- Autore: Natalie Haynes
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Sonzogno
- Anno di pubblicazione: 2021
- ISBN: 9788829713738
Natalie Haynes con il suo Canto di Calliope (Sonzogno, 2021, trad. Monica Capuani) ci fa immergere, ci rende partecipi dei destini, delle donne troiane dopo la caduta di Troia, ma non solo. L’autrice si trasforma nella musa della poesia Calliope, invocata da Omero all’inizio del suo capolavoro; trasmettendo al lettore un punto di vista assolutamente unico.
Un’opera femminista che partendo dai grandi classici dell’epica greca, ci fa conoscere meglio attraverso un’ottica immersiva le donne dell’epica e della mitologia, come ad esempio la prima moglie di Paride: personaggio molto spesso dimenticato, taciuto.
In realtà sono moltissimi i personaggi che l’autrice presenta, a cui dedica diversi capitoli, come quelli dedicati ad Hecuba, moglie di Priamo e madre che medita vendetta; o ancora narrando la rivincita-vendetta di Clitemnestra, l’attesa di Penelope, la sorte delle figlie del re di Troia.
Sono tutte donne troiane che hanno perso il loro padre, il loro marito e senza più protezione si trovano alla mercé dei greci vincitori. Ma troviamo anche le mogli dei guerrieri greci che aspettano il ritorno dei loro sposi, chi con affetto, chi invece con astio e livore. E ancora le divinità che dall’Olimpo danno avvio alla guerra e prendono poi parti diverse nel conflitto.
Natalie Haynes è maestra nel rendere attuali l’epica e la mitologia greca, scrivendo in maniera avvincente porta il lettore a scoprire figure dimenticate e ad interrogarsi sulla drammaticità della guerra, sulle sorti degli sconfitti, attraverso una prosa fluida, scorrevole.
Un libro quindi difficile da mettere giù; un romanzo sublime che coinvolge nel suo scorrere delle vicende appassionanti, che conquista il lettore dalla prima fino all’ultima pagina.
Nel corso della lettura traspare poi tutta la cultura, il sapere dell’autrice, che invoglia poi il lettore a volerne sapere di più, a continuare a leggere e informarsi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il canto di Calliope
“Cantami, o Diva, del Pelide Achille" è il celebre incipit dell’Iliade di Omero, in cui il poeta chiede alla Musa Calliope di ispirare la narrazione dell’ira di Achille. Ed è anche così che inizia la narrazione di Natalie Haynes ne: Il Canto di Calliope (2019, Sonzogno) ma in cui niente è come sembra.
Tutti conosciamo i racconti dei grandi eroi greci: da Achille, l’eroe più grande di tutti i tempi sfidato da Ettore, a Paride e la sua scelta che scatenò la guerra di Troia, fino al grande Odisseo, una mente brillante e dalla fama più grande di tutti.
Ma pochi ricordano le donne dei miti greci, lasciate alle spalle degli uomini, abbandonate, rapite e fatte schiave. Ecco, Natalie Haynes racconta questo punto di vista e raccoglie nelle pagine del suo libro, Il Canto di Calliope, tutto il dolore, la frustrazione e a tratti anche l’odio che le donne hanno provato durante quei devastanti dieci anni di guerra tra i greci e i troiani.
Ogni capitolo ci trasporta nella storia che abbiamo già letto e studiato ma dal punto di vista delle protagoniste femminili. In principio c’è lei, Calliope, invocata da un poeta affinché scriva e canti degli eroi della guerra ma lei stessa, stanca dei soliti racconti, si ribella urlando i nomi e le storie delle donne che non sono mai state ascoltate. E inizia la narrazione fuori dalle mura di Troia delle troiane, le principesse e la regina, che hanno visto tanta, troppa morte e dopo l’incendio della loro città vengono fatte prigioniere e trasportate lontano dalla loro casa, costrette a servire il loro nemico. Hanno visto i loro padri, fratelli, figli morire eppure devono stare a testa bassa al fianco degli assassini che hanno portato loro via tutto. E vengono scelte una per una, come fossero oggetti, caricate sulle navi e portate via con ancora il sangue addosso e il ricordo fin troppo vivido della morte nei loro occhi.
Troviamo anche la voce di Penelope, sposa di Odisseo, che si ritrova costretta ad attendere il ritorno dell’amato e a conoscere la sua sorte solo attraverso i racconti dei poeti. Le viene raccontato del viaggio fin troppo lungo del marito, che sembra non voler più tornare a casa e di tutte le avventure che vive mentre Penelope non può far altro che tessere e disfare la sua tela tenendo lontano i suoi pretendenti. Ma mai nei racconti la sua voce fatta di dolore e delusione è uscita. Penelope è sempre stata vista come moglie fedele, silenziosa e piena di speranze ma Natalie Haynes decide di mostrarci anche la sua rabbia nei confronti di un marito che ha abbandonato lei, il regno e il figlio senza apparente rimorso.
Questo libro ci offre un punto di vista unico, a tratti rabbioso, deciso e forte. Le voci delle donne, zittite per tanto, troppo tempo, finalmente emergono in una storia che mescola tutte le loro terribili esperienze mettendo in luce ciò che il mito ha tralasciato. Gli eroi, greci o troiani, non sono solo uomini con l’armatura e la spada sguainata, ma anche le donne che hanno resistito al dolore, sono state derise, umiliate, abbandonate.
Natalie Haynes ci regala anche questo: un racconto femminista senza forzature, per ricordarci sempre che nel mondo ci siamo anche noi.