- Autore: Alberto Gottardo (a cura di)
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
“È l’alba di lunedì 24 maggio 1915, il nostro comandante Maggiore Angelo Bosi ci comunica lo stato di guerra. Siamo tutti elettrizzati, il morale è altissimo”. Alle 8:30 il cannone nemico batte verso Misurina, mietendo i primi morti e feriti tra gli alpini del Battaglione Cadore, ma non sembra scosso chi annota questi eventi, il fante Lorenzo Garatti, nel suo Diario di guerra . È un agile volume in brossura, pubblicato da il Prato, di Saonara-Padova (novembre 2025, collana “Tracce del Novecento”, 128 pagine), a cura di Alberto Gottardo, già ufficiale delle penne nere, presidente dell’Associazione che dal 1983 cura il Museo all’aperto del Monte Piana. Un libro nitidamente e fittamente illustrato con immagini e riproduzioni di pagine e documenti, sia a colori che in tinta seppia e bianconero.
È proprio sulle pendici dell’ex zona di battaglia che il curatore incontrava il diarista allora vivente. Garatti era certamente anziano (1893-1989), ma non mancava di salire almeno una volta l’anno sui luoghi che lo avevano visto cominciare la Grande Guerra. Raggiungeva i volontari dell’Associazione, impegnati a ripristinare le trincee dell’epoca, e dava utili consigli sul riconoscimento delle nicchie ricavate nella roccia come depositi e riservette.
Nel suo Foglio Matricolare si legge: nato a Treviso, il 9 maggio 1893, figlio di Giovanni e Maria D’Este, di professione impiegato, arruolato il 2 maggio 1914, con la classe 1894 perché rivedibile della 1893, chiamato alle armi il 21 agosto 1914 e assegnato il 26 al 55° Reggimento fanteria Brigata Marche. Il 23 maggio 1915 in territorio dichiarato in stato di guerra presso il Reggimento mobilitato, caporale dal 31 luglio 1915, caporalmaggiore di maggiorità dal 15 gennaio 1916. Trattenuto alle armi per mobilitazione dal 31 novembre 1916. Sergente dal 15 dicembre 1916, dal 23 febbraio 1917 nel 72° Rgt. ft. Brigata Puglie, dal 10 marzo 1917 nel 253° Rgt. ft. Brigata Porto Maurizio. Prigioniero di guerra nel fatto d’armi di Codroipo dal 30 ottobre 1917. Rientrato il 27 novembre 1918. Dal 10 gennaio 1919 nel deposito del 55° Rgt. ft.. Inviato in licenza illimitata il 22 marzo 1919. Provvisto di congedo illimitato in Patria il 15 settembre 1919.
Durante la guerra, non riuscì a frequentare il pur programmato corso allievi ufficiali, perché fatto prigioniero. Venne nominato sottotenente di complemento nel 1928, con servizio di prima nomina nel 1930. Promosso tenente nel 1935 e capitano nel 1941, partecipò alla Seconda Guerra Mondiale, non da combattente, raggiungendo il grado di tenente colonnello. Al termine del servizio, lavorò nell’amministrazione dell’ospedale psichiatrico di Treviso e come impiegato presso la Provincia.
Gottardo tiene a precisare di avere voluto preservare l’originalità del diario di guerra, riportando le parole importanti scritte in stampatello - come si osserva nelle riproduzioni - e i particolari tratti grafici e sottolineature dell’autore: le maiuscole, che “riempiono” le pagine del testo per deferenza nei confronti delle persone citate.
Si può supporre che la descrizione degli eventi sia avvenuta in diversi momenti, infatti i verbi passano dall’imperfetto al passato remoto anche in uno stesso periodo, della sintassi dell’autore. Acronimi militari, abbreviazioni dei reparti e gradi degli ufficiali non sono sempre riportati in modo uniforme ed esatto. Ad esempio, il 55° Reggimento fanteria, prima è correttamente 55° Rgt. Fant., poi anche 55° R.G.T. FNT.
I nomi delle località, in particolare straniere, lasciano qualche dubbio sulla terminologia corretta, ma va rispettata "l’esclusività" di un testo con più di un secolo di vita, tenendo anche conto della spesso difficile trascrizione. Nel manoscritto originale non si trovano errori d’ortografia; la cultura di Garatti, studente di liceo classico in seminario, superava la media dei primi due decenni del Novecento, quando buona parte degli italiani era analfabeta. Solo rarissime imperfezioni derivano probabilmente dalle origini venete, perché il dialetto locale dimezza spesso le doppie. Eppure, stranamente, l’aringa, pesce dato per pasto ai prigionieri, diventa "arringa". “Per la fluidità del testo sarebbero necessarie parecchie virgole, ma nel complesso la lettura del manoscritto risulta chiara e scorrevole”.
Tra i primi fatti d’arme nel diario, Garatti riporta l’assalto sul Piana di due compagnie di Kaiserjager, la notte del 7 giugno 1915. Una sale da un sentiero agevole, per l’altra l’ascesa è più ardua e non arriva, mentre il primo gruppo raggiunge le pendici occidentali, contrastata a fucilate dagli alpini della 268a compagnia del Val Piave. Segue “un orribile scontro all’arma bianca”. Cento feriti e dispersi per i nostri. Gli austriaci, sotto il tiro d’artiglieria dal piano di Lavaredo, si spostano sulla cima Nord del Monte e lasciano sul campo 18 caduti. In piena ritirata da Caporetto, il diarista cade prigioniero a Codroipo, con i commilitoni accerchiati da un reparto d’assalto tedesco, alle 15 del 30 novembre 1917. Viene avviato prima ad un campo in Ungheria, poi al lavoro in una fattoria (dove riesce a sfamarsi meglio che nei luoghi di detenzione). A fine guerra, il 4 novembre 1918, gli italiani sono liberi, in territorio ungherese. Raggiungono in treno Budapest il 14, visitano la “stupenda città” e notano un ordine perfetto: ferrovie, poste, uffici, mercati, tutto funziona alla perfezione. Incontrano migliaia di connazionali e francesi, tutti euforici ed espansivi. Ovunque si esclama "Éljen!”, è finita. Ammirano edifici "stupendi", il Palazzo Reale, l’Imperiale, il Museo, il Parlamento, anche i grandiosi viali tra splendidi giardini e il ponte che separa la città di Pest dall’antica Buda di stile orientale. Nella via Kossuth i negozi sono ricchi di merci. Che differenza con i prigionieri italiani nei campi di concentramento come Mautahusen, dove si pativa la fame, come la popolazione austriaca, del resto...
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lorenzo Garatti. Diario di guerra
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