Una famiglia piccolo borghese, con un negozio gestito dalla signora Ines, che lavora col genero. L’uomo di famiglia perde continuamente il lavoro, o licenziato oppure va via lui per futili motivi. Finché la signora viene trovata morta. Questa in breve la trama di Delitto a San Silvestro. Un’indagine milanese del Tomba, romanzo di Massimo Bertarelli edito nel 2025 da Fratelli Frilli Editori.
L’intervista a Massimo Bertarelli
- Come si spiega il successo del vice questore aggiunto Tombamasselli, detto il Tomba?
Insomma, successo mi pare un tantino eccessivo, mi sembra più reale “una discreta notorietà”. È pur vero che i quattro gialli della serie possono vantare due premi letterari e parecchie ristampe, ma leggendo (sempre se vero) i numeri di vendita di scrittori davvero famosi mi rendo conto che di strada da fare ne ho parecchia.
Perché il Tomba piace? È stato più volte recensito come un uomo corretto, ironico, altruista, capace investigatore e motivatore dei suoi collaboratori, una persona che porta nell’anima un grande dolore ma lo tiene per sé, per i suoi momenti d’intima solitudine. Lo ammetto, l’inaspettato cambiamento di vita e abitudini che lo coinvolgono è una scelta premeditata e studiata, ma non immaginavo venisse così tanto apprezzato.
- I suoi gialli non hanno mai una svolta noir; piuttosto una sottotrama di tipo indiziario. È d’accordo?
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Nì. Il primo della serie, Kabbalah noir a Milano, di puro stampo fantasioso, è un noir a tutti gli effetti, non solo nel titolo. Dopo, effettivamente, mi sono appassionato alla ricerca di episodi di cronaca poco o niente conosciuti, che avessero però una forte valenza narrativa. Due spari al Parco Lambro e Delitto a San Silvestro narrano fatti italiani, L’ultima notte di luce è una vicenda statunitense. In questi romanzi ho fatto in modo che lo svolgimento delle reali investigazioni venisse riportato in quasi tutta la sua interezza, pertanto le indagini del Tomba sono decisamente la trama dei romanzi.
- Per i fan di Tombamasselli ci sarà una sorpresa. Sta a lei decidere se dirla o meno. In caso, come saranno i prossimi due libri?
Avendolo deciso ancor prima di iniziare la stesura di Kabbalah, avevo più volte comunicato che la serie sarebbe terminata con l’ultimo capitolo del quarto romanzo. Il capitolo finale inserito in Delitto a San Silvestro è proprio quello che avevo in mente da anni ma… le pressioni (minacce) dell’editore, i messaggi di affetto dei lettori mi hanno costretto a rivedere le mie idee.
La sorpresa l’ho già comunicata sui social: quel capitolo dà il via alla continuazione della serie. Per il sesto romanzo non ho nessuna idea in proposito, il quinto, che invece ho iniziato a scrivere, racconta un’altra tragica e recente cronaca italiana.
- Come mai l’esergo a memoria di Giorgio Scerbanenco? Ha nostalgia dei suoi libri, dello scrittore?
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Ho iniziato a leggere narrativa gialla che avevo 14 anni, ormai sono a un passo dai 72, credo di avere una buona esperienza in materia. Tanti sono gli autori che ho amato, partendo dai vari Ellery Queen, Simenon, l’Agatha mondiale, ma nessuno mi ha lasciato il segno come Scerbanenco. Vuoi che sono nato a Milano, vuoi che i suoi romanzi sono ambientati lì e in un periodo che ricordo bene perché già grandicello, vuoi perché ho visto tutti i film ispirati ai suoi racconti e vuoi che di nostalgia non ne ho proprio. Ogni volta che qualcuno mi chiede un consiglio di lettura, ho un solo titolo in mente prima di ogni altro: lo straordinario Venere Privata. E la serie con Duca Lamberti l’ho letta e riletta non so più quante volte.
- I suoi libri hanno un pubblico piuttosto vasto. Questo perché sono scritti tenendo conto della leggibilità del romanzo?
Questo è ciò che tantissimi lettori mi hanno certificato: i capitoli brevi, la scorrevolezza, la totale immedesimazione nel Tomba grazie alla narrazione in prima persona al presente, essere coinvolti in tempo reale in ciò che stanno leggendo, un autentico qui e ora. È uno stile frutto di anni di studi, grazie a corsi di scrittura innovativi basati su neuroscienze e psicologia.
- Se dovesse dire qualcosa sulla famiglia della negoziante e dei parenti che lavorano per lei, direbbe che è un nucleo "disfunzionale"?
La povera Ines Lattanzio, che tra l’altro è l’alter ego di una persona realmente esistita, meritava di certo una famiglia migliore. Se nella realtà la quasi totalità del nucleo familiare era compatto e coeso, ai fini narrativi ho volutamente modificato questo aspetto, puntando su rapporti un po’ più conflittuali, anche del tipo “di certi argomenti meglio non parlarne” o, come nel caso della derivazione d’indagine cremonese, se ne parliamo arriviamo ai ferri corti.
- In Italia si legge sempre meno, ma la letteratura di genere scuote questi non lettori e vince ogni anno. Qual è il prototipo dei suoi lettori, secondo lei?
I dati di vendita sono una realtà, anche se recenti riscontri certificano un cambio di tendenza. Per mia esperienza personale, e per i dati riscontrabili alla Frilli sulla base delle tantissime ristampe dei loro romanzi, da questo punto di vista non mi posso e non si possono lamentare.
Lettori? Ho una casistica precisa, deriva dalle decine e decine di firmacopie in libreria fatti in questi anni. Non l’avrei mai pensato, eppure è così: su 10 persone che acquistano i miei libri, 8 sono quote rosa. E, fatto ancor più sorprendente, dopo aver letto il breve riassunto sui miei segnalibri tantissime ragazze giovani li acquistano con entusiasmo.
- Lei ha tutte le qualità per fare romanzi come “Delitto a San Silvestro” ma anche libri di narrativa italiana. Avrebbe voglia di fare altro?
Grazie per l’apprezzamento. A livello fisico mi piacerebbe tornare a fare ciò che riguarda la risposta qui sotto, anche se ormai è pura utopia. A livello narrativo non credo di essere tagliato per altri generi. È vero, le vicende che racconto della vita extralavorativa del Tomba mi vengono bene (giudizio dei lettori), ma a farne un romanzo intero non mi ci vedo, mi manca l’esperienza di lettura per quel genere.
- Lei si considera un uomo pigro o nella media? Come vede l’Italia tra vent’anni?
Scusate, ma leggendo la domanda ho riso. Un uomo diventato maratoneta a 52 anni ve lo immaginate pigro o poco più che sedentario? E chi ci è passato ve lo potrà confermare: anche quando hai smesso di correre, nella testa e nell’anima sei e sempre resterai un maratoneta, una persona con una grandissima forza di volontà.
Dunque, da ex ragioniere i conti mi vengono ancora bene: 72 più venti fa 92… magari fossi ancora al mondo e magari anche in buona salute! Però, ci sono giorni che a sentire le notizie italiane e dal mondo non so se mi piacerebbe essere ancora vivo.
Recensione del libro
Delitto a San Silvestro. Un’indagine milanese del Tomba
di Massimo Bertarelli
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Massimo Bertarelli, in libreria con “Delitto a San Silvestro. Un’indagine milanese del Tomba”
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