La vita che ci resta
- Autore: Christina B. Assouad
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Giraldi Editore
- Anno di pubblicazione: 2024
Come si sopravvive alla morte della propria sorella? E quando l’assassino è il marito? Ogni qualvolta arriva la notizia di un femminicidio, le domande, tante, rimangono spesso senza risposta. Smarrimento, sofferenza, dolore, vendetta: da dove si comincia, come elaborare il lutto? La vita che ci resta (Giraldi Editore, 2024) è l’ultimo lavoro Christina B. Assouad, nata a Denver (USA) ma che vive attualmente nelle Marche. Scrittrice, laureata in Lingue e letterature straniere e in Scienze psicologiche, organizza incontri culturali ed è fondatrice del sito scrittura narrativa.it dove tiene corsi di scrittura narrativa.
L’autrice narra con profonda sensibilità e delicatezza la storia di un femminicidio, la esperienza straziante e dolorosa di Claudia e Paola, non tralasciando la psicologia dei personaggi e le loro dinamiche relazionali. Una vicenda sconvolgente come le tante quotidiane, un problema sociale per il quale siamo ancora spettatori involontari. Il racconto di due bellissime bambine, figlie del professore Fiorucci; Paola amava le castagne al miele e Claudia lo zucchero filato. Due sorelle diverse, dai colori diversi; i capelli biondo cenere di Paola e il caschetto nero di Claudia. I ricordi di Claudia corrono alla festa di piazza quando nel trambusto, da bambine, correvano tra le bancarelle mentre la banda del paese intonava le musiche della festa.
Claudia è riuscita nel suo lavoro, ha un laboratorio di ceramica, è concentrata tutto il giorno su anfore, bicchieri e vasi di terracotta, consapevole che le date per le consegne ai clienti erano vicine. Una notizia la rincuorerà; le sue Ceramiche controsenso erano state scelte come progetto dalla Liverpool ceramics. Era tra gli artisti da inserire nello stabilimento inglese e per lei e Luca la vita sarebbe cambiata.
Pensò alla reazione che avrebbe avuto sua sorella, la immaginò felice e malinconica allo stesso tempo.
Il telefono di Paola non era raggiungibile e non lo sarà per molto tempo, forse si era sentita male, anche quello del marito Fabrizio non dava risposte. Il piccolo Lorenzo non aveva trovato nessuno all’uscita da scuola. Una corsa in auto da Deruta a Perugia, mentre formulava mille ipotesi, un incidente stradale, forse sul cantiere Fabrizio non aveva campo, come era possibile che entrambi non davano risposte. La verità di quanto era successo le piomberà addosso come un tir a schiantarla contro un muro.
Restò immobile in quello spazio che aveva i margini sbiaditi di un sogno che non avrebbe voluto raccontare.
Paola era stata uccisa con trentasette coltellate, aveva cercato di difendersi, ed era morta dopo un’agonia di ore. Fabrizio, suo marito e il suo carnefice, era stato arrestato. Ora Claudia non aveva più nessuno, cercava i suoi genitori che non c’erano più, i loro abbracci, chiamare sua madre.
Si sentiva come quella mattina d’estate in cui, da bambina, uscì di casa insieme alla sua famiglia per poi ritrovarsi da sola al centro di una grande piazza.
Aveva trovato il diario di Paola, la sua voce continuava a parlarle, ma come era possibile che non si era mai accorta di nulla. Perché Paola aveva preferito tenersi tutto per sé? Forse era stata troppo concentrata sul lavoro per non vedere l’infelicità della sorella? E Lorenzo, sarebbe riuscita a tenerlo con sé, ad averne la custodia, ad accoglierlo e a sostenerlo anche se non era sua madre?
Nulla fu più uguale a prima. Le notti insonni, un cuore pieno di rabbia e di impotenza, l’avvocato, il processo alle porte, Liverpool lasciata alle spalle e Luca che era andato via perché non riusciva a starle vicino. I silenzi erano diventati sempre più pesanti tra loro e un abisso li divideva. E poi il bisogno di vendetta su quell’uomo che le aveva portato via per sempre sua sorella. Per chi resta rimangono mille difficoltà, e il dover ricostruire gli affetti. Paola aveva scelto le pagine di un diario, perché una pagina bianca era sempre pronta ad accogliere i suoi pensieri mentre le persone avevano altro di cui occuparsi.
La difficoltà nel chiedere aiuto, il senso di impotenza e la paura che lascia sul corpo e nell’anima ferite profonde, l’avevano convinta di essere lei la responsabile di quella situazione, di un legame fallimentare e della violenza da dover subire. Ancora una volta Paola, come tutte le altre, sentiva di essere colpevole nell’essere una donna.
Non è amore se ti fa male. Non è amore se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei. Non è amore se ti umilia. E tu meriti l’amore.
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