Il giramondo. Da Zanzibar all’Islanda, passando per l’Amazzonia
- Autore: Massimo Cannoletta
- Genere: Letteratura di viaggio
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: TEA
- Anno di pubblicazione: 2025
“Viaggiare è nascere e morire ad ogni istante”, scriveva Victor Hugo con quella lucidità che solo i grandi spiriti sanno regalare. È proprio questo il vero senso del partire: permetterci di addentrarci nel mondo, di farci attraversare, di cambiarci. Di lasciarci addosso quel sapore indefinibile che solo l’incontro con il diverso, l’ignoto e l’inaspettato può donarci. Scoprendo l’altro da sé. Una nuova dimensione del nostro essere vivi. Un viaggio non è una vacanza: è rinascita continua, luogo dopo luogo, fino ad arrivare, fino a tornare a casa con occhi nuovi e il cuore più largo.
È questo lo spirito che anima Il giramondo. Da Zanzibar all’Islanda, passando per l’Amazzonia di Massimo Cannoletta (TEA, 2025), un libro che fin dalle prime righe stabilisce un patto onesto con il lettore: non aspettatevi una guida turistica, né un manuale per organizzare il vostro prossimo viaggio. Quello che avete tra le mani è qualcosa di più intimo e, al tempo stesso, di più universale:
Stupori, entusiasmi, brontolii, racconti, ricordi, scoperte e disavventure sono quelli che sperimenteremmo se vivessimo insieme quest’avventura.
La colonna come rito, la nave come dimora. Il gesto che inaugura il viaggio è di una semplicità disarmante: una mano appoggiata sulla Colonna di Sant’Oronzo a Lecce, un tocco di pietra che diventa simbolo di partenza. Ma Cannoletta sa bene che ogni viaggio inizia molto prima del primo passo, nelle pieghe dell’immaginazione e nei rituali privati che ognuno di noi costruisce per dare senso al movimento.
La vera rivelazione del libro sta nel rovesciamento di prospettiva che l’autore opera sin dai primi capitoli: per i "giromondisti" – così chiama affettuosamente i compagni di questa avventura di quasi quattro mesi – la nave non è un mezzo di trasporto né un albergo galleggiante. È casa. È il luogo dove si costruiscono relazioni, si stabiliscono routine, si creano quei piccoli rituali che danno senso al tempo quando il calendario smette di essere scandito dai giorni della settimana e inizia a seguire il ritmo dei porti: "Ci vediamo la sera di Charlottetown", "due giorni dopo Miami", "entro la mattina di Sant’Elena".
Se c’è una qualità che attraversa tutto il libro come un filo rosso, è la capacità dell’autore di trovare il senso nelle piccole cose, nei dettagli che altri viaggiatori considererebbero marginali. Ecco allora che a Tolone scopriamo la targa dedicata a Miquette, una prostituta onorata dai "marinai riconoscenti" non per il suo mestiere, ma "per la gentilezza della donna e ai ricordi di giovinezza degli anziani marinai". A Barcellona, tra i giganti danzanti e le statuine dei caganers – quei personaggi del folklore catalano ritratti nell’atto di defecare e considerati portafortuna – Cannoletta ci regala una piccola lezione di antropologia culturale:
I caganers sono un autentico elemento della cultura catalana ed è una tradizione che mi auguro sia destinata a durare, al contrario della barbara e vigliacca corrida che dovrebbe diventare un infame ricordo.
È in questi passaggi che emerge il talento dell’autore nel praticare quella che potremmo chiamare "antropologia minuta": l’arte di leggere una città, una cultura, un modo di vivere attraverso i suoi dettagli più piccoli e apparentemente insignificanti. Un’insegna racconta più di una statistica, una tradizione locale rivela più di un saggio sociologico.
I giorni di navigazione, quelli che in una guida tradizionale sarebbero considerati "tempi morti", diventano, invece, il metronomo di questa sinfonia in prosa. “Sono i porti a dare i nomi ai giorni”, osserva Cannoletta, e in questa frase c’è tutta la poesia di un tempo diverso, un tempo che non passa ma ondeggia, seguendo il ritmo delle onde e la cadenza delle maree. È durante questi momenti sospesi che l’autore offre al lettore le sue riflessioni più profonde, come quando, attraversando l’Atlantico in corrispondenza del relitto del Titanic, scrive: "Il mare non uccide. La stupidità umana uccide".
Il percorso di Cannoletta ci fa comprendere la geografia del mondo.
Viaggiare consente di guardare alla realtà di casa propria con occhi più consapevoli
di cosa sia davvero il mondo scoprendo nella diversità l’uguaglianza dell’uomo e delle sue esistenze, dei suoi bisogno e dei suoi volari. Apparentemente diversi, ma sempre uguali. Il suo non è uno sguardo "da cartolina" sul mondo, ma è "vedere il mondo". Anche l’aneddoto diventa un momento di vita, di riflessione, di scoperta mai banale ma sempre evolutiva del "ciò che ci circonda". Ed è così che la realtà irrompe benevola o matrigna, ma innegabilmente vera.
Lo stile di Cannoletta è quello di una conversazione tra amici tra ironia e autoironia. Alternando digressioni storiche e confessioni private, mantenendo equilibrio tra il racconto e il diario di viaggio. Forse le digressioni potranno apparire abbondanti, ma hanno la capacità di diluire la tensione narrativa dando consapevolezza e una poeticità che è vera scoperta dell’inaspettato del "fuori rotta" che accresce anima e spirito.
Il giramondo. Da Zanzibar all’Islanda, passando per l’Amazzonia di Massimo Cannoletta sarà presentato sabato 20 settembre alle ore 15:00 presso Confindustria Alto Adriatico, nell’ambito della XXVI edizione di PordenoneLegge. L’incontro, dal titolo "Il giramondo e il forestiero", vedrà protagonisti insieme a Cannoletta anche Letterio Scopelliti ed Emanuele Carpenzano, con la presentazione di Elisabetta Pozzetto. Un dialogo che promette di esplorare le diverse sfumature del viaggiare contemporaneo.
Il giramondo. Da Zanzibar all'Islanda, passando per l'Amazzonia
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