La Giornata mondiale del libro, fissata al 23 aprile, è ormai giunta alla sua trentesima celebrazione. Istituita dall’UNESCO il 15 novembre 1995, vide la prima celebrazione ufficiale il 23 aprile 1996. In questa occasione ci addentriamo negli aspetti simbolici del libro e della lettura stessa.
Quando teniamo un libro tra le mani non ci domandiamo da dove venga, come si sia svolto il processo della sua nascita. Il libro non ha inizio al momento della sua apertura, tutt’altro. La sua origine precede il gesto della lettura, come se la materia avesse già avviato una trasformazione silenziosa prima ancora di diventare linguaggio.
Talora lo scrittore, più che il lettore, ne percepisce un vago sentore. Vede il proprio manoscritto, sebbene ormai non sia più scritto a mano, né scritto su carta, attraversare fasi di trasformazione fino al giorno in cui i suoi pensieri, le emozioni, le lunghe ricerche e la fatica psichica che accompagna il processo creativo non vedano poi la luce in una forma concreta, in quel parallelepipedo che profuma di carta e di stampa, un po’ stantio, un po’ vintage. Il turbamento che prova lo scrittore che vede concretizzato in un oggetto, all’apparenza inanimato, tutto quel mondo emozionale che ha riversato in parole per innumerevoli ore in una sorta di trance è quanto di più umano si possa avvicinare alla percezione dell’energia universale che porta alla creazione del libro.
L’Alchimia del Libro: le quattro fasi della trasmutazione creativa
Ogni volume porta in sé un processo alchemico implicito. Nella sua forma embrionale si riconosce la nigredo: la fase oscura. È un tutto indistinto, contiene l’energia inespressa, il potenziale si intravede per chi lo sa immaginare. Come la materia grezza racchiude in sé la promessa di una trasformazione, del raggiungimento della pietra filosofale, così il libro, nel suo stato embrionale, è un presagio, un auspicio del tesoro che un giorno potrà contenere. Fibre di cellulosa si apprestano a subire una metamorfosi per offrirsi al loro alchimista in una nuova forma. Qui, con la discesa dell’anima nell’oscurità profonda, la materia prima si purifica.
Così si entra nella fase dell’albedo, la fase bianca, in cui la carta è materia compressa, residuo di albero, fibra e polvere, di materia grezza, di natura selvaggia. La pagina bianca rappresenta tutte le possibilità, il bianco è il colore che racchiude tutte le sfumature cromatiche, è il vero potenziale, una sospensione luminosa. È uno spazio neutro e instabile, in cui il significato non è ancora avvenuto ma è già in attesa di accadere. Il bianco non è vuoto, non è assenza, ma è piuttosto promessa concreta, spazio liminale che permette di essere attraversato, è un vuoto attivo, una soglia che separa gli elementi essenziali dalle impurità. La purificazione è avvenuta ed la materia è pronta per la prossima fase.
Qui si inserisce una fase intermedia, la citrinitas, l’alba della saggezza, il risveglio della coscienza solare che permette alla materia, ormai purificata e caricata di energia, di subire un’ulteriore trasformazione. Al culmine di questa fase gialla si approda alla vera essenza del libro: la scrittura.
La scrittura introduce la rubedo, la fase rossa in cui la pagina si fa scrigno per accogliere l’oracolo, il pensiero. L’inchiostro si fissa sulla pagina bianca caricata di un’energia universale, acquista densità, calore. Il testo prende consistenza sensoriale. Il libro si fa tramite tra il mondo di sopra e quello di sotto, diventa uno psicopompo in grado di condurre il lettore nei meandri della psiche umana grazie al raggiungimento della totalità. Il libro, da oggetto inanimato, si fa mediatore tra gli opposti e tramite del dono più grande: la pietra filosofale.
Assaporare i libri con i cinque sensi
In questo processo il libro si configura come dispositivo sinestetico. L’olfatto precede spesso la visione: l’odore della carta introduce una dimensione prelinguistica della memoria. Il tatto conferma la presenza fisica del testo, l’udito coglie il fruscio delle pagine, il quasi impercettibile scricchiolio della copertina che si apre e il breve colpo sordo quando si richiude. Al gusto il libro non ha accesso, se non in casi di bibliofagia, patologia non raccomandabile a chicchessia. Eppure l’odorato, così intrinsecamente connesso al gusto, può risvegliare memorie e trasformare il libro nella nostra madeleine personale. La vista, senso più sollecitato dal libro stesso, non si limita a decodificare, ma registra percezioni a diversi livelli. Dall’aspetto estetico del libro stesso, alla copertina, biglietto da visita vero e proprio del libro, fino all’assorbimento delle parole, alcune delle quali sembrano pesare più di altre, alcune frasi rallentano la percezione, altre la comprimono.
La lettura, operazione mentale che permette la decodifica di ciò che la vista osserva, coinvolge parti del cervello umano preposte non solo alla comprensione cognitiva, ma anche emotiva. Sembra che a livello cerebrale la lettura lasci una vera e propria traccia neuronale, aumentando e rafforzando alcune connessioni. Il potere del libro raggiunge vette taumaturgiche, come nel caso della biblioterapia laddove la lettura è accompagnata da un approccio psicologico in cui si utilizza la narrazione passiva per entrare in contatto con la propria realtà attraverso filtri protettivi che permettono di mantenere la distanza necessaria per entrare in connessione con i nostri modelli di realtà interiori. La lettura diventa così un’esperienza non solo cognitiva, ma percettiva e corporea, rafforzando da un lato il potere curativo della parola, dall’altro l’impatto sensoriale e motorio, creando una sinergia psicosomatica, in cui corpo e mente vanno di pari passo.
Come specchio, il libro si fa strumento di individuazione personale di memoria lacaniana. Come il bambino attraversa una fase in cui si identifica con un’immagine fuori di sé, allo stesso modo il lettore vede rispecchiata la propria realtà interiore dalle pagine del libro che ne rimandano un’immagine tratta dall’esterno. Proprio come il genitore confermando al bambino che l’immagine riflessa corrisponde a lui stesso, il terapeuta, in un percorso di biblioterapia, guida il lettore ad elaborare l’immagine che vede riflettuta sulla pagina.
Lettura sì, ma archetipica
Secondo la psicologia analitica di Carl Gustav Jung, gli archetipi sono strutture dell’inconscio collettivo che organizzano l’esperienza simbolica. Il libro, in quanto oggetto culturale universale, tende a incarnarne diversi.
In questa dinamica il libro assume una funzione simbolica più ampia. La pagina scritta si fa scrigno, contenitore in cui si conservano semi fecondi. Il libro si offre dunque come un enigma, un segreto, un oracolo che, come tale, resta parzialmente inaccessibile alla comprensione, tuttavia aperto all’interpretazione. L’oracolo rappresenta un labirinto di pensieri, prima ancora che di parole, e si esplica come un sistema di rimandi. Il testo non offre un significato univoco, al contrario lo moltiplica. La pagina si comporta come una superficie riflettente che rimanda altrove, uno specchio infinito che genera stratificazioni immaginative, mai conclusioni.
La biblioteca, rappresentazione del sapere universale, diventa una forma spaziale dell’inconscio collettivo stesso, in cui ogni volume rappresenta una traccia simbolica, una sedimentazione di esperienza psichica umana. La biblioteca diventa un paesaggio dell’immaginario condiviso. In essa, si accumula il pensiero umano. Ogni libro aggiunge una, seppur lieve, variazione di immagini, miti, strutture narrative. La biblioteca diventa così una mappa esterna della psiche umana.
In svariati miti e narrazioni del folclore popolare appare il libro come oggetto simbolico, con potere trasformativo, contenente formule segrete che, se rese accessibili, possono avere effetti imprevedibili. La letteratura si è spesso servita della simbologia esoterica del libro. Il Prospero shakespeariano si affida ai suoi libri, fonte della sua magia. Borges rievoca la metafora di una biblioteca fatta di possibili combinazioni lessicali infinite anticipando l’imperscrutabilità e il limite del sapere umano, ma potremmo aggiungere della psiche umana.
Ogni accesso ad un libro è allora un’interazione con questo sistema più ampio. Non si entra mai solo in un testo, ma in una rete di significati connessi in senso spazio-temporale. E così il libro, la lettura e la biblioteca si dispongono su tre livelli dello stesso processo: la trasformazione della materia in simbolo, del simbolo in esperienza, e dell’esperienza in memoria condivisa.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La Giornata Mondiale del Libro compie 30 anni: viaggio nell’alchimia e simbologia dei libri
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