- Autore: Lavinia Monti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
L’incertezza sul nostro futuro è un tema molto ricorrente nella produzione letteraria contemporanea, soprattutto di recente a causa dei profondi cambiamenti sociali della nostra epoca e della complessità delle dinamiche del mercato del lavoro, che rende difficile programmare la propria esistenza, soprattutto per le nuove generazioni. Ma l’incertezza è più bella (Giacovelli Editore, 2025) è un romanzo scritto da Lavinia Monti che esplora tale argomento con intelligenza e anche un po’ di ironia, quasi a voler stemperare la tensione e la preoccupazione per uno dei temi più scottanti della società contemporanea.
Protagonista del romanzo è Ludovica Giglioli, una ventiseienne romana di famiglia benestante cresciuta nel quartiere Vittoria in Via della Camilluccia nella zona di Roma Nord, che grazie al suo impegno, alla sua intelligenza e alla sua predisposizione per lo studio è riuscita a laurearsi e a essere ammessa per partecipare a uno stage della Commissione Europea presso la Direzione Generale Ambiente a Bruxelles. La nostalgia di casa dopo aver studiato a lungo in giro per l’Europa tra Erasmus e progetti vari tra Belgio, Francia e Austria comincia a farsi sentire, anche perché Ludovica è fidanzata con Edoardo, anche lui di famiglia borghese e in procinto di laurearsi, ed è stanca di vivere la sua relazione a distanza.
L’opportunità per fare ritorno a Roma le viene offerta dalla sua università, dove avrebbe la possibilità di iniziare il dottorato di ricerca e stare così vicina a Edoardo e alla sua famiglia. Decide così di rinunciare all’opportunità dello stage ,tra l’altro con prospettive economiche maggiori, e fa così ritorno dopo tre mesi a Roma, dove però è costretta a tornare a vivere a casa dai suoi genitori dopo tanta indipendenza e autonomia. Trovare un appartamento in affitto con i costi alti che ci sono per le case a Roma è troppo difficile e la convivenza con Edoardo, che da tempo i due hanno progettato, non può ancora iniziare, almeno finché lui non è laureato.
Inizia un periodo in cui Ludovica, anziché riuscire a progettare il suo futuro e cercare di trovare un po’ di stabilità sia economica che affettiva con il suo ritorno in Italia, si trova a dover fare con i conti con una situazione d’incertezza, quasi fosse tornata indietro nel tempo, al periodo antecedente alla laurea e persino all’Erasmus. In questa fase Ludovica comincia a riflettere sulla sua condizione, anche durante un salto temporale che il romanzo fa compiere ai lettori proprio poco dopo le descrizione del ritorno a Roma della protagonista.
Ludovica e Edoardo sono andati nel frattempo a convivere in un piccolo appartamento in via Prati della Farnesina, a pochi passi da Ponte Milvio, che hanno affittato e la loro vita sentimentale e non solo sembra forse aver subito una svolta positiva. Ma è davvero così? Tra frequentazione di vecchi amici, compresa la partecipazione al matrimonio in Toscana di Guglielmo e Daniela, ai quali Ludovica e Edoardo fanno da testimoni, incontri inaspettati di ex fidanzati e fidanzate dei due e una posizione lavorativa stabile che tarda ad arrivare per entrambi, iniziano per entrambi i dubbi sulla loro relazione e in generale sul loro futuro. Nonostante Edoardo si sia laureato e abbia trovato lavoro in una radio, mentre Ludovica stia iniziando la sua carriera come docente universitario dopo il dottorato nella stessa università dove si è laureata, sono molti i dubbi che attanagliano i due fidanzati, soprattutto Ludovica che nella coppia sembra il soggetto più sensibile, ma anche la persona più desiderosa di dare una svolta alla propria vita non accontentandosi ma cercando di inseguire fino in fondo i propri sogni e sentirsi davvero realizzata. Determinante per lei diventa una bella opportunità di lavoro che sopraggiunge e che ancora una volta la porta a trascorrere alcuni giorni all’estero e precisamente a New York, addirittura presso l’ONU, dove è invitata per una settimana a rappresentare l’Italia alla Commissione per lo sviluppo sostenibile, per affiancare con il ruolo di funzionario economico e finanziario un ambasciatore alle soglie della pensione, un certo Mariotti, in un convegno internazionale sull’ambiente al quale partecipano delegazioni di tutto il mondo. Occasione che stavolta Ludovica non si lascia sfuggire nonostante sia consapevole del momento di crisi della sua relazione con Edoardo, che però non può certo impedirle di partire.
La parte più bella del libro è il quinto capitolo, anche da un punto di vista stilistico oltre che che da quello emozionale, con una serie di meravigliose, minuziose e affascinanti descrizioni di New York e in particolare di Manhattan e dei vari quartieri presenti al suo interno, in cui viene narrato il viaggio di Ludovica nella Grande Mela. Tra dettagliati resoconti delle varie riunioni che si tengono nei giorni del Congresso e che dimostrano la padronanza, la competenza e l’esperienza in materia dell’autrice, dialoghi spassosi tra Ludovica e gli altri personaggi che incontra nel suo viaggio e autentici reportage delle varie anime che convivono all’ interno di New York, il romanzo tocca il suo apice e i momenti più romantici e suggestivi proprio in questo racconto di viaggio, dove non manca nemmeno l’elemento romantico.
Negli Stati Uniti infatti Ludovica incontra Marco Graziosi, collega di Mariotti e che lavoro alla Rappresentanza italiana presso le Nazioni Unite, rappresentante italiano presso le Nazioni Unite. Single, più grande di lei di alcuni anni con la sua serietà, la sua professionalità e la sua gentilezza da galantuomo di altri tempi, con il passare delle ore Marco comincia a fare breccia nel cuore di Ludovica. I due trascorrono anche dei bei momenti insieme da soli lontani dal lavoro con dei pranzi e delle cene in alcuni dei luoghi e dei quartieri più suggestivi di New York in cui la loro intesa e la loro attrazione a poco a poco si rafforzano tra silenzi, sguardi intensi, dialoghi intensi ma sempre misurati, garbati e senza che nessuno dei due si esponga e dichiari in modo troppo esplicito i propri pensieri e le proprie emozioni, in un gioco di non detti, di allusioni e complimenti molto complice ma sempre delicato e rispettoso dell’altro. Giunge però il momento in cui Ludovica deve ripartire per l’Italia e l’assale il dubbio se mettersi alle spalle questo incontro non sapendo nemmeno con certezza se è ricambiata nei suoi sentimenti tornando dal suo fidanzato e alla sua solita vita a Roma che sembra essere l’ipotesi più probabile per cui sembra propendere, oppure confessare tutto a Edoardo e rischiare mettendo in gioco la sua vita professionale e sentimentale. Il finale a sorpresa sembra quasi voler esaltare l’incertezza della vita come recita il titolo del romanzo e sottolinearne il valore che essa contiene, in quanto espressione di una vita che, anche senza punti di riferimento e stabilità assoluta, può essere appagante e farci sentire realizzati.
Lavinia Monti, nata a Roma, ha una formazione internazionale avendo fatto un Erasmus in Francia, preso un Master al College d’Europe, uno stage all’ ONU, un tirocinio alla Commissione Europea e un dottorato in diritti umani. Ha svolto attività di insegnamento e di ricerca, per poi proseguire il suo lavoro al Ministero degli Esteri come funzionaria della cooperazione allo sviluppo. Nel 2010 dopo aver vinto un concorso è entrata nel Ministero dell’Economia e delle finanze, dove ha ricoperto numerosi incarichi dirigenziali. Nel 2025 si è spostata al Ministero per l’Università e la ricerca, dove dirige l’ufficio per l’internazionalizzazione del sistema universitario. Ha pubblicato prima diverse opere di saggistica, per poi esordire in narrativa nel 2022 con La ragazza con l’Europa in tasca.
Questo romanzo denota una preparazione notevole dell’autrice su tutto ciò che attinge all’ambito delle relazioni internazionali, della diplomazia e delle dinamiche interne di questo ambiente. Il libro è composto da sei capitoli, ciascuno introdotto da citazioni tratte da opere di grandi autori tra i quali Virginia Woolf, Italo Calvino, Dino Buzzati, Wislawa Szymborska, Natalia Ginzburg e Oscar Wilde. Lo stile di scrittura sa spaziare dal colloquiale nei dialoghi e nelle descrizioni dei rapporti tra i personaggi e soprattutto tra quelli più giovani con una leggerezza, una semplicità ma anche con una freschezza di giovane scrittrice attenta osservatrice del linguaggio moderno e delle dinamiche sociali dei nostri tempi, essendo il libro ambientato all’inizio degli anni Duemila. Manca forse un po’ di caratterizzazione psicologica e descrizione di molti personaggi secondari, che potevano forse essere approfondite meglio essendo il romanzo focalizzato soprattutto sulla protagonista e oltretutto soprattutto sulle sue vicende professionali e sentimentali, mentre poco l’autrice si sofferma sui suoi rapporti con la famiglia e sulle figure dei suoi genitori, appena accennate. Altro punto un po’ debole del libro è la trama, perché al di là del contesto ben scritto e dello stile di scrittura oltre alle già citate meravigliose descrizione di New York, vero punto di forza del romanzo, la storia non riesce completamente a decollare perché i contenuti, nonostante le buone intenzioni e la presenza di personaggi interessanti, tutti simpatici e amabili, con esperienze di vita potenzialmente interessanti, si limitano all’ambito professionale e all’ambito sentimentale, con uno stile semplice un po’ romance, ma che non riesce a entrare nel profondo e ad emozionare del tutto. Nel complesso un romanzo discreto e un’esperienza di lettura gradevole quella di Ma l’incertezza è più bella, che vuole infondere un messaggio positivo, un’esortazione a vivere in pienezza la nostra esistenza, pur nelle tante difficoltà che soprattutto la società contemporanea riserva a ciascun essere umano e ad abbracciare la complessità e a saper affrontare il cambiamento, che ci permette di crescere e maturare.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ma l’incertezza è più bella
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