- Autore: Elisabetta Pieragostini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Giraldi Editore
- Anno di pubblicazione: 2026
Lezioni di fragilità (Giraldi Editore, 2026) è il nuovo romanzo di Elisabetta Pieragostini, marchigiana, imprenditrice, scrittrice e promotrice di azioni aziendali e personali legate alla sostenibilità e alla parità di genere attraverso eventi, convegni e masterclass, oltre che con i social e il blog “Voci di donne”. Lavora attivamente per un futuro morale ed etico tra industria e società, alla ricerca di un equilibrio tra lo sviluppo economico e le risoluzioni dei problemi sociali.
La storia di Beatrice, insegnante di lettere in un liceo, si alterna alle vicende dei suoi giovani studenti, per ridisegnare insieme le comuni fragilità, accettandole e divenendone consapevoli. Beatrice ha da poco chiuso a Parigi la sua relazione con Antoine, giornalista sempre in giro per il mondo, con il quale dopo un’intensa passione non riusciva più a sentirsi amata ed era tornata nel suo paese d’origine, nella casa dei suoi genitori. “Non si torna mai davvero indietro: si torna per ritrovarsi”. Aveva deciso di lasciarlo e a quel punto della sua vita voleva affrontare le sue debolezze, le sue paure, abbandonando l’idea di essere una persona perfetta, sempre forte, accettando la propria sensibilità come un atto di coraggio e di verità.
Trasformare le fragilità in punti di forza sarà il suo impegno in classe, dinnanzi ai suoi giovani studenti. Nell’attraversare i corridoi della scuola vedeva quegli adolescenti chi camminare trascinando gli zaini, chi correre, con i loro visi incerti, mentre cercava di lasciarsi alle spalle i ricordi di Parigi. Parigi, con le strade di Montmartre che profumavano di caffè e croissant, con le sue antiche librerie e i bistrot nascosti in angoli suggestivi. L’amore per Antoine l’aveva fatta sentire viva tanto che quando viaggiava per lavoro, durante la sua assenza, Parigi perdeva i suoi colori.
Lui era il mio romanzo; ci siamo incontrati in una libreria, io ero sempre lì ad aspettarlo ma lui non mi bastava più.
La loro storia era arrivata alla fine, perché nulla poteva più essere come prima, qualcosa si era rotto, incrinato e non si poteva tornare indietro.
Ho perso tanti pezzi di me in questi anni: i sogni messi in attesa, le passioni accantonate, le serate passate a giustificare assenze.
Antoine era un uomo che scappava dalle relazioni stabili, lasciando indietro i suoi affetti più cari. Beatrice era stanca di aspettarlo e di credere che bastasse solo il suo amore per tutti e due. Ed era stato così che aveva lasciato Parigi, “con una valigia piena di libri e il cuore triste e pesante”. Era tornata a casa per ritrovare se stessa e dare un nuovo senso alla sua vita. Sentirsi di nuovo figlia tra i profumi della sua casa, nella sua vecchia stanza di quando era ragazza.
Ho preso strade storte, ma sono ancora qui, con la testa piena di parole e il cuore che, anche se ammaccato, sa ancora dove andare.
In aula i suoi alunni sembravano alcuni annoiati, altri incuriositi, altri nascosti dai loro telefonini. Alfredo sbuffava, ascoltava fingendo, Leo aveva cambiato classe, Chiara sapeva essere ironica, Sofia era piena di curiosità e Aurora, la più fragile, fingeva di avere tutto, vestiti firmati e soldi, con un padre sparito prima che nascesse e la madre che lavorava senza risparmiarsi notte e giorno. Una ragazza educata, silenziosa e molto attenta: qual era il suo segreto, perché sembrava sfilare a scuola come in passerella? Sentiva di essersi affezionata subito a loro, poco più che adolescenti che nascondevano dietro un’apparente indifferenza le loro fragilità.
Essere adolescenti oggi è come camminare su un ponte sospeso sopra il vuoto. Hai accesso a tutto, ma non sai dove mettere i piedi.
In un percorso comune di emozioni e sofferenza, Beatrice attraverso i suoi studenti e insieme a Giulio, che chiamerà “il tempo gentile”, saprà riscoprire l’essere importante per una persona, la magia dell’attesa, della scoperta. Qualcuno con cui condividere le risate e la malinconia, imparando che non bisognava più avere paura dei finali.
Non cerco più l’amore che toglie il fiato, ma quello che lo restituisce; non cerco un’eco ma una voce che resti.
Beatrice saprà ricordare a se stessa e a noi lettori di come ci si possa far carico della propria fragilità, ricercando le risposte tra le parole di Virginia Woolf e Rainer Maria Rilke, perché nel riconoscersi di essere vulnerabili si può tenere testa alla sofferenza e alla paura.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lezioni di fragilità
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