Il vento del Tirreno. Lo sbarco di Salerno: storia di un disastro mancato
- Autore: Giovanni Lupo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
8 settembre 1943, ore 18:30, da radio Algeri il gen. Eisenhower annuncia la cessazione delle ostilità con l’Italia. Sulle navi nel Golfo di Salerno, il messaggio scatena manifestazioni di gioia tra i 100mila britannici e i 69mila americani in attesa. Esultano, perché non incontreranno resistenza dagli Italiani. Non sanno che i Tedeschi combatteranno ancora più disperatamente. Sta per cominciare l’Operazione Avalanche (valanga) nelle pagine del saggio del dott. Giovanni Lupo, Il vento del Tirreno. Lo sbarco di Salerno: storia di un disastro mancato (IBN Editore, settembre 2025, 224 pagine), un volume illustratissimo, con qualche cartina a colori e tante rare immagini di guerra dell’epoca, in bianconero, nella collana Pagine Militari della casa editrice romana. Dottore, perché Lupo è medico. Salernitano del 1956, è in pensione dal servizio negli Ospedali di Cava de’ Tirreni e di Nocera Inferiore. Appassionato di storia militare, condivide “le sue conoscenze alla ricerca della verità storica, nascosta spesso dietro lo specchio deformante della retorica e della propaganda”.
Il vento del Tirreno è quello della libertà, allo stesso tempo però l’uragano che ha travolto migliaia di militari e civili nel settembre 1943. Poco mancò che il primo grande sbarco alleato nell’Europa continentale finisse in modo inglorioso. Rischiò di fallire per gli Alleati, a causa di errori grossolani e di una grave sottovalutazione del nemico, che disponeva di ben due Divisioni corazzate, armatissime e ostinatamente combattive. Se gli Angloamericani non vennero rigettati in mare, si dovette allo strenuo coraggio dei combattenti, alle navi che sfidarono l’artiglieria campale avvicinandosi alle spiagge per appoggiare le operazioni a terra, al sacrificio dei piloti inglesi, che arginarono i continui attacchi della Luftwaffe.
Concorse indubbiamente l’aspetto psicologico: le truppe sbarcanti si aspettavano una passeggiata e la caduta di tensione incise disastrosamente sul morale. Sorpresi dalla feroce reazione tedesca, affrontarono convulsamente le dure prove dei ventuno giorni successivi, “nel panico e nello sconforto più assoluti”. Il lavoro di Lupo è la cronaca dei combattimenti, letteralmente ora per ora, luogo per luogo, quasi roccia per roccia, da Maiori, ore 03:15 di giovedì 9 settembre 1943 a Scafati, ore 15:15 di martedì 28. Il grosso delle pagine dell’Operazione Avalanche è preceduto da una sintesi degli eventi che hanno portato a quei fatti, a cominciare dal bombardamento aereo su Salerno, alle 14 del 21 giugno, tre mesi prima.
Il 9, a nord del Golfo, tra Amalfi e Vietri, sotto le pendici della penisola sorrentina, la notte è squarciata per 15 minuti dalle cannonate da 120 millimetri del cacciatorpediniere britannico Ledbury e da 47 mm di un mezzo da sbarco LCG. È il bombardamento di preparazione sulla spiaggia di Maiori - difesa soltanto da qualche geniere germanico - prima dello sbarco delle truppe d’assalto americane. Venti giorni dopo, a Scafati, nei pressi di Pompei nella pianura sotto il Vesuvio, i Tedeschi in ritirata lasciano in retroguardia quattro grandi Panzer IV e un semicingolato. Il cannone da 75 mm dello Stummel apre il fuoco contro i blindati inglesi in arrivo, centrando un carro armato Sherman e una cingoletta, con tre corrispondenti di guerra. I giornalisti muoiono, prima che un osservatore inglese, da un campanile, possa dirigere il fuoco dell’artiglieria contro i corazzati nemici e farli retrocedere. In serata, i Panzer tornano ad attaccare le truppe britanniche, rigettandole al di là del ponte sul Sarno. Ma la strada per Napoli non può essere bloccata più a lungo...
Emergono da queste pagine, per la sensibilità e la pietas del dott. Lupo, la figura di “Mamma Lucia” e la sfortuna dell’equipaggio del sommergibile italiano Vilella. In cinquanta più il comandante affondarono con l’unità, silurata dall’avversario HMS Shakespeare, alle 20:03 del 7 settembre, al largo di Punta Licosa. L’armistizio era già stato firmato. Mancava solo l’annuncio e sarebbe entrato in vigore.
Maria Lucia Apicella, nata Pisapia (1887-1982), è l’allora quasi sessantenne di Cava de’ Tirreni che nel 1946, spinta da un sogno e dall’impegno di restituire quei figli alle mamme, ha cercato in zona e recuperato i cadaveri abbandonati di oltre quattrocento caduti. Ha così assicurato una degna sepoltura (comprando le cassette di zinco a proprie spese) a poveri resti in gran parte di Tedeschi e in molti casi non identificabili. Il libro vuole onorare la memoria di militari e civili che sacrificarono la vita per la libertà, dimenticati dalla storia. Comincia proprio con la modesta ma straordinaria popolana cavese, che si prese cura di amici e nemici, insepolti sul campo di battaglia.
La sua testimonianza di perdono e di pietà e la sua esortazione perché non vi siano mai più guerre è più attuale che mai. Conoscere il nostro passato è utile affinché il sacrificio di tutte quelle vite non sia stato inutile.
Tornando al 10 settembre, mentre nel Tirreno stranieri combattevano per la libertà degli Italiani, nell’Adriatico si consumava una pagina vergognosa per la monarchia. Il maresciallo Badoglio, senza avere avvertito nemmeno il re, saliva a Pescara a bordo della corvetta Baionetta. Ore dopo, a Ortona, l’unità imbarcava solo trenta delle persone in ansiosa attesa. Per primi, il sovrano, la moglie, l’erede Umberto e il capo di Stato Maggiore, gen. Roatta, in abiti borghesi, senza uniforme. Sul molo, duecentocinquanta alti ufficiali abbandonati. Nel panico, “freneticamente” vennero messi a soqquadro i negozi di vestiti di Ortona, alla disperata ricerca di abbigliamento civile, “a qualunque cifra”.
Il vento del Tirreno. Lo sbarco di Salerno: storia di un disastro mancato
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