- Autore: Roberto Ferrucci
- Genere: Sport
- Categoria: Narrativa Italiana
Che il calcio sia solo un gioco è pregiudizio di chi non è mai stato tifoso di una squadra, di chi non si è mai innamorato dello stile, delle movenze, del carattere, di un singolo calciatore, o di chi non è mai stato attratto da un pallone che rotola su un rettangolo verde. Che il calcio sia solo uno sport potrà pure essere un anacronismo permeato di magnanimità e innocenza, ma ugualmente ciò non rende giustizia alla passione (attenzione: non al fanatismo) che da oltre un secolo va connotandosi come un fattore determinante, nel bene e nel male, della società e della cultura italiana.
Che il calcio sia solo spettacolo è diventata un’affermazione difficilmente contestabile, più o meno da un ventennio a questa parte. Ma leggendo Impassibili e maledette. Le invenzioni di Andrea Pirlo di Roberto Ferrucci, edito da Limina nel 2010 nella collana “Storie e miti”, si percepisce forte e netta a ogni pagina, a ogni riflessione, a ogni aneddoto, nonostante l’amoralità dilagante a ogni livello, dagli stipendi faraonici e ingiustificati di professionisti sempre più divi e sempre meno sportivi, giù giù fino alle risse e alle aggressioni agli arbitri nei campetti di periferia, la sensazione di come ancora oggi il calcio possa regalare emozioni autentiche e raccontare storie che nascono nel terreno di gioco ma finiscono per esplodere al di fuori, oltre nello spazio, oltre nel tempo, facendo breccia nell’immaginario collettivo o individuale di ogni appassionato e di chiunque riesca a leggere tra le righe di uno sport che non è mai stato, e mai sarà, come tutti gli altri.
Roberto Ferrucci chiarisce sin da subito, basti leggere l’estratto della quarta di copertina, come questo libro non sia esclusivamente e limitatamente la biografia di un grande, grandissimo calciatore, bensì un racconto che scorre su un doppio binario: alla carriera del centrocampista azzurro campione del mondo nel 2006 si intreccia il vissuto dell’autore, e con questo i suoi pensieri, non solo sul calcio, ma anche sulla cultura, sullo sport, sulla società italiana, offrendoci una visione sì romantica e a volte nostalgica, ma sempre lucida e onesta, del calcio come metafora della vita e del mondo.
Suddiviso in otto capitoli (più una brevissima chiusura finale) e impreziosito qua e là da istantanee in bianco e nero, Impassibili e maledette nasce da una considerazione apparentemente banale ma in realtà sintetica della caratura mentale e agonistica di Andrea Pirlo: che si stia incamminando verso l’area per battere un calcio di rigore per la nazionale nella finale dei Mondiali, oppure che si trovi di fianco alla bandierina dello stadio Granillo con addosso la maglia granata della Reggina per battere un calcio d’angolo, la sua espressione, il suo sguardo, la sua postura del corpo e il suo gesticolare sono i medesimi. Non è assenza di emozioni, indifferenza, menefreghismo; è piuttosto ascetica concentrazione, innata convinzione nei propri mezzi, naturale modo di essere e spontaneo stile di approccio al gioco del calcio. Non poteva che partire da “quella notte del 2006”, titolo del primo capitolo, questo libro su Andrea Pirlo, ovvero da Italia – Francia, la partita della testata di Zidane a Materazzi (con conseguente espulsione del campione francese grazie alla “moviola in campo” ben prima del VAR), vale a dire dal punto più alto della sua vita calcistica. La narrazione di quella camminata di Pirlo verso il dischetto per il rigore più importante della sua gloriosa carriera è solo l’inizio di una serie di associazioni, libere, liberissime, anarchiche, nei ricordi personali e nelle convinzioni politiche dell’autore, associazioni che spaziano dalla sublime eleganza (ovviamente sportiva) di Gianni Rivera alla grande Olanda che inventò (o scoprì) il calcio totale, dalla partita del secolo Italia – Germania 4-3 alle prodezze di Alvaro Recoba nelle fila del Venezia (città e squadra di Roberto Ferrucci), giusto per citarne alcune.
Dopo un secondo capitolo, il più corposo di tutti, dal titolo “Lo stato delle passioni”, il quale si compone di una serie di brevi capitoli dove la figura di Andrea Pirlo si affaccia con meno insistenza, lasciando maggiore spazio agli aspetti più intimi del rapporto tra l’autore e il mondo del calcio, Impassibili e maledette riprende ad alternare i momenti salienti, non per forza i più fortunati, della carriera del centrocampista con ragionamenti, riferimenti e concatenazioni dichiaratamente riconducibili all’immaginario dell’autore, ma ugualmente utili a definire il ritratto di un calciatore fenomenale dal punto di vista tecnico, atletico e tattico. E mai durante la lettura si ha la sensazione che Roberto Ferrucci si lasci andare a divagazioni fini a se stesse, pure nel capitolo “Ho visto anche degli zingari felici”, la parte del libro dalla quale emergono più forti alcuni di quelli che dovrebbero costituire (come si suol dire: il condizionale è d’obbligo) i valori essenziali non solo del calcio, ma di qualsiasi attività sportiva, come il rispetto, l’inclusione, la correttezza. Non è certo la nostalgia il movente, il collante di questo bellissimo volume, bensì il romanticismo, il lato poetico e suggestivo di quello che viene definito per antonomasia “il gioco più bello del mondo”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Impassibili e maledette. Le invenzioni di Andrea Pirlo
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