- Autore: Camilla Barnes
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788806263829
È recentemente uscito in libreria il romanzo d’esordio di Camilla Barnes, autrice di testi teatrali in lingua inglese e francese - suo paese natale è l’Inghilterra ma da tempo si è trasferita a Parigi -, intitolato Il solito desiderio di uccidere (Einaudi, 2025, trad. di Giovanna Scocchera), che racchiude sicuramente una storia “fuori dal coro”, per molti aspetti atipica e inedita.
Dopo più di cinquant’anni di matrimonio si erano cristallizzati nelle loro abitudini, come Mallory nel ghiaccio. Era una schermaglia continua fra testardaggine e pedanteria, in cui non aveva senso intromettersi.
Partendo dalla struttura stessa, i piani narrativi offrono un ventaglio di punti di vista e prospettive legati ai protagonisti e ai personaggi attraverso il ricorso, da una parte, a una corrispondenza “epistolare” fra due sorelle, Miranda e Charlotte, intente ad affidare i reciproci pensieri e stati d’animo a una serie di scambi di email, dall’altra a una serie di lettere risalenti ai primi anni Sessanta indirizzate a una “certa” Kitty, dalle quali si scoprono a mano a mano interessanti e “rivelatori” eventi e dinamiche legati al passato, fino a toccare da vicino un’impostazione di matrice puramente teatrale.
Addentrandosi nel cuore della trama, si pone un focus, al contempo ironico e profondamente intimo, sui diversi membri di una famiglia ben delineata nel tratteggio psicologico e comportamentale, per alcuni aspetti ritenuta anomala e bizzarra, colta nelle sue peculiarità e “stranezze” quotidiane: da una parte, un ex professore di filosofia in pensione “osservato” nelle sue abitudini e manie giornaliere accanto a una moglie piuttosto rigida e scostante, che da oltre trent’anni vivono nella campagna francese, in un manoir fatiscente assieme a gatti, galline, anatre e due lama, e dall’altra due figlie cinquantenni intente a farsi la propria vita e una nipote di nome Alice, studentessa di chimica a Parigi.
Conoscere le regole non significa sapere quali vanno seguite in un determinato momento per arrivare dove si vuole arrivare. Per quello devi usare la tua intelligenza.
Adottando un approccio prettamente umoristico e pungente, Barnes affonda, senza sconto alcuno, la spessa lama di un coltello nelle “carni pulsanti e brucianti” di un tessuto famigliare che sembra, giorno dopo giorno, improvvisarsi e sorprendersi ma che, in realtà, sedimenta da lungo tempo differenti strati di cose (stra)dette e taciute, di gesti compiuti e lasciati in sospeso, di abitudini e manie reiterate piuttosto singolari, puntando una lente di ingrandimento su ricordi, rimorsi, rimpianti e verità tanto rivelate quanto celate.
I singoli personaggi, che affidano tutto il loro mondo emotivo all’uso quasi compulsivo della parola, a un fitto scambio verbale - i dialoghi spesso sono affilati e taglienti, con picchi di sarcasmo -, sono lentamente plasmati dal corso degli eventi e si plasmano a vicenda, spesso toccando fragili soglie di sopportazione, ma pur sempre impegnati nel voler mantenere un equilibrio - precario? - costante, perché, sembra suggerirci l’autrice, è così che deve essere, perché è così che vanno quasi sempre le cose all’interno di una famiglia.
Non penso si possa conoscere la Verità, ma ci si può formare un’opinione. Tra la conoscenza e l’ignoranza, è lì che si trova l’opinione.
Barnes ci affida una storia originale, in grado di strappare più di un sorriso - in alcuni passaggi capace di far ridere il lettore! - ogni volta che puntualmente scardina ogni tassello e strato di vita sedimentato sulla pelle dei vari protagonisti, affinché il lettore possa riuscire a scorgere finalmente, dietro la maschera dell’humour inglese, le sembianze di un volto nuovo, fatto di una tenerezza singolare e sorprendente.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il solito desiderio di uccidere
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