La storia al contrario. Papesse e antipapi, nani e fantasmi
- Autore: Tommaso di Carpegna Falconieri
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Non so se il pensiero associativo calza a pennello ma La storia al contrario (Tommaso di Carpegna Falconieri, Salerno Editrice, 2025) mi ha fatto venire in mente il paradosso del mentitore da cui discende l’aforistico “niente è più falso del vero”. Al di là di possibili concettualizzazioni, mi chiedo se l’assunto sia riferibile anche a verità accertate come storiche, fondate cioè su prove provate. E d’altro canto, come bisognerebbe porsi riguardo al racconto storico invece esulante dai canoni tradizionali, in grado però di alimentare annali e suggestione popolare al tempo stesso?
A partire da questi divaganti presupposti La storia al contrario. Papesse e antipapi, nani e fantasmi (in esteso) sfida e si sfida, intrattiene e si intrattiene sul crinale sfumato tra finzione e verità storica, fatti e supposizioni. Riesce a farlo assecondando una metodologia molto seria per ciascuno dei "casi", al punto da risultare aggettivabile come saggio storico a tutti gli effetti. Col valore aggiunto e non trascurabile dell’originalità.
A pagina 15 del suo lavoro, Tommaso di Carpegna Falconieri – professore di Storia medievale all’Università di Urbino – cita Montaigne, e non a caso:
Le testimonianze favolose, – scrive nei Saggi – purché siano possibili, servono al pari di quelle vere. Accaduto o non accaduto, a Parigi o a Roma, a Giovanni o Pietro, è sempre un tratto dell’umana capacità di cui sono utilmente avvertito da quel racconto. Lo vedo e ne traggo profitto ugualmente, sia esso ombra o cosa concreta.
L’estratto rafforza il movente che alimenta le riflessioni storiche dell’autore, allineate al plausibile come ai fatti realmente accaduti. Dunque: semmai La storia al contrario fosse un’anti-storia, lo sarebbe soltanto in apparenza. Meglio ancora: La storia al contrario è l’anti-storia che civetta con la storia. Inquadrando il passato attraverso focus inconsueti, intersecando azzardi ipotetici, personaggi reali e altri mai esistiti, fatti e leggenda, con identica autorevolezza. La stessa che nel finto saggio sul popolo dei Nani esplora l’esistenza dell’irreale progenie come si trattasse di progenie reale. O che nell’enigmatica vicenda della Papessa Giovanna (mai esistita) rintraccia una parabola antinomica a quella di Giovanna D’Arco (la prima assunta alla carica pontificia in abiti da uomo, la seconda per la stessa inclinazione al mascheramento di genere bruciata sul rogo).
Il “viaggio in quattro movimenti” di La storia al contrario continua di questo passo fino a completarsi con la lunga sfilza di papi realmente vissuti, e passati alla storia medievale come antipapi, fino al capitolo conclusivo dedicato a una réverie cimiteriale che scompagina ancora il senso unitario del discorso: nel contesto di un cimitero americano, la suggestione offerta da due nomi su due lapidi diventa infatti spunto di ricerca e fantasticheria per storie sbilanciate sui piani del reale e dell’onirico.
In ultima analisi La storia al contrario gioca molto con l’ossimoro, l’acclarato e il fantasticato. Un saggio molto serio che finge di non prendersi troppo sul serio. Denso di contenuti e accattivante nella forma.
I personaggi di cui si parla qui – papesse e antipapi, nani e fantasmi – sono tutti antinomici rispetto a quelli canonici: si contrappongono ai papi maschi e legittimi, agli esseri umani di statura normale, ai viventi. (Tommaso di Carpegna Falconieri, p. 11)
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