- Autore: Siobhan Dowd
- Genere: Libri per ragazzi
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2011
Ho letto Il mistero del London Eye di Siobhan Dowd (Uovonero, 2011, introduzione di Simonetta Agnello Hornby, traduzione di Sante Bandirali), un giallo da cui non sono riuscita a staccare gli occhi fino alla fine.
Come si può dedurre dal titolo, la storia è ambientata a Londra, dove vivono Ted e la sorella Kat con i loro genitori. Quando la zia Gloria e il cugino Salim vanno a trovarli, il ragazzo esprime il desiderio di salire sul London Eye, la ruota panoramica più alta d’Europa. Insieme ai due cugini, Salim si mette in coda per i biglietti, quando uno sconosciuto gliene regala loro, dicendo di soffrire di claustrofobia.
Salim sale sulla ruota da solo, ma al termine del giro scendono tutti tranne lui, che sembra essersi volatilizzato. Ted, il cui cervello ha un sistema operativo diverso dagli altri, e Kat, inizieranno a indagare, risolvendo un mistero che nemmeno la polizia ha risolto.
Il personaggio di Ted mi ha colpito molto, perché pur avendo alcune difficoltà ed essendo considerato “diverso” dagli altri, non si abbatte mai. È appassionato di meteorologia, e sa tutto sull’argomento, però non sa riconoscere le emozioni degli altri. Grazie al suo intuito, alla sua capacità di ragionamento e alle sue doti investigative, riuscirà a scoprire la verità molto prima degli ispettori.
Nel libro ci sono diverse frasi che mi fanno riflettere, come: “Un’ora é una goccia nell’oceano dell’eternità”, che fa pensare alla durata e al corso della vita, e anche:
A seconda di come lo guardi, lo stesso oggetto può essere o fare cose opposte al tempo stesso.
Questa frase è un po’ la chiave del racconto perché fa capire a Ted la soluzione del caso, ma anche perché ci insegna che le cose possono sembrare diverse, se cambiamo punto di vista.
Lo stile dell’autrice è intrigante, le descrizioni degli edifici, della città, e soprattutto del London Eye sono molto dettagliate e mi hanno fatto ritornare a quando sono stata a Londra. Ricordo anche io la sorpresa di fronte alla maestosità della ruota panoramica, la lunghissima coda di persone che attendono di salire, la splendida vista una volta giunti in cima.
Consiglio la lettura di questo libro a tutti, non solo agli amanti del giallo, ma anche a chi vuole leggere un libro che tratta il tema della diversità con leggerezza, con protagonista un ragazzo che non viene considerato inferiore, eppure riesce dove la polizia ha fallito.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il mistero del London Eye
Un ragazzino con una mente “diversa”, logica e meteorologica, si trova al centro di una scomparsa inspiegabile: il cugino Salim svanisce nel nulla dopo essere salito sulla London Eye. Mentre gli adulti si perdono in ipotesi superficiali, Ted osserva, riflette, deduce, seguendo traiettorie mentali insolite e geniali. Il giallo si svela lentamente, ma ciò che colpisce è la voce di Ted: lucida, ostinata, profonda. Una storia di crescita, inclusione e ascolto reale. Un mistero risolto senza spettacolo, ma con verità.
Non è solo un mistero. Non è solo una ruota panoramica che gira mentre qualcuno scompare. È la testa di un ragazzino che funziona in modo diverso. È la realtà che si frantuma nei riflessi, che scivola via come un’ombra tra i vetri. Il mistero di London Eye è uno di quei libri che non ha bisogno di urlare per colpire. Ti parla piano, ti lascia guardare dentro gli occhi di un ragazzino che ti vede meglio di quanto tu riesca a vedere lui. E te stesso.
Ted ha una mente meteorologica. Non è una metafora, è il modo in cui ragiona, respira, deduce. Le sue sinapsi si muovono come masse d’aria. Ha una diagnosi non detta, forse Asperger, forse autismo ad alto funzionamento, ma non importa. Importa come vede il mondo. Come lo legge. Come lo soffre. E come, lentamente, riesce a decifrare l’enigma che agli altri sfugge. Il mistero non è solo dove sia finito Salim. È come sia possibile che il mondo continui a girare mentre qualcosa si rompe.
C’è Londra. Ci sono gli adulti che parlano troppo e non ascoltano. C’è una sorella arrabbiata, feroce, vera. C’è una famiglia che scricchiola sotto la pressione delle apparenze. Ma soprattutto, c’è la mente di Ted. Logica, poetica, spietata. Una mente che non cerca l’emozione, ma la capisce meglio di chi la rincorre. Una mente che osserva mentre gli altri recitano. Che collega dettagli che sembrano inutili. Che sente troppo, ma non sa come esprimerlo.
Il libro è teso ma tenero. È un giallo che si sporca di vita vera. È una crescita silenziosa. È la ribellione che non ha bisogno di gesti eclatanti. Ted non cambia. Rimane se stesso. Ma noi cambiamo, leggendo lui. Impariamo a rallentare, a osservare. A non giudicare. A vedere davvero. Ogni pagina è una lezione di umanità non urlata. Ogni frase contiene la possibilità di guardare diversamente chi non si adatta.
Non ci sono eroi. Non c’è adrenalina gratuita. C’è solo verità. Pulita, nuda, difficile. E bellissima. Il mistero viene risolto. Ma non è questo che resta. Resta la voce di Ted. Resta la sua solitudine composta. La sua determinazione. La sua diversità che diventa forza. Resta la consapevolezza che chi è “strano” è solo qualcuno che usa strumenti diversi per leggere un mondo troppo veloce.
Dowd scrive con rispetto. Con grazia. Con uno sguardo limpido. Non compatisce Ted, non lo celebra come un supereroe. Lo mostra. Con tutte le sue difficoltà. E tutte le sue intuizioni. Con le frasi ripetute, i pensieri ossessivi, le verità geometriche. Il mistero è solo un pretesto. Il vero centro è il cuore diverso di un ragazzo che ama il tempo, le nuvole e l’ordine. E che, proprio per questo, riesce a vedere ciò che gli altri ignorano.