non hanno preso affatto bene la prepotenza con la quale si è impadronito dei beni dei Lancaster. Intanto Bolingbroke sbarca in Inghilterra e reclama i suoi titoli. Ad accoglierlo trova molte persone entusiaste, a cominciare dagli aristocratici, che decidono di unirsi a lui nella comune battaglia contro Riccardo. Quest’ultimo torna dall’Irlanda e trova inquietanti cambiamenti che non gli giovano affatto: l’esercito è completamente allo sbando, il Duca di York è passato dalla parte del cugino e il suo potere, ormai, è del tutto compromesso.
Atto III. Fanno parte dell’atto III alcuni dei passaggi più poetici della tragedia. Rifugiatosi nel castello di Flint, alla fine Riccardo è costretto ad arrendersi a Bolingbroke. Sconfitto e abbandonato da tutti, l’ormai ex sovrano si lascia andare a un monologo che è una profonda e commovente riflessione sulla natura del potere terreno; è adesso che egli pronuncia l’iconica frase "sediamoci sulla nuda terra a recitar le tristi storie della morte dei re". Alla fine decide di andare a Londra per sottomettersi al vincitore.
Atto IV. Bolingbroke si impadronisce del trono e diventa il nuovo re con il nome di Enrico IV. Condotto in Parlamento, Riccardo è costretto a leggere davanti a tutti l’elenco delle colpe che gli vengono attribuite in modo da rendere legittima la sua abdicazione. A questo punto c’è una scena celeberrima, quella in cui l’ex monarca si guarda allo specchio e poi lo frantuma, in quanto è perfettamente consapevole che il suo potere non esiste più. Intanto alcuni suoi fedelissimi, come l’abate di Westminster, cominciano a complottare contro Enrico.
Atto V. Enrico IV viene a conoscenza di una congiura capeggiata da Aumerle, figlio di York, e diventa furioso. Sbollita la rabbia iniziale, decide di perdonare il ragazzo ma condanna a morte gli altri traditori. Riccardo, intanto, è prigioniero nel castello di Pontefract. Exton, un sicario, fraintende quanto detto dal nuovo re, quindi entra nella prigione e uccide Riccardo. Quando il corpo esanime di quest’ultimo viene condotto a Windsor, Enrico IV è dilaniato dal rimorso, punisce severamente l’assassino e annuncia un viaggio in Terra Santa per espiare le sue gravi colpe.
“Riccardo II”: tematiche principali
Intorno al nucleo narrativo del Riccardo II, che consiste nella rappresentazione del drammatico declino di un sovrano e l’ascesa di un altro, si snoda tutta una serie di complesse tematiche per lo più di argomentazione filosofica ed esistenzialista.
Nella triste e inesorabile caduta del re nel Riccardo II, si esprime il tramonto di un’intera epoca e di un’idea di governo che era rimasta pressoché immutata per secoli: dalla concezione del monarca come "unto del Signore" si passa a una visione dell’autorità decisamente più moderna, fondata essenzialmente sul pragmatismo, sulla strategia e sul consenso popolare. Riccardo impersona l’investitura per diritto divino, Bolingbroke, invece, il nuovo principe, calcolatore, cinico e pratico.
Deporre un re consacrato potrebbe equivalere a un sacrilegio e portare conseguenze catastrofiche. Sulle vicende che hanno condotto alla fine del regno di Riccardo e all’inizio di quello di Enrico, Shakespeare solleva dubbi sia politici che morali: pur ammettendo l’inadeguatezza di un sovrano legittimato, è ammissibile la ribellione nei suoi confronti? Il Riccardo II suggerisce l’idea che una siffatta insurrezione porta inevitabilmente al caos e alle lotte intestine.
Riccardo è senza dubbio inadeguato come monarca, poiché nelle situazioni si dimostra spesso debole e incapace, ma proprio nel momento in cui perde il potere materiale e si spoglia dell’identità politica, viene fuori la sua vera natura, che è quella di un sognatore visionario e poetico; quando perde la corona, infatti, egli si riscopre uomo, come chiunque altro soggetto a fragilità, malattia, morte. Il monologo con cui si mostra al mondo come vittima sofferente, abbandonandosi a intime meditazioni sul senso della vita, è la parte liricamente più alta della tragedia e una delle pagine più belle del teatro di ogni tempo.
La messa in scena del Riccardo II all’epoca di Shakespeare fu piuttosto azzardata (e infatti la scena della deposizione venne spesso censurata), poiché i contemporanei vi riscontrarono parallelismi con l’allora regina di Inghilterra Elisabetta I (lei stessa si immedesimava in Riccardo). Quest’ultima, oggi considerata un’ottima regnante, subì sempre forti pressioni e critiche malevole per la mancanza di eredi diretti che potessero garantire una successione veloce e non problematica.
“Riccardo II”: la metamorfosi di un sovrano
Il Riccardo II è considerato il più poetico dei drammi shakespeariani. Sebbene il testo sia equamente diviso fra la trattazione del protagonista e quella del suo antagonista Bolingbroke/Enrico IV, il cuore della tragedia è rappresentato da Riccardo, un personaggio lirico e complesso in cui gran parte della critica vede l’antesignano di Amleto.
Come già anticipato, questa è la tragedia della transizione, in cui avviene il doloroso ma commovente passaggio da un’ottica medievale del potere, dunque calato dall’alto perché di origine divina, a una concezione più moderna fondata sul consenso "dal basso", in quanto proveniente dal popolo, nonché sul pragmatismo e la forza militare (più simile al Principe di Machiavelli). Nel bene e nel male, tuttavia, come ribadito più volte, Riccardo II è il pilastro intorno al quale si muovono personaggi e vicende.
Il re è senza alcun dubbio un debole e un narcisista, per di più circondato da una schiera di adulatori, ma all’interno della storia subisce una metamorfosi che lo rende una delle figure teatrali più intense e commoventi di sempre. La trasformazione si verifica quando Riccardo viene spodestato da Bolingbroke: il monarca perde la corona ma guadagna l’auto consapevolezza della propria umanità, bellissima nella sua vulnerabilità e nella sua capacità di raggiungere vette poetiche e filosofiche che prima sarebbero apparse impossibili.
Ispirandosi, inoltre, a quanto scritto da Ernst Kantorowicz nel libro Due corpi del re, molti vedono in Riccardo la scissione fra il corpo politico, quindi sacro e immortale, e quello naturale o fisico, che ovviamente è incerto e mortale; la separazione fra i due provoca sofferenza al re, che però alla fine scopre di essere soltanto un uomo e dà il meglio di sé.
Dal punto di vista lirico questo passaggio dell’opera è sublime, e se è vero che Bolingbroke, da pragmatico e spregiudicato uomo d’azione qual è, vince da un punto di vista politico, è altrettanto inconfutabile che è con Riccardo II artista e poeta che Shakespeare ci regala una delle sue figure più attuali e immortali.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Riccardo II”: trama, personaggi e analisi della tragedia di William Shakespeare
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