Vincenzo Patanè, nato ad Acireale ma napoletano per essenza e per cultura, è stato docente di Storia dell’arte a Venezia, dove vive. Giornalista e scrittore, ha scritto un libro di poesie e numerosi saggi su arte, cinema, letteratura e soprattutto Lord Byron.
Una piccola goccia d’inchiostro (Il ramo e la foglia edizioni, 2025) è il suo primo romanzo.
L’intervista a Vincenzo Patanè
- Buongiorno, di solito alla copertina e al titolo del libro ci pensano gli editori. Nel suo caso, com’è stata la collaborazione con l’editore?
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L’editore è stato perfetto con me, il testo è stato accettato nella sua interezza, niente è stato toccato. Per questa ragione ho acconsentito di buon grado alla sua scelta della copertina - un elegante e significativo dipinto di Carlo Bertocci del 2002, che chiama in causa il Doppio e l’atto della scrittura - e del bellissimo titolo che si rifà a un verso del Don Juan di Lord Byron, lo scrittore sul quale sono specializzato. Personalmente come titolo avevo pensato prima a Cono d’ombra e poi a La conquista dell’anima. Ma ritengo che questo sia ottimo e calzante.
Il verso byroniano per intero fa così:
Le parole sono oggetti reali. Una piccola goccia d’inchiostro, cadendo come rugiada su un pensiero, produce ciò che fa pensare mille, forse milioni di persone.
E in effetti spero che questo libro possa far cambiare idea a tanti. Fermo restando che per cambiare opinione bisogna ascoltare o leggere con attenzione, mettendo in discussione i propri preconcetti e fondamentalmente sé stesso.
- Nel romanzo, la vita di Elvio si basa principalmente sulle lettere, che hanno quasi un sigillo da "lettera scarlatta". È un caso biografico averle trovate. Le è venuto naturale l’idea di pubblicarle?
Io ero a conoscenza del viaggio di mio zio in Danimarca nel 1954 dopo il caso diventato celebre di Christine Jorgensen, me l’aveva confidato lui stesso, ma senza entrare mai nei dettagli. L’avere trovato le 66 lettere indirizzate a sua sorella, ossia mia madre, è stato un vero colpo di fortuna, un tesoro al quale non ho saputo resistere, ho subito pensato a un romanzo con interpolati alcuni brani di esse. Molte sono straordinarie, dense e grondanti di umanità.
- Ho letto questo libro e poi alcune recensioni. Qualcuno pensa che le vicende raccontate siano troppo crude, fino alla saturazione. Lei cosa risponde a chi le contesta il contenuto, magari nascondendo il libro ai bambini?
Credo che il compito di uno scrittore sia raccontare la realtà in ogni sua sfumatura. I bambini naturalmente non c’entrano niente, certo non leggono libri così, ma chiunque può affrontare questo romanzo biografico senza problemi. Certo, alcune scene erotiche sono effettivamente forti ma né più né meno di tanti altri libri. E d’altro canto sicuramente la cosa accontenterà tanti lettori che vanno alla ricerca proprio di scene così.
- La sua scrittura ha un andamento da memoir. Chi scrive pensa sempre che le azioni della vera letteratura siano finzioni. Cosa pensa lei in merito?
Certamente, un romanzo, quantunque basato su fatti e dati reali come il mio, è comunque finzione, è la letteratura a esigerlo, non c’è altra soluzione. Persino il realismo e il verismo, che pure furono alla ricerca di una copia assolutamente fedele della realtà, si accorsero che si trattava di un’impresa irrealizzabile.
- Come cittadino non crede che le leggi razziali del 1938 siano state il punto più basso della storia d’Italia?
Veramente credo che il punto più basso della storia italiana sia quello attuale, con una banda di cialtroni reazionari al governo e prima ancora Silvio Berlusconi, che ha dato la stura a persone che badano innanzitutto ai propri interessi e poi forse a quelli della nazione. Ciò detto, le leggi razziali sono state qualcosa di orribile e inqualificabile.
- Il suo libro è molto bello e di grande leggibilità. Ma cosa risponde a chi le dice che è uno scritto per omosessuali?
Quindi, secondo questa logica, Anna Karenina o I promessi sposi sono scritti per eterosessuali? È ridicolo. Sono categorie stantie, del tutto vacue. Quando si parla di amore, di libertà, di identità, della ricerca della felicità personale ci si rivolge a tutti. Sono valori assoluti.
- L’ultima stima vede i lettori forti che comprano meno e leggono poco. Come se lo spiega?
Al di là dell’ignoranza crescente fra i giovani - lo dice una persona che ha insegnato per più di 40 anni in un liceo - la comparsa del cellulare ha decretato la fine dei giornali e dei libri, credo sia un processo lento ma irreversibile. Inoltre, a tanti manca la voglia e la capacità di attenzione e di concentrazione, così si preferiscono altre forme di ricezione più passive, come la televisione o i video.
- Ci sono libri recenti che le sono piaciuti?
Adoro lo scrittore olandese Jan Brokken. Ho letto uno dopo l’altro La suite di Giava e La scoperta dell’Olanda. In questo momento è il mio scrittore preferito.
Recensione del libro
Una piccola goccia d’inchiostro
di Vincenzo Patanè
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Vincenzo Patanè, autore di “Una piccola goccia d’inchiostro”
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