La guerra delle regine. Ambizioni, intrighi e tragedie nell’era dei diadochi
- Autore: Aquilino
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
I diadochi, i successori, erano gli amici stretti e guardia del corpo di Alessandro Magno: i generali Aristonoo, Lisimaco, Peitone, Peucesta, Leonnato, Perdicca, Tolomeo. Si divisero l’impero alla morte del giovane sovrano e scatenarono sei guerre tra loro. Un periodo confuso nel IV secolo a.C. in Medio Oriente, Grecia e Macedonia, raccontato da Aquilino in un romanzo storico, La guerra delle regine. Ambizioni, intrighi e tragedie nell’era dei diadochi, pubblicato da Bonfirraro Editore, di Barrafranca-Enna (aprile 2025, 240 pagine).
Una quantità sconfinata di protagonisti, antagonisti e personaggi secondari, con la componente femminile che brilla particolarmente, in questa vicenda ben governata dal narratore, al secolo Aquilino Salvadore. La storia nella storia si concentra sulle donne che, sebbene dimenticate dagli autori del passato e del presente, hanno contribuito a decidere il destino dell’impero fondato dal macedone.
Chi narra in effetti è lo spirito di Filippo II, il fantasma del padre di Alessandro e marito di Olimpia d’Epiro, mai regina di Macedonia, nonostante le smodate ambizioni vedovili. Perdicca, nobile diadoco figlio di Oronte, non ama condividere il comando, si vede unico erede del Magno, tuttavia, “nessuno scrive la propria biografia da solo”. A Babilonia, è presente quasi tutta la somatofilachia, la leggendaria guardia del corpo dei sette fedelissimi, con i quali Alessandro condivideva ogni momento. Per allontanarli, l’Orontide distribuisce satrapie, certo che l’onere di amministrare territori sconfinati assorbirà ogni loro impegno. A Tolomeo va l’Egitto, a Lisimaco la Tracia, a Peitone la Media, a Peucesta la Persia, a Leonnato la Frigia Ellespontica. Aristonoo concorda di restare accanto a Perdicca nella supervisione dell’impero. Viene premiato anche Antigono Monottalino, con la Grande Frigia. Di famiglia nobile, ha combattuto già con Filippo ed è guerriero impavido e ostinato. Eumene ottiene la Cappadocia, Antipatro viene confermato in Europa, affiancato da Cratero. Seleuco è nominato chiliarca, una specie di ministro.
Intanto, è nato il figlio di Alessandro e Rossane, principessa persiana. Lo chiamano Alessandro IV, Alessandrino. È protetto da Olimpia, ma la regina ultracinquantenne vedova di Filippo non è non sarà onnipotente. Si chiamava Myrtalea Polissena Stratonice, ma quando è nato Alessandro il sovrano consorte l’ha rinominata Olimpia, in ricordo della vittoria riportata sugli Illiri e contro i 461 carri, proprio ad Olimpia. La giovane ha acconsentito al cambiamento, pensando alle dee dell’Olimpo, con “uno sguardo scintillante, barbaro, spietato”, come se gli augurasse di morire in fretta, non appena il figlio fosse in età da diventare re. Nata in Epiro, una regione votata al culto eroico, apparteneva al popolo discendente da Molosso, figlio di Andromaca e Neottolemo, quindi nipote di Achille. Era come una “belva, una femmina selvaggia”, con cui era piacevole unirsi, finché non aveva cominciato a portarsi anche a letto i serpenti, cari a lei e alle compagne con cui si scatenava nei riti dionisiaci.
Polissena era il nome della figlia di Priamo, sacrificata sulla pira del Pelide per assicurargli una moglie nell’aldilà. Stratonice lo aveva adottato arrivata alla pubertà, perché le piaceva cambiare nome quando mutava pelle. E alla nascita era Myrtale, nome legato al mirto, pianta sacra comune nelle celebrazioni dei misteri, legata a Dioniso e alle sue liturgie.
Olimpia è tutt’uno con i riti misterici. “È ciò che adora”, il dio, il culto, il segreto, “il senso di onnipotenza che le fa compiere quelli che gli altri chiamano crimini e lei, con semplicità, cose necessarie”. Filippo sostiene di averla sempre anticipata, illudendosi di poterla controllare. Però aveva capito in vita che non bisogna mai dire: è solo una donna. Perché le donne sorprendono e da lei si era lasciato sorprendere. Lo aveva fatto uccidere? Sembrerebbe di sì...
Nel suo sito l’autore conclude che le donne del romanzo, combattive e ostinate, cercano di realizzare le proprie ambizioni adottando una strategia che le porta a contrapporsi agli uomini imitandone la politica guerrafondaia. Sono riuscite nel loro intento?
La fede fanatica in Dioniso assorbe il pensiero di Olimpia, minacciando ogni valutazione realistica dei rapporti personali e politici. Le illiriche Cinane, figlia di Filippo e sua figlia Adea, agiscono sulla base di un’interpretazione semplicistica, istintiva e impulsiva degli eventi, credendo di risolvere tutto con una prova di forza, come farebbero gli uomini al loro posto. Cleopatra consente di lasciarsi manipolare, del tutto sottomessa alla madre Olimpia, al padre Filippo e al fratello Alessandro, promessa sposa di Leonnato e anche di Perdicca. Riscatterà una propria linea di vita libera e responsabile, non rassegnandosi a un destino confuso?
Rossane, figlia di Ossiarte - satrapo di Battriana che tradì l’ultimo re di Persia Dario III - e sposa nel 327 a.C. di Alessandro Magno, cerca di preservare i propri privilegi e il futuro regale del figlio. Accetta di farsi strumento dei diadochi, i suoi nuovi padroni, acconsentendo all’eliminazione delle sue rivali, altre mogli di Alessandro, Parisatide e Statira.
Aquilino è nato a Tradate (Varese) nel 1949, e vive a Oleggio (Novara). Ex insegnante, ha pubblicato più di trenta libri per ragazzi, sei per adulti e quattro volumi di testi di teatro. Drammaturgo e regista, presidente dell’Associazione “Tecneke”, coordina una compagnia teatrale di giovanissimi dai tredici ai diciotto anni. Ha vinto numerosi premi nazionali di letteratura e teatro.
La guerra delle regine. Ambizioni, intrighi e tragedie nell'era dei diadochi
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