In un articolo lungo e molto citato, intitolato “L’Italia deve tornare a leggere” (Corriere della Sera, 12 novembre 2025), il noto editorialista Ernesto Galli della Loggia ha espresso un sentito allarme per la caduta del numero dei lettori in Italia, proponendo coraggiosi piani nazionali e investimenti massicci per incentivare la lettura.
Da ex insegnante che si è occupata di strategie per coinvolgere gli studenti ad appassionarsi alla lettura, e ora continua a leggere e divulgare libri per comunicarne il piacere, penso che per la lettura si faccia abbastanza nel nostro paese. Festival, fiere, saloni, premi e concorsi letterari si susseguono incessantemente in centri grandi e piccoli. Sale affollate, librerie, book club, gruppi di lettura che sono ormai migliaia testimoniano una frenetica attività concentrata sulla lettura ma che, è questo il vero tasto dolente, si rivolgono allo stesso numero di persone che in termini numerici restano costanti: si parla di tre/quattro milioni di persone in tutto, lettori forti, interessati a cinema, musica, teatro mostre d’arte, frequentatori di biblioteche e librerie, lettori di inserti di quotidiani che propongono stimolanti consigli di lettura e non solo.
Quasi in contemporanea si svolgono Bookcity a Milano, a breve parte Più Libri più Liberi a Roma, una rassegna a Cesena dove si parla di come combattere la violenza di genere, ospite la scrittrice irlandese Catherine Dunne; a Napoli la terza edizione di “Alla prova del tempo” dedicata al tema Storia con città, con Paolo Di Paolo, Nicola Lagioia, Luciano Canfora (al Museo Archeologico di Napoli, 21-23 novembre).
I quotidiani regalano libri, Repubblica propone una serie di gialli ormai divenuti dei classici (Manzini, Camilleri, de Giovanni, Malvaldi, Recami, Gimenez-Bartlett). Insomma il problema dovrebbe essere intercettare i milioni di non lettori, spesso analfabeti funzionali, come vengono chiamati quanti non sono in grado di decifrare un testo scritto anche semplice. La scuola resta il presidio fondamentale per accompagnare i ragazzi alla lettura, sin dall’infanzia, ma il numero di adulti/insegnanti lettori è davvero esiguo, come ho potuto constatare nei miei anni di insegnamento. Dunque continuiamo a parlare di libri, a comunicare passione per la pagina scritta con parole facilmente comprensibili da chi vive con difficoltà l’approccio al libro, in tempi di messaggi brevi e sincopati, slogan, che sugli smartphone sembrano accorciare i tempi della comunicazione a scapito della riflessione e delle emozioni: sono impagabili quelle che un bel libro ci sa comunicare, regalandoci momenti che ci colpiscono nel profondo dei nostri sentimenti e ci accompagnano a lungo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “L’Italia deve tornare a leggere”: l’appello sul Corriere della Sera
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