Contraddizioni, patrimoni sperperati, gesti impulsivi, ma tanto impegno patriottico: eroe o sprecone? In uniforme fin dal collegio: a parte gli aspetti privati, le vicende risorgimentali di un lombardo sono quelle di tanti italiani, che si sono battuti per l’unità e l’identità nazionale, nella prima metà dell’Ottocento. L’autrice del saggio storico Le molte vite di un militare. Una biografia risorgimentale. Carlo Mainoni 1801-1869 (Editoriale Jouvence, maggio 2025, collana “Historica”, 208 pagine), Patrizia Mainoni, nega la patente di “pecora nera” del protagonista.
Pagine di storia del Risorgimento italiano quindi, in particolare lombardo, che costituisce il principale interesse attuale della studiosa milanese, già docente di storia medievale nelle Università di Milano, Bari e Padova. Con la sua non facile ricerca, ha risolto i dubbi sulla reputazione, anche familiari. Per quanto, non totalmente.
Carlo Innocente Francesco Mainoni nacque a Como, forse nel 1801 (l’estensore del certificato di morte, negli atti anagrafici presso il Comune di Milano, annota che il defunto aveva 69 anni). Altre carte, custodite a Torino dal Comitato Italiano per l’Emigrazione, attestano ch’entrò novenne “figlio di truppa” nel Collegio degli Allievi di Cantù, “dove s’istruivano negli esercizi militari li figli più provetti ed i più poverelli”. Ne uscì tamburino napoleonico, aggregato al VII Reggimento di Linea Italiano, di guarnigione nel 1812 a Mantova. Alla ripresa della dominazione austriaca, passò nel Reggimento Barone Prohaska, fino al 1824. Pur non risultando tecnicamente un figlio di truppa, perché il padre non era militare e lui stesso non era cresciuto nell’esercito, vi entrò giovanissimo e vi si formò.
Perduto quasi tutto l’archivio dei Mainoni, le notizie su Carlo sono state ricostruite pazientemente presso gli archivi di Torino e Treviglio per l’Emigrazione Italiana in Piemonte, oltre che dai verbali di processi e carteggi della polizia austriaca a Milano, da documenti ecclesiastici, annuari militari e pochissime lettere autografe. Tra le “vecchie storie di famiglia”, le curiosità sull’antenato sono nate soprattutto intorno all’aggrovigliato duello con un ufficiale austriaco, nei primi del 1859. La versione riservata alle nipoti non corrispondeva a quella raccontata ai nipoti, una curiosa differenza di genere che ha spinto l’esperta docente a condurre ricerche sul
dongiovanni che sperperò le ricchezze di due mogli e fu causa della rovina economica della famiglia, partecipò a due guerre di indipendenza, andò in esilio a Torino e fu aiutante di Garibaldi tra i Cacciatori delle Alpi.
Precisa che di Carlo Mainoni è rimasto pochissimo, al di là delle chiacchiere sulla proverbiale prodigalità e delle incertezze sul misterioso duello. Solo una complessa ricostruzione documentale ha messo in luce altri aspetti. Indossò la divisa per gran parte dell’esistenza: tamburino dell’armata napoleonica, sottufficiale dell’esercito austriaco, poi ufficiale nella Divisione Lombarda nel 1848, nell’esercito piemontese e nei Cacciatori delle Alpi. Non è però la sola carriera militare oggetto del libro, che si allarga alle vicende del figlio primogenito Giulio. Nel corso delle ricerche, è venuta alla luce l’attività di Carlo come agente segreto del governo piemontese fra Torino e Milano, prima della guerra d’indipendenza del 1859. Sempre sull’asse delle due capitali del Settentrione preunitario, entrò in rapporto con ministri, rivoluzionari, terroristi, spie, giornalisti e poliziotti, tutti coinvolti nell’avventura risorgimentale, per i motivi più diversi.
Si consideri, anche, che l’identità della vittima del duello è stata scoperta quando il libro era già pronto per la consegna, ma questo non cambia il peso gravoso del l’episodio sul futuro della famiglia.
Questa biografia non esaurisce tutte le domande, ma quale indagine storica può farlo?
Se rimase nel Reggimento Prohaska fino al 1824, su tanti anni seguenti è calato una sorta di sipario nero. Agiva nel fiore dell’età, a lungo squattrinato, mentre “l’epoca delle maggiori follie” si può collocare tra la morte della prima moglie nel 1836 e la metà degli anni Quaranta. Dopo i due matrimoni, le notizie risalite attraverso la narrazione familiare sono negative: Carlo si diede alla pazza gioia, sperperando patrimoni dotali e perdendo ogni sicurezza economica e di condizione sociale. “Il comportamento dissennato non fu mai perdonato dai discendenti”. Partecipò alla guerra patriottica del 1848 per una scelta meditata, in contrasto con la fama di scriteriato gaudente diffusa dai pettegolezzi a Como-Bellagio. Diceva d’avere partecipato al conflitto sotto il comando di Garibaldi (come di certo nel 1859) e d’essersi poi arruolato nell’esercito sardo, sottotenente di stanza ad Ivrea e Aosta, unica risorsa di sostentamento per i fuoriusciti lombardi. Come altri esuli fece ritorno nel Lombardo-Veneto, in aspettativa dai ranghi piemontesi, anche per condurvi le attività eversive e di spionaggio per il governo di Torino.
Quanto al duello milanese del 27 marzo 1859, resta la duplicità delle versioni. Il racconto alle nipoti, di uno scontro regolare, per una “questione di donne”, si dovette al figlio Giulio - aggiunse il rituale cavalleresco della presenza dei padrini - per nascondere altre motivazioni. La vittima era un ufficiale della polizia austriaca, uno “spilberino”, secondo la versione maschile. Carlo venne arrestato e incarcerato nel castello. La polizia confiscò i beni e devastò la casa. Seguì una condanna a morte, a minare il racconto del duello d’onore - che sarebbe stato punito con pena detentiva - ma una provvida fuga lo sottrasse al peggio e restituì alle armi patriottiche, mentre gli eserciti franco-sardi convergevano su Milano.
- Autore: Patrizia Mainoni
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le molte vite di un militare. Una biografia risorgimentale. Carlo Mainoni (1801-1869)
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