La poesia di Sandro Penna (1906-1977) si muove in modo antiorario rispetto alle correnti e agli indirizzi poetici del secondo Novecento. La sua lirica celebra la bellezza fisica e naturale della vita in una forma limpida, ricca d’immagini di grande leggerezza che condensano nella loro brevità i frammenti di bellezza che il poeta coglie nel reale.
Lo dimostra Le nere scale della mia taverna, un breve componimento in endecasillabi sciolti tratto dal suo primo libro di liriche uscito nel 1939 con il titolo di Poesie.
“Le nere scale della mia taverna”: testo della poesia
Le nere scale della mia taverna
tu discendi tutto intriso di vento.
I bei capelli caduti tu hai
sugli occhi vivi in un mio firmamento remoto.
Nella famosa taverna
ora è l’odore del porto e del vento.
Libero vento che modella i corpi
e muove il passato ai bianchi marinai.
“Le nere scale della mia taverna”: analisi e significato della poesia
Nella prima strofa una giovane creatura maschile illumina all’improvviso l’interno di una taverna fumosa e buia che l’autore frequenta e conferisce al luogo, squallido e malfamato come ci racconta tanta letteratura, una eterea leggerezza marcata dal movimento del corpo per le scale, dai capelli mossi sulla fronte, dalla vivacità degli occhi come stelle. Questa figura cambia la fisionomia del luogo, che nella seconda strofa perde concretezza: azzerato il confine tra fuori e dentro, tra esterno interno, vibra uno spazio di libertà dematerializzato, dissolto nell’odore del porto e del vento a modellare i corpi dei marinai e il loro incedere. L’antitesi nero/bianco dà al testo una struttura circolare.
Non è facile classificare Sandro Penna nella lirica del Novecento; e poi che importa? La sua scrittura tersa tende a rappresentare la bellezza adolescenziale e le emozioni d’amore in una alternanza tra impressione e descrizione.
Quanta grazia visiva in questo quadretto impressionista ispirato al proprio vissuto. A riguardo osserva il Garboli, tra i primi a studiarne grandezza e stile:
La poesia di Penna è fatta del ricordo di cose presenti, nasce dalla vicinanza e dalla lontananza, dal dilatarsi e accorciarsi gommoso di sensazioni che appartengono a un presente che è sempre già passato e a un passato fulmineo e istantaneo come il presente […] C’è il rapporto topico (che è una specie di spago col quale Penna cuce moltissime delle sue poesie) tra interno ed esterno, ambiente chiuso e plen air.
L’incontro tra Penna e la poesia è stato casuale. In un’intervista racconta di aver scritto la sua prima lirica per caso, in un momento in cui era del tutto privo di qualsiasi interesse letterario:
La scoprii un giorno, nell’angolo di un giornale, su tutto intorno anzi e mi ricordai poi che l’avevo scritto in quel modo, svegliandomi di notte al mare dove non si poteva accendere la luce per le zanzare. Quasi nel dormiveglia vidi la mia calligrafia e non capivo che cosa avessi scritto, poi mi resi conto che era una poesia.
Dopo questa esperienza scrivere diventa una necessità:
Io ho sentito proprio come uno che ha le orecchie piene d’acqua e poi finalmente quando non se l’aspetta comincia a risentire bene, si sente libero come un’altra persona, quasi avesse fatto una convalescenza felice o tutte e due le cose insieme.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Le nere scale della mia taverna”: testo e analisi della poesia di Sandro Penna
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