- Autore: Claudio Galeazzi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Un’intera nazione al fronte, si legge nell’articolata ricostruzione del ricercatore di storia locale, Claudio Galeazzi, di quanto accaduto ottantatré anni fa in Italia e nel Lazio meridionale, in particolare. Pontinia 1943-1944. La guerra. Storia cronaca personaggi testimoni, volume elegante nella sua correttezza grafica, riccamente corredato di fotografie anche a colori, è pubblicato da Atlantide Editore, di Latina (ottobre 2025, 208 pagine).
Per i militari, la Seconda Guerra mondiale è stata esplosioni, velivoli ostili e scambi di pallottole, assalti ripetuti, ostinate difese. Anche i civili (da 85mila ad oltre 100mila vittime in Italia, in gran parte a causa di bombardamenti aerei) subivano le stesse minacce, pur senza partecipare ai combattimenti. In più, pativano lo spavento delle sirene d’allarme, l’attesa nei rifugi, il sibilo degli ordigni, le distruzioni. E questo oltre alla mancanza di ogni bene di consumo e in aggiunta alla fame, al freddo, alle malattie. Mai, prima del giugno 1940, la popolazione aveva sofferto un conflitto tanto devastante.
Galeazzi è un operatore storico culturale molto attento e sensibile al passato del suo territorio. È nato a Sabaudia (LT) nel 1946 e vive a Pontinia dal 1974. Laureato in lettere alla Sapienza di Roma, con Magistero in scienze religiose presso la Pontificia Università Lateranense, ha creato e dirige il Centro Studi di Storia locale Emigal-Sfinge. È stato consigliere e assessore alla cultura della Provincia di Latina, vice segretario generale e dirigente di settore nel Municipio di Pontinia, direttore della Biblioteca civica e del Museo sulla malaria. Ha pubblicato diversi libri di storia locale. È diacono nella Diocesi di Latina, già notaio del Tribunale Ecclesiastico dal 2013 al 2022 e per trentanni segretario della Commissione diocesana per l’arte sacra.
Precisa che questo su Pontinia e Latina in guerra è un lavoro rivolto ai addetti ai lavori: prima i fatti, solo a seguire i giudizi. L’agro pontino venne investito a fine gennaio 1944 dallo sbarco angloamericano ad Anzio e Nettuno. I Tedeschi riuscirono a contenerlo in un’area estesa per 25 km sul litorale e profonda dalla costa non oltre 11, ma in media limitata a 6-7 km dal mare. Il territorio venne liberato solo per lo sfondamento del fronte di Cassino, nell’ultima settimana di maggio, ma intanto aveva subito per quattro mesi la sorte di retrovia del secondo fronte italiano, con più di 20mila civili costretti a sfollare da nove comuni.
La parte saggistica e letteraria del lavoro, sostenuta da un consistente materiale documentale, come dimostrano i manifesti riprodotti a tutta pagina nel testo, propone storia generale, storia locale, ricordi e testimonianze diaristiche di protagonisti: don Bernardo Bianchi, parroco di San Felice al Circeo, Stella Carfagna, anziana di Priverno e il bravo allora quattordicenne Luciano Populin, sfollato a Pontina da Borgo Pogdora.
I giorni che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943 - annunciato dal maresciallo Badoglio senza dar luogo al minimo progetto di preservare il Paese, i cittadini e i militari dalla rabbiosa reazione tedesca - videro il disfacimento delle nostre forze armate di terra. Marina e Aeronautica. Con le loro unità e aviomezzi si divisero tra i blocchi opposti: fedeli alla Corona o alla Repubblica di Salò. Il re, la famiglia reale e il governo Badoglio erano fuggiti a Brindisi, porto pugliese verso cui si dirigevano i britannici sbarcati senza colpo ferire a Taranto. Altre truppe alleate combattevano invece duramente nella testa di ponte di Salerno, sul Tirreno, in Campania.
L’Italia era diventata un campo di battaglia, tra i Germanici e il resto del mondo, con tutto da perdere per i civili d’ogni età e genere. Gli eserciti stranieri si affrontavano sanguinosamente su varie linee successive, che tagliavano la penisola da ovest ad est. Le principali: la Gustav da Cassino a Ortona e successivamente la Gotica, lungo l’Appennino tosco-emiliano. I Tedeschi contendevano palmo a palmo il territorio italiano per tenere lontano il nemico dal cuore del Reich. Gli Alleati impegnavano i nazisti per trattenere nella penisola il maggior numero possibile di divisioni tedesche. Gli Italiani vennero così esposti
alle sciagure di ulteriori venti mesi di guerre, sottoposti alla duplice occupazione di truppe straniere, spesso indifferenti alle condizioni della popolazione civile e al patrimonio artistico, industriale e infrastrutturale italiano.
Galeazzi cita Kesselring e lo storico Erik Morris.
In un passaggio, si sofferma sulle operazione d’interdizione notturna di velivoli alleati che operavano isolati in profondità oltre le linee nemiche per colpire obiettivi specifici o a caccia di bersagli d’opportunità. Al buio, diffondevano il caratteristico rumore ronzante e un po’ dappertutto si diffuse l’abitudine di chiamarlo Pippo.
Non esiste in Italia un solo testimone della seconda guerra mondiale che non abbia mai sentito parlare di “Pippo”. Da nord a sud, le gesta di questo apparecchio notturno affollano i testi di storia locale e le testimonianze di chi c’era o di chi l’ha conosciuto attraverso i racconti successivi.
Un altro episodio che ricorre nei testi dell’autore e nei diari sono le “marocchinate”, gli stupri di massa della popolazione commessi dai soldati coloniali (goumier) del Corpo francese in Italia. Le violenze sessuali cominciarono in Sicilia dopo lo sbarco alleato del luglio 1943 e risalirono la penisola insieme a loro. Il massimo dell’abiezione venne toccato in Ciociaria, dopo lo sfondamento della Linea Gustav nella primavera 1944. Aggirato il fronte di Montecassino dai monti Aurunci, le truppe magrebine sciamarono nel territorio di Frosinone e Latina: vittime donne di ogni età, anche bambini, anziani e uomini che tentavano di difendere le famiglie. Nel solo piccolo comune di Esperia, si registrarono più di novecento violenze.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Pontinia 1943-1944. La guerra. Storia cronaca personaggi testimoni
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