Quando una rassegna di Cinema d’Autore propone la scoperta o la rilettura di alcuni romanzi dimenticati o poco conosciuti, ha pure lo scopo di aumentare l’interesse per la lettura e la ricerca di opere, a volte, considerate di nicchia.
Le biblioteche lombarde delle cittadine di Lacchiarella e di Vermezzo con Zelo, con le loro Biblioteche appartenenti al circuito della Fondazione Per Leggere, che ha concesso il patrocinio, hanno scelto di promuovere la lettura organizzando cicli di sei incontri con presentazione del romanzo, analisi dei testi, visione cinematografica, differenze sostanziali tra libro e soggetto filmico e discussione finale con il pubblico. Un mix tra cineforum e gruppo di lettura, destinato non necessariamente a cinefili e a booklovers. Obbligo delle biblioteche è stato quello di rifornire i propri cataloghi con i libri presentati durante i cicli.
Le serate, iniziate nell’autunno del 2025, si concluderanno nel prossimo maggio, e i cicli Dalla penna al proiettore e Letteratura e Cinema del ’900 sono condotti da me medesimo, che ho avuto il privilegio di scegliere le opere.
La scelta per entrambe le biblioteche è stata quella di individuare film poco trasmessi dalla rete e dalle televisioni, i cui soggetti sono tratti da romanzi che nel passato hanno goduto di buone critiche. Un aspetto di forte presa sul pubblico, su pellicole oramai datate e in bianco e nero, sono gli attori, all’epoca molto giovani, tra cui: Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Giovanna Ralli, Claire Bloom, Anna Karina, Shelley Winters, Romolo Valli, Paolo Stoppa.
I Cicli della rassegna
Per ogni rassegna sono stati scelti alcuni romanzi del Novecento le cui storie, conflitti sociali e sentimenti sono, a distanza di anni, ancora di grande attualità e per questa ragione potremmo considerarli, nel panorama intellettuale, dei “classici”. Ci sono i temi della povertà e della disuguaglianza, i temi della diversità, quelli della violenza, quelli della mediocrità e dell’invidia, quelli del consumismo tanto osteggiato e denunciato da Pasolini, i temi dell’ingiustizia sociale e quelli della bontà e dell’empatia.
A parte il film di Visconti, Lo straniero, le altre quattro pellicole sono in bianco e nero e ciò, nel tempo del colore sfrenato e delle finzioni prodotte dall’AI, è un valore aggiunto, se così si può dire, che immerge lo spettatore in una condizione sognante dove l’assenza di colore esalta i contrasti e i giochi di luce e ombra e stimolano la riflessione.
I libri e i film della rassegna
Si inizia con Totò il buono (1943) di Cesare Zavattini, che diventa Miracolo a Milano diretto da Vittorio De Sica nel 1951, considerato un capolavoro del neorealismo. Recentemente la pellicola è stata restaurata e presentata al Piccolo Teatro Strehler di Milano.
La storia del soggetto che ispirò il film è interessante, perché il primo soggetto di poche pagine, pubblicato nel 1940 sulla rivista “Cinema”, fu scritto da Zavattini e dal principe Antonio de Curtis, ovvero Totò, il grande attore e comico napoletano. Secondo alcuni critici l’iconico finale, realizzato da De Sica con gli effetti speciali, quello dei poveri baraccati che a cavallo delle scope volano nel cielo sopra il Duomo di Milano, sembra abbia ispirato la scena dei ragazzini sulle biciclette volanti nel film del 1982 E.T. L’extra-terrestre del regista Steven Spielberg.
Il Maestro di Vigevano (1962) di Lucio Mastronardi, secondo romanzo della cosiddetta trilogia dedicata alla cittadina pavese dal tormentato scrittore (il maestro folle) scoperto da Elio Vittorini, diventa nel 1963 un film diretto da Elio Petri e mantiene lo stesso titolo.
Protagonista è Alberto Sordi, che interpreta la vita modesta di un maestro elementare spinto dalla moglie a lasciare l’insegnamento per aprire una fabricchetta. Il romanzo e il film sono il ritratto della piccola borghesia perbenista di provincia che, sedotta dal mito dei danè fanno danè (fare soldi per fare soldi), attraverso l’industria delle scarpe, pensa ad arricchirsi e a sfoggiare il benessere consumistico.
La vita agra (1962) del grossetano Luciano Bianciardi, grande successo letterario, diventa nel 1964 un film diretto da Carlo Lizzani, e mantiene lo stesso titolo. Ed è definito dallo stesso scrittore la storia di una “solenne incazzatura” di un intellettuale scomodo che desidera fare la rivoluzione ma si arrende.
Nella pellicola di Lizzani c’è un cameo dedicato a Enzo Jannacci, come cantastorie in una trattoria della vecchia Milano.
Un borghese piccolo piccolo (1976), romanzo d’esordio dello scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami, diventa un film nel 1977 diretto da Mario Monicelli, mantenendo lo stesso titolo.
Pasolini lesse il manoscritto nel 1974 e lo definì “un bellissimo romanzo neocrepuscolare, atroce”. È la storia, ambientata a Roma negli anni Sessanta, di un padre, funzionario di un ministero, a cui viene ucciso, durante una rapina, l’unico giovane figlio, sul quale aveva investito grandi aspettative di vita e di carriera. L’epilogo è la vendetta: il padre del ragazzo scova l’assassino, lo rapisce, lo tortura e lo uccide.
Nicola Lagiola, nella prefazione, scrive che
Un borghese piccolo piccolo diventa un romanzo sulla fragilità dell’italiano medio a cui, sprovvisto di tutto, non resta che diventare un mostro.
Lo straniero (1942), celebre romanzo di Albert Camus, viene adattato nel 1967 con la regia di Luchino Visconti.
Il film venne considerato dalla critica uno dei meno riusciti del regista. Lo storico del cinema Morando Morandini lo giudicò “il meno riuscito e il più opaco film di Visconti”. Probabilmente Visconti, per tentare di rimanere il più possibile fedele alla spirito originario del romanzo e alla voce dello scrittore, non riuscì a tradurre con le immagini il linguaggio secco di Camus, che tratta un concetto difficile come l’assurdità dell’esistenza.
Per ultimo la pellicola Freaks, diretta nel 1932 dal regista Tod Browning. Il film è tratto da Spurs, un racconto breve del 1923 ambientato nel mondo circense scritto da Tod Robbins.
Il regista non fu fedele al racconto di Robbins, perché sono molte le differenze tra la trama della novella e la trama del film. Particolarità della pellicola è il casting, in quanto gli attori sono autentici “fenomeni da baraccone”: nani, gemelli siamesi, microcefali, donne barbute, uomini tronco. La pellicola ebbe una travagliata storia tra censura, scandali, tagli, ritiri, denunce e per decenni venne bandita dalle proiezioni pubbliche, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. La pellicola, che contribuì a distruggere la carriera di Browning, già regista di un fortunato Dracula (1931) interpretato da Bela Lugosi, fu rivalutata solo alla fine degli anni Cinquanta, considerata nella storia della cinematografia mondiale un cult-movie. La rivista statunitense “Entertainment Weekly” lo ha piazzato al terzo posto nella classifica dei cinquanta miglior “film di culto” di sempre.
In Italia il film, secondo il blog “24 Frames”, fu proiettato solo negli anni Settanta. Alcune immagini di Freaks sono state utilizzate da Bernardo Bertolucci nel suo film The dreamers nel 2003.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Dal libro al film: una rassegna di due biblioteche lombarde alla scoperta di grandi classici del Novecento
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