Da ormai diversi anni si discute della possibilità di tenere le scuole aperte anche durante l’estate. La richiesta arriva dalle molte famiglie italiane che si trovano in difficoltà nel gestire i figli nel periodo delle vacanze: le ferie dei genitori sono spesso limitate, e i centri estivi, quando disponibili, risultano talvolta troppo costosi. A questo si aggiunge la necessità di garantire a tutti i ragazzi – a prescindere dalle condizioni economiche dei genitori – pari opportunità di apprendimento e socializzazione anche fuori dall’anno scolastico.
Il progetto delle scuole aperte d’estate
Come riporta il libro La professione docente nella scuola autonoma (Anicia, 2012), curato da Luciano Molinari, Patrizia Felicioni e Cristina Sabatini, la scuola in Italia definisce un’offerta formativa in risposta ad una domanda, in attuazione del principio di uguaglianza sostanziale, in una visione di “servizio alla persona”.
Di recente si è iniziato a parlare di un progetto per l’apertura delle scuole in estate promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, un piano che presumibilmente sarà sostenuto con finanziamenti importanti e che dovrebbe rappresentare un primo passo avanti, offrendo agli studenti attività didattiche, ricreative, sportive e culturali nel periodo estivo.
Il Ministro Valditara ha sottolineato come queste iniziative saranno pensate per dare ai giovani un punto di riferimento durante i mesi estivi, un momento in cui spesso si rischia di perdere il contatto con la scuola e i compagni.
Proposte alternative: organizzare laboratori assumendo docenti aggiuntivi
Tuttavia, va riconosciuto che una modifica radicale del calendario “tradizionale” delle lezioni – spostando avanti la fine dell’anno scolastico con voti e valutazioni anche in estate – potrebbe generare diverse complicazioni e creare confusione, non solo per il personale scolastico ma anche per gli alunni.
Tra una parte dei docenti, però, sembra prendere piede l’idea di una proposta alternativa: mantenere l’attuale calendario, con l’anno scolastico che va da settembre a giugno, ma organizzare un sistema aggiuntivo e parallelo per i mesi estivi e, potenzialmente, anche per altri periodi di vacanza.
Da giugno a settembre le scuole pubbliche potrebbero quindi rimanere aperte, ma con un’offerta formativa differente, gestita da altri docenti, diversi rispetto a quelli che insegnano alle classi durante l’anno scolastico, e assunti appositamente. Con questi appositi docenti aggiuntivi le scuole potrebbero quindi organizzare, per i giorni di vacanza, dei programmi formativi composti da lezioni facoltative e senza valutazioni, che mirino innanzitutto ad aiutare gli studenti a colmare le lacune nelle materie in cui mostrano difficoltà.
Oltre a questo, i docenti specificamente assunti per i periodi di vacanza, secondo le loro qualifiche, potrebbero organizzare attività sportive, corsi di storia e cultura locale, teatro, musica, scrittura creativa e arte. Queste attività potrebbero essere chiamate “Laboratori scolastici estivi” per distinguerle dall’anno scolastico vero e proprio, sottolineandone il carattere opzionale e complementare.
Un’ulteriore idea potrebbe essere quella di replicare in misura ridotta questo modello anche durante altri periodi di vacanza e nei pomeriggi sotto forma di doposcuola, garantendo così la continuità, il sostegno educativo e la possibilità di apprendere durante tutto l’anno. In questa nuova logica di scuole aperte tutto l’anno potrebbe rientrare anche la proposta che abbiamo avanzato in un precedente articolo: quella di consentire una più ampia accessibilità alle biblioteche scolastiche impiegando come bibliotecari quei docenti che necessitano di completare le 18 ore settimanali di servizio, senza che debbano lavorare in più scuole (le COE, “Cattedre orario esterne”).
Riprendendo le parole del già citato volume La professione docente nella scuola autonoma, aprire le biblioteche scolastiche a tutta la cittadinanza confermerebbe la scuola “come servizio da rendere” non solo “alla persona del discente”, ma anche “al Paese, stante la sua natura di servizio pubblico”.
Come garantire le condizioni necessarie per andare a scuola nei giorni più caldi dell’anno
Ovviamente, per rendere possibile tutto ciò, è indispensabile che gli edifici scolastici siano adeguatamente attrezzati per affrontare il caldo estivo, con sistemi di aria condizionata che garantiscano il benessere degli studenti e del personale scolastico. Inoltre, è fondamentale potenziare e attrezzare gli spazi scolastici destinati allo sport: l’attività fisica non è un semplice momento di svago, ma un elemento essenziale per la salute e il benessere dei cittadini, una pratica che va coltivata sin dalla più tenera età.
Chiaramente, attuare tutto ciò richiederebbe un investimento significativo per assumere personale dedicato, oltre a una ristrutturazione e un generale ammodernamento degli edifici scolastici per garantire un ambiente confortevole e idoneo durante tutto l’anno.
In questo modo si potrebbe rispondere efficacemente ai bisogni di studenti e famiglie, da un lato aiutando gratuitamente i genitori in difficoltà e dall’altro senza stravolgere il sistema scolastico, mantenendo chiare le distinzioni tra l’anno scolastico, con le sue valutazioni e le pagelle, e le opportunità aggiuntive di apprendimento (e socialità) offerte durante l’estate e le altre pause.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Scuole aperte d’estate? Una proposta alternativa
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