Risale all’aprile del 2008 il primo volume del libro di Augusto Burlon e Laura Pontin Rettori veneti a Feltre (con note araldiche), edito dall’Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali, numero 33 della Serie "Storia". La ricerca riguarda i podestà veneziani di Feltre nel periodo che va dal 1404 al 1547.
Per ogni casata viene innanzitutto presentato lo stemma, seguito dalla rassegna, in ordine cronologico, dei rettori dati a Feltre. Di ciascuno di essi sono illustrate le principali azioni svolte per il territorio e le iniziative promosse, considerate sia nel contesto cittadino che in rapporto alla politica della Serenissima. Si tratta di un testo compilativo, evidentemente da consultare come fosse un’enciclopedia, andando all’occorrenza a leggere le singole voci secondo necessità.
Venendo al contenuto, le pecche del testo, purtroppo, iniziano già dalla prima pagina, con l’utilizzo da parte di Laura Pontin dell’espressione “Repubblica di San Marco” (in realtà nome ufficiale della repubblica veneziana del 1848) per indicare la Serenissima, che – a differenza del governo di Daniele Manin – non ha mai utilizzato questo appellativo. Per essere precisi, ci sarebbe anche da dire che lo Stato Veneto non “crollò definitivamente sotto l’avanzata delle truppe francesi” nel 1796 (come asserito qui), bensì il 12 maggio 1797: il ’96 è solo l’anno dell’invasione dell’esercito straniero. Anche la seconda frase riporta un errore: “La serie rettorale parte dal 1404, anno della donazione a Venezia”. L’impiego del vocabolo “donazione” per descrivere l’ingresso di Feltre nei dominii veneti è uno scivolone: il termine adeguato è “dedizione”. Nel caso di Feltre, parlare di “donazione” (parola che non ci risulta mai presente nei documenti antichi) a Venezia è storicamente scorretto, perché di fatto le città non si consegnavano come beni offerti senza condizioni. Il termine giusto è invece “dedizione”, che indica un atto formale, un negoziato, un patto con cui una comunità, pur trovandosi in posizione di inferiorità, sceglie di porsi sotto il dominio di un potere più forte stabilendo però precisi limiti e garanzie. Quando Feltre si diede a Venezia, non si annientò come ente territoriale né rinunciò integralmente a sé stessa: riconobbe la supremazia della Serenissima in cambio di protezione e stabilità, ma ottenne la conservazione di statuti propri e consuetudini locali. La Repubblica, dal canto suo, accoglieva la città nello Stato da Tera con un vero e proprio patto, asimmetrico ma pur sempre bilaterale, che definiva diritti e obblighi di entrambe le parti. Per questo è necessario insistere sul termine “dedizione”: esso descrive un rapporto politico regolato e contrattuale, non un gesto unilaterale o gratuito, e restituisce correttamente la natura dei processi con cui Venezia costruì il suo dominio sulla terraferma. Da qui si sarebbe dovuti partire per indagare i rapporti tra le autorità veneziane e la popolazione di Feltre.
L’introduzione al volume (che per la sua eccessiva brevità è piuttosto una premessa), sembra inoltre dare per scontato che molti documenti utili per leggere la storia dei rettori attraverso gli stemmi siano andati irrimediabilmente perduti, avvallando l’idea che non si possa andare oltre e apparentemente ignorando che molto ci sarebbe ancora da indagare anche solo nell’Archivio di Stato di Venezia (e in altri luoghi). Le biografie dei podestà, che risultano basate quasi solo su testi già editi, sono talvolta povere anche laddove notizie in più ci sarebbero. Ma, come riporta il titolo, si tratta pur sempre di semplici sintesi.
Riguardo la forma, si nota talvolta la differenza di stile tra i due autori, con la dottoressa Pontin che in alcuni passaggi mostra incertezze nell’uso della punteggiatura, meglio i capitoli dell’araldista Augusto Burlon (studioso con una più lunga esperienza). Dispiace pure per le ripetizioni evitabili: in un libro con questa impostazione – destinato a essere consultato “a salti” – ripetere a ogni singola menzione che Antonio Cambruzzi fu uno storico può essere inevitabile, ma leggere due volte la parola “periodo” (di cui esistono molteplici sinonimi) nella stessa frase non è un fatto particolarmente piacevole e (sommandosi agli errori di battitura) rafforza nel lettore l’idea di un lavoro pubblicato in fretta, senza revisionare con cura le bozze di stampa. Un difetto comprensibile se si trattasse della fatica di un piccolo editore locale che fa il possibile con le forze a sua disposizione, ma difficile da digerire quando si ha davanti un saggio pubblicato col contributo della Regione Veneto e avendo alle spalle un istituto di ricerche. Il tasto dolente è la qualità delle immagini, scarsissima, che azzoppa uno strumento importante come un libro sugli stemmi.
Si tratta di un’opera tutt’altro che definitiva, e – possiamo aggiungere – di un’occasione mancata. Al momento, comunque, lo studio rimane utile e può rappresentare una prima raccolta di informazioni per passare, potenzialmente, a un livello successivo. Non ho proseguito la lettura con il tomo II, uscito successivamente.
- Autori: Augusto Burlon e Laura Pontin
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Rettori veneti a Feltre (con note araldiche)
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