I cavalieri della Tavola Rotonda
- Autore: Emanuele Arioli
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: L’Ippocampo
- Anno di pubblicazione: 2025
Oltre centocinquanta cavalieri di Artù: le loro vite e imprese, l’aspetto e gli stemmi, tratti da un prezioso documento del XV secolo, rivivono in un gran bel libro e nelle fitte illustrazioni a colori, che riproducono antichi arazzi, simboli araldici, dipinti medievali e rinascimentali. Le pagine somigliano a quelle degli antichi codici miniati, da uno dei quali derivano. All’edizione francese originale di Les chevalier de la Table Ronde (Parigi, 2024), si è affiancata in autunno quella italiana, I cavalieri della Tavola Rotonda (ottobre 2025, 256 pagine), ugualmente a cura di Emanuele Arioli, tradotta da Alessandro Settimo e pubblicata dall’editrice milanese L’Ippocampo, nel formato maxi 19x25,5 cm in brossura. Si prova un piacere perfino fisico già nello sfogliarlo, il volume, ed è un vanto custodirlo nella propria biblioteca, come un oggetto raro e caro.
Arioli è un giovane (nemmeno quarantenne) professore associato di lingue e letterature medievali nell’Université Polytechnique Hauts-de-France, a Valenciennes. Nato a Luino, Varese, nel 1988, ha studiato letteratura, filologia e paleografia presso prestigiose istituzioni europee. Dottore di studi medievali (Sorbona e Collège de France), già allievo della Scuola Normale di Pisa e dell’École Normale Supérieure parigina, è autore di numerose pubblicazioni dedicate al ciclo arturiano e ha vinto importanti premi per le sue ricerche. Vive in Francia dal 2010, ha studiato teatro, cinema, canto nei conservatori di Parigi e interpretato ruoli in cortometraggi, serie televisive e lungometraggi. Nel 2013 ha creato un laboratorio di teatro medievale, che ha diretto in questi anni.
È lo stesso ricercatore varesino oltralpe ad avere scoperto il manoscritto, “l’impensabile tesoro storico” alla base di questo volume e vera “enciclopedia arturiana”, unica nel suo genere, sconosciuta per più di cinque secoli e mai pubblicata finora. Riunisce in un unico testo tutti i cavalieri, ne fissa i destini, propone i singoli ritratti e gli scudi con l’araldica personale, che la nobiltà medievale amava sfoggiare nei giochi cavallereschi.
Nelle sue pagine si condensa tutto l’universo di re Artù e del Graal, gli ideali e i valori perseguiti, le regole ed anche i fastosissimi tornei.
Sebbene redatto quando la cavalleria era in pieno declino, alla fine del Medioevo, trasmette al posteri un compendio della cultura e dell’immaginario medievale. Come una bottiglia lanciata nel mare del tempo, rappresenta per Arioli una risorsa per trarre la leggenda del mitico sovrano dall’oblio in cui era scivolata.
Che aspetto aveva re Artù? Galaad era biondo o bruno? È “un libro per far sognare”, un’opera da consultazione, complementare alla lettura dei romanzi, unico testo medievale pervenuto fino a noi che possa rispondere a tali domande, perché nei romanzi della Tavola Rotonda i personaggi non vengono quasi mai descritti. L’autore aveva intuito di dover dare sostanza alla leggenda, per consentire di sognarla con qualche concretezza. Ha caratterizzato ogni cavaliere, gli ha dato un corpo, un’anima, perfino uno scudo, che lo distinguesse dagli altri. Lo ha descritto dalla testa ai piedi, cercando di soffermarsi su tutti, con una certa concisione nel caso degli eroi meno importanti.
Il numero dei cavalieri arturiani è una sorpresa. Quanti sedevano con lui? La leggenda vuole che la Tavola Rotonda sia stata donata da re Leodagan ad Artù in occasione del matrimonio con la figlia Ginevra. Viene inizialmente immaginata sul modello dell’Ultima cena: dodici cavalieri, come i dodici apostoli. A rafforzare il legame simbolico concorre il Graal, il calice che si voleva avesse contenuto il sangue di Cristo. Tuttavia, una dozzina di seggi non potevano bastare. Con la specifica letteratura cavalleresca agiografica in continua espansione, si rivelarono insufficienti. Raddoppiarono a ventiquattro nella Tavola Rotonda di Winchester (1522), poi venne aggiunta al ciclo l’apparizione del Graal ai cavalieri riuniti a Pentecoste presso Kamaalot, il castello di re Artù. Una volta sparito misteriosamente quell’oggetto sacro, privando i cavalieri della felicità gioiosa che li aveva pervasi troppo brevemente, ebbe inizio “un’epopea comune... fuori dal comune”.
L’indomani, in centocinquanta giurarono di partire in cerca del Graal, secondo un romanzo anonimo del XIII secolo. In realtà erano molti di più, perché la Tavola Rotonda è immaginata come un ordine in cui ognuno veniva rimpiazzato alla morte da un degno successore. E alla via così, per varie generazioni successive. Peraltro, sarebbe esistita anche prima di Artù, a quanto racconta il poeta Wace, adottata su ordine di Merlino dal padre, re Uterpandragon. Alcuni autori, specialmente in Italia, si spinsero a parlare di due tavole: una Vecchia avrebbe preceduto la Nuova di re Artù, una specie di prequel, con eroi come Guiron, i Bruni e re Meliadus, padre di Tristano.
Il manoscritto qui ripreso presenta nella prima parte i guerrieri predecessori. Ci si potrebbe stupire di trovare Segurano, il Cavaliere del Drago, addirittura terzo per importanza, mentre nel romanzo eponimo è contemporaneo di Lancillotto e Tristano. C’è una ragione: l’autore si è basato sulle versioni quattrocentesche, che a loro volta hanno assorbito tale personaggio, legato alla stirpe dei Bruni, nell’universo di Guiron le Courtois. La prima parte conta trentratre cavalieri, la seconda centoquarantuno. L’autore aggiunge otto re e se si conta anche Artù si ritrova il numero di centocinquanta, quelli che giurarono di partire alla ricerca del Graal. Tra questi, alcuni sono protagonisti di romanzi: Lancillotto, Ivano, Perceval, Tristano e il Segurano riscoperto da Arioli. La maggior parte degli altri è relegata a ruoli secondari o addirittura di comparsa.
I cavalieri della Tavola Rotonda
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