- Autore: Benedetto Minuto
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
La Concordia di Benedetto Minuto (Pace Edizioni 2025, pagg. 190), con sottotitolo “Tredici anni per raggiungere la riva”, racchiude un dettagliato racconto di un vero testimone del naufragio della “Costa Concordia” all’Isola del Giglio nella notte del 13 gennaio 2012.
Benedetto Minuto, Commissario di Bordo della nave da crociera, racconta tutto quanto avvenne in quella tragica notte di (ormai) quattordici anni fa, in uno stile pressocché aulico, con citazioni letterarie e poetiche, con inserimento di poesie (anche dell’Autore) che piacevolmente interrompono il testo per spiegare, al meglio, momenti e situazioni.
Benedetto Minuto racconta “a latere” innanzitutto la sua vita prima di approdare sulle navi da crociera, e cioè da ottimo e rispettato “private banking”, quindi con l’apertura di un ristorante a Villa San Giovanni, poi chiuso per non cedere alla malavita e, a 45 anni, riorganizzarsi una vita lavorativa.
L’occasione venne appunto dalla chiamata presso le navi da crociera, prima come collaboratore in cucina, poi con l’attesa nomina a Commissario di Bordo, cioè l’ufficiale addetto al settore alberghiero, logistico, nonché il coordinatore dell’organizzazione di tutto il personale appunto alberghiero.
Ed è in questa funzione che Minuto si trovò coinvolto nel detto naufragio.
Nel libro racconta dettagliatamente tutto quanto avvenne quella tragica notte. Si prodigò per salvare più persone possibili, cercando di calmare gli animi, quindi il necessario abbandono della nave ed il raggiungimento pressocché a nuoto della riva.
E soprattutto l’analisi dello strano comportamento del Comandante, il quale non fu sicuramente l’ultimo, come dovrebbe essere, ad abbandonare la nave.
Molto bella la descrizione e la testimonianza di Minuto nel momento in cui è obbligato a lasciare la nave ormai quasi inabissata e cercare di raggiungere uno scoglio a cui aggrapparsi. Mi ha quasi fatto ricordare l’Ulisse dantesco, e cioè «[…] quando n’apparve una montagna, bruna/per la distanza, e parvemi alta tanto/quanto veduta non avëa alcuna.» (Inf. XXVI, 133-135), quando i naufragi intravidero la montagna del Purgatorio, che rappresentava la salvezza.
Quindi il racconto continua con i duri mesi successivi al naufragio, in cui Benedetto Minuto è larvatamente toccato dal “male oscuro”, la depressione dovuta a quanto accaduto e a quanto da lui passato. Ma anche in questo stato, riuscì, e perfettamente, a riprendere il suo lavoro con anche la nomina a Capo Commissario di Bordo.
Il libro è una testimonianza dettagliata di quanto avvenne quella tragica notte.
Ed è lui stesso che lo scrive nella Premessa:
«Questo racconto nasce dalla mia esperienza diretta: narrare come ho vissuto in prima persona una tragedia di simili proporzioni – con il dolore, i traumi, la depressione, le dinamiche di famiglia e di fede – ma soprattutto voglio riflettere su interrogativi inquietanti, emersi durante e dopo il naufragio della nave Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012, di fronte all’isola toscana del Giglio.».
Il suo “male oscuro” passò definitivamente nel 2025, 13 anni dopo il naufragio. Ed ecco il suo omaggio al mare che
«È culla di vita e inesauribile fonte d’ispirazione per pittori e poeti […]È luogo sacro, che accoglie vite spezzate, sogni infranti, speranze naufragate, e che richiede sempre rispetto. Eppure, nella sua immensità, il mare sa donare gioia, accendere nuovi amori e, al tempo stesso, incutere timore con la sua forza incommensurabile.» (pagg. 187-188).
Benedetto Minuto iniziò a nuotare nella tragica notte ed aveva 49 anni. Oggi ne ha 63 e finalmente ha raggiunto la riva. Ha smesso di nuotare.
Ed ancora torna in mente l’Ulisse dantesco: «[…] ma misi me per l’alto mare aperto» (Inf. XXVI, 100) nel senso che abbandonando la nave, Minuto fu salvo.
Il mare fu suo amico.
È un libro da leggere attentamente, che fa riflettere e, come anticipato, che colpisce per le citazioni colte e l’originalità di poesie esplicative.
Benedetto Minuto quasi ci prende per mano e ci fa vivere quella tragedia. Leggendo, ho sentito il mare, che amo, dentro di me e qui l’autore è stato bravissimo nelle descrizioni, nelle situazioni, nel superare l’immane tragedia e ci ha fatto vivere la famosa metafora di Lucrezio (citata giustamente anche nella prefazione) con la quale apre il II Libro de "De rerum natura":
"Suave, mari magno turbantibus aequora ventis,/e terra magnum alterius spectare laborem" ["È dolce, mentre la superficie del vasto mare è agitata/dai venti, contemplare da terra la gran fatica di altri."]
cioè il sacro terrore di chi assiste a quello spettacolo terribile di un vascello che s’inabissa nei flutti.
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Un libro perfetto per...
A chi vuole capire cosa veramente accadde il 13 gennaio 2012
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La Concordia
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