Un quadro lucido di quanto accade nel trascurato (dall’italiano medio) territorio sud arabico dello Yemen, descritto con competenza da un esperto di quell’area che è stato Ambasciatore a San’a. Mario Boffo ha scritto per Armando Editore un breve saggio, in cui ricostruisce l’attualità partendo dalla storia e avanzando anche ipotesi interessanti di un ruolo di pacificazione e ricostruzione di equilibri diplomatici, che l’Italia potrebbe assumere. Houti. Vengono da lontano guardano al futuro. Le radici e le ragioni dei conflitti nello Yemen e dell’affermazione del movimento è pubblicato nella collana SIOI (Roma, maggio 2025, 120 pagine, con due cartine a colori in appendice).
Inquadrando il QR code in alto sulla quarta di copertina, si accede a un video YouTube in cui l’autore illustra il contenuto del suo lavoro. Boffo, che scrive anche romanzi e racconti, è stato ambasciatore d’Italia nella Repubblica dello Yemen (2005-2010) e in Arabia Saudita (2013-2016). In precedenza, aveva svolto incarichi diplomatici nelle Ambasciate d’Italia in Congo, Spagna, Canada e nel 1994-1998 nella Rappresentanza permanente d’Italia presso la NATO.
La SIOI, Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, con sede a Roma, è un istituto di ricerca e analisi delle relazioni internazionali e organizza corsi di alta formazione in campo diplomatico. La collana è nata nell’ottantesimo anniversario della Società, per diffondere lo specifico patrimonio di conoscenza e divulgazione. È diretta dall’ambasciatore Riccardo Sessa.
Gli italiani ignorano lo Yemen, “uno dei luoghi in cui si è sviluppata la civiltà umana”. Ne sentono parlare solo da quando i missili lanciati dai ribelli Houti minacciano i traffici marittimi commerciali del Mar Rosso, che attraverso il canale di Suez collegano l’Oriente al Mediterraneo e all’Europa meridionale. Da quelle rotte dipende almeno il 40% dei prodotti che arrivano nel vecchio continente. Si capisce che la minaccia, se non d’interrompere anche solo rallentare una via di comunicazione essenziale, ha messo in azione diverse Marine Militari europee (e non solo), compresa la nostra, che pattugliano le acque offrendo uno schermo antimissile a protezione delle navi mercantili, portacontainer e petroliere in navigazione dall’Oceano Indiano al Mar Rosso attraverso lo stretto tra il Corno d’Africa Assab-Gibuti e la penisola arabica golfo yemenita di Aden.
Anche se in Italia l’opinione pubblica sembra disinteressarsi, il pericolo rappresentato dagli Houti ricade ugualmente sulle spalle di tutti noi consumatori (ignari ma soprattutto indifferenti), in termini di rincari di prodotti che seguono quelle rotte. Boffo spiega che gli Houti, pur essendo certamente alleati funzionali agli interessi di destabilizzazione dell’Iran sciita e pur agendo da ulteriore fattore militare anti Israele sia pure a distanza balistica, non sono un gruppo gruppo terroristico di formazione recente, come Hamas o Hezbollah, ma vantano invece radici storiche addirittura nell’IX secolo. Di confessione sciita zaydita, si sono organizzati alla fine del 1900 come “partigiani di Dio” contro gli isalmici waahabiti, in funzione quindi anti saudita, nel contesto dell’instabilità politica yemenita endemica dal 1962. Clan familiare della regione di Sada e non etnia, intitolato al leader martire Hussein al-Houti ucciso nel 2004, gli Houti hanno scatenato numerose guerre contro il regime nazionalista e poi contro la coalizione a guida saudita. Esaurite nel 2022, hanno trovato nella campagna contro Israele l’elemento unificante della popolazione.
Un tempo si distingueva tra Yemen del Nord e Yemen del Sud (Aden) più ricco e avanzato. Gli Houti corrispondono allo Yemen del Nord, non sono democratici, non riconoscono diritti civili, controllano i due terzi della popolazione e un quarto del territorio yemenita, fabbricano armi, bombardano Israele, minacciano le rotte mercantili internazionali. È evidente che l’instabilità in quel territorio è delicatissima per la politica internazionale e l’economia mondiale. Da quella posizione geograficamente cruciale si controlla una zona del mondo che equivale alla determinante Panama al centro tra le Americhe e in comunicazione tra Atlantico e Pacifico. Si domina lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Mare di Aden. Da tempi lontani si cerca di assicurarsi il critico controllo del passaggio tra est ed ovest, guardato da due continenti, Africa e Asia arabica. Se ne accorse Alessandro Magno, perfino Augusto imperatore pensò di assicurare a Roma la porta del Mar Rosso. Gli imperi ottomano e britannico vissero lunghe frizioni fino alle campagne saudite di Lawrence d’Arabia nella Prima Guerra mondiale. La navigazione da e verso il canale di Suez è strategica, non c’è da spendere troppe parole per evidenziarlo.
Oltre a illustrare la storia degli Houti e sottolineare il rilevo dell’area, il capitolo finale ricorda il ruolo giocato dall’Italia nell’area. Da quando la Compagnia armatoriale Rubattino, nel 1869-70, acquistò una porzione di territorio ad Assab, agendo da battistrada del Regno d’Italia e gettando il seme del colonialismo tricolore, abbiamo sempre guardato con attenzione a quell’area. Ricorre ora nuovamente l’esigenza di tornarvi
politicamente appena possibile, perché la presenza italiana in quella zona è importante per noi e per il mondo ed è gradita anche allo Yemen.
In un’intervista, sempre visionabile su YouTube, Boffo fa presente d’avere scritto il libro “con spirito di servizio”, affrontando un argomento ignorato da tutti, al contrario del rilievo di quel territorio. Ha vissuto e lavorato in Yemen, ha preso visione diretta della situazione, l’ha ulteriormente studiata e approfondita, ritiene che leggere questo libro breve possa “aprire la mente a molti, diciamo analisti e così via, auspicabilmente anche alla politica”.
- Autore: Mario Boffo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Houti. Vengono da lontano, guardano al futuro
Lascia il tuo commento